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La notte che ha riscritto la mitologia romanista. Piotta: «Ora dateci il Liverpool»

L'incredibile "romantada" contro il Barcellona fa impazzire i tifosi giallorossi e ne fa riscrivere dogmi e gerarchie religiose ben codificate. «C'è qualcosa nell'aria, siamo come una fenice»

Foto via IPA Agency

Champions League Roma vs Barcellona -Rome 10-Apr-2018 In the picture Kostas Manolas celebring after the score Photo Fotografo01

Come fosse un popolo, ogni squadra ha i suoi miti fondativi, la sua teologia e la sua letteratura. Quella romanista è da sempre tra le religioni le più affascinanti ed efficaci: anche se i trionfi non sono stati quelli di altre grandi società – o forse proprio per quello -, la “diversità” giallorossa è stata quasi codificata negli anni. Sarà perché è l’equipe della capitale, per la contrapposizione con gli squadroni industriali del Nord, perchè ha avuto grandi poeti e cantori, capaci di renderla immortale.

La vittoria di ieri sera contro il Barcellona (3-0 all’Olimpico nel ritorno dei quarti di Champions, per i pochi che non abbiano udito almeno un claxon giù per strada, ovunque si trovassero), d’ora in poi, contribuirà a quel mito, lo rimodellerà. Strariperanno – sta già avvenendo – fiumi di retorica. Attenzione, però, questa volta non sarà sprecata: effettivamente l’impresa sportiva giallorossa va oltre, non ha (o quasi) precedenti nella storia recente del pallone. Con questo Barcellona era semplicemente folle immaginare un simile risultato, un no sense divenuto realtà e consegnato alla Storia da una squadra che pareva essere nata (e così è sempre disegnata) per non avere redenzione.

Il presidente Pallotta l’ha celebrata con un tuffo nella fontana di piazza del Popolo, Carlo Verdone e altri grandi alfieri del tifo romanista hanno postato la loro gioia incredula sui social. Noi abbiamo sentito un artista che a Roma, alla Roma e alla romanità ha dedicato ogni sua rima: Tommaso Zanello, in arte Piotta.


Cosa hai provato ieri sera durante la partita?

Quella voglia di rivincita che ha tutta la città, non solo sportiva. Oltre alla musica romana, che va a gonfie vele, c’è qualcosa di che si sente nell’aria. Bisogna crederci e non mollare, sempre, proprio come ieri sera.

Come hai esultato alla vittoria?
Ero in una Hostaria tipica romana, da Giulio, e puoi immaginare la festa. E festeggiavano con noi tutti commensali, anche quelli friulani, veneti e americani. Per le strade sembrava fosse tempo di Mondiali, e visto che non ci saranno speriamo di festeggiare nuovamente l’AS Roma.


In passato la Roma in Champions ha subito sconfitte brucianti (Manchester United, lo stesso Barcellona e Bayern su tutte) anche con il Barça molti prevedevano che sarebbe andata ugualmente. La partita di ieri è stata un riscatto?

Totale. Ma ho l’impressione che si qualcosa di più nell’aria. Oltre le buche e le polemiche resta la magia di questa città. Una sorta di fenice.


Vedendo le reazioni dei tifosi ieri sera ci si accorge che il tifo romanista è diverso da tutte le altre squadre. Perché secondo te?

Perché vincere sempre è noioso, ti fa perdere il gusto della vittoria vera. Pensa che palle essere juventino. Assuefatto alla vittoria che magari nemmeno esci più di casa a fare festa. Invece la Roma di ieri ha trasformato un sogno in realtà. È molto più di una vittoria calcistica. Roma sta dando dei frutti pazzeschi, e in vari campi, con delle regole tutte sue, motivo per il quale è stato coniato il detto “solo a Roma se pò capì Roma“.

Se la Roma dovesse vincere la Champions cosa faresti?
Quello che non feci nell’84, che alla scuola elementare noi bambini con la maglia numero 5 di Falcao, piangemmo per una settimana intera. La più grande rivincita morale sarebbe aggiudicarsi la finale, 34 anni dopo, con il Liverpool.

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