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Il grande discorso di Michael Jordan contro il razzismo: «Non posso più stare in silenzio»

Il cestista donerà 1 milione di dollari a due associazioni che lavorano per costruire rapporti di fiducia fra le forze dell’ordine e le comunità (afroamericane)

Michael Jordan con la maglia numero 23 e le Air Jordan I al collo

Negli scorsi giorni Michael Jordan ha compiuto qualcosa di grande. Da fan del basket, solo ascoltare quelle parole dovrebbe far sentire come se mancasse qualcosa da quando si è ritirato dal parquet, ma a livello umano, in questi tempi travagliati, Jordan ha speso la sua voce – e il suo denaro – per fare qualcosa d’importante.
«Come americano orgoglioso di esserlo, padre che ha perso il proprio papà in un atto insensato di violenza, e come nero, sono stato profondamente colpito dalle morti di afroamericani per mano di agenti di polizia e ho provato rabbia per il codardo atto di odio compiuto da chi ha preso di mira e ucciso dei poliziotti», ha scritto Jordan in una lettera indirizzata a The Undefeated.

Jordan, che ha trascorso la propria carriera per lo più evitando di parlare di altro che non fosse il basket o la sua linea di abbigliamento sportivo, ma qualche giorno fa ci ha mostrato un altro lato dell’atleta da molti considerato il più grande di sempre: «Sono in lutto insieme alle famiglie che hanno perso i propri cari, così come conosco il loro dolore – ha aggiunto – so che questo Paese è meglio di così, e non posso più stare in silenzio».

Nella lettera, Jordan ha inoltre annunciato che donerà 1 milione di dollari a due fondazioni che lavorano per costruire rapporti di fiducia fra le forze dell’ordine e le comunità (afroamericane) in cui lavorano, l’Institute for Community-Police Relations e il NAACP Legal Defense Fund.
«Nonostante sappia che le mie donazioni non bastano a risolvere il problema, spero che aiutino entrambe le associazioni a fare la differenza».
É facile criticare i nostri eroi e, se la pensate così, non è complicato trovare un mucchio di ragioni per non apprezzare Michael Jordan ma, sia che lo si veda ancora come il “GOAT”, sia che tu sia un tifoso dei Cavaliers a cui ancora rode per lo Shot o per il suo seguito, alla fine della giornata, in questi tempi bui per l’America, Jordan è tornato grande nel momento del bisogno.

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