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Il campione Vergne: «La Formula E sta cambiando il mondo»

«La macchina all'inizio era terribile, ora è tutto più professionale. E si corre di più», dice il pilota DS Techeetah

Vergne con al posto TAG Heuer Carrera CH01.

Foto thanks to TAG Heuer

Jean-Éric Vergne ha appena tagliato una torta di cioccolato (molto buona) per festeggiare la 50esima gara in Formula E. È venerdì mattina, siamo nei box DS Techeetah e il campione dell’anno scorso è sorridente. Vergne (che chiuderà a 0 punti la gara a causa di una penalità, nonostante sia suo il giro più veloce) ha un lungo trascorso in F1, prima con Toro Rosso e poi come collaudatore Ferrari. Nel 2014 decide di passare in Formula E, dove nella stagione 2017/18 riesce a strappare il titolo, conquistando punti in ogni gara. Questa stagione è iniziata un po’ peggio, ma la vittoria nel circuito cinese di Sanya l’ha riportato tra i candidati al titolo finale.

Ci siamo seduti in un angolo del box per chiacchierare di lui, della Formula E e di cosa vuol dire partecipare a uno sport “elettrico”.

Puoi riassumere, se è possibile, le differenze che hai notato tra la F1 e la FE?
Riassumere è difficile, ma posso dire che è stato un cambiamento di carriera molto buono per me. Per ragioni sportive, intanto, perché la mia carriera è cambiata positivamente con la vittoria dell’anno scorso. E poi, la Formula E è più che una semplice competizione: puoi diventare una delle voci del futuro, per cambiare il mondo grazie ai veicoli elettrici.

E come vivi questo cambiamento?
Meglio tardi che mai! L’automotive può essere il primo a portare avanti questa battaglia, anche se le auto in sé sono meno responsabili dell’inquinamento rispetto ai grandi trasporti, alle barche per le vacanze… Ma è giusto iniziare da qualche parte.

Quanto ha influito questa parte nella tua scelta?
Niente! (Ride) Perché non sapevo cosa mi sarei dovuto aspettare dalla formula E, ho scoperto tutto quando sono arrivato qui.

Non sapevi nulla? Com’è stato il tuo primo approccio con una macchina di Formula E?
All’inizio la macchina era terribile, no grip, no freni, lenta… I circuiti sono così piccoli che non sai bene come comportarti. L’ambiente però, essendo molto nuovo, mi è sembrato da subito più fresco, senza complicazioni politiche o altro. Ora è diventato più professionale, la gente investe molto e la popolarità è in crescita.

Come è cambiata la macchina, anno dopo anno?
Quest’anno è una filosofia diversa: nello scorso campionato avevi due macchine a gara perché le batterie non duravano abbastanza. Quest’anno invece hanno migliorato l’efficienza, abbiamo il 25% di potenza in più, è davvero veloce. Anche il look è più “accattivante”.

Com’è guidare senza suono? Alcuni piloti soffrono, dicono che manca adrenalina…
Ti abitui! Anche quando in Formula 1 siamo passati dai motori v8 ai v6 c’è stato un grande cambiamento. Diciamo che alla fine della giornata le tue orecchie stanno molto meglio. Non cambia molto la concentrazione, sei sempre più concentrato, sembra di stare sempre sul circuito di Monaco, molto stretto e rischioso.

Si uniranno a un certo punto, Formula E e Formula 1?
È difficile da dire: Bernie Ecclestone dice che non lavorerebbe più in F1 ma solo qui. Anche Lewis Hamilton dice che è il futuro… E sono tutti personaggi più influenti di me!

Sei diventato un ambassador di Tag Heuer, hai sposato la filosofia “Don’t crack under pressure”?
È perfetto con quello che facciamo, la pressione è qualcosa che vivi costantemente. Don’t crack under pressure è quello che cerco di fare tutti i giorni, puoi perdere una gara, un campionato per un errore dettato dalla pressione. Cerco di essere il miglior ambassador possibile.

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