Golden State Warriors, gli immortali

Cosa potete chiedervi e cosa no dopo l'incredibile rimonta di Curry, Thompson e soci

Ora possiamo finalmente fare a meno delle stupide critiche da talk-show, delle voci che dicono come una squadra che si basa più sulla raffinatezza e sul bel gioco che sulla forza bruta non sia mentalmente tosta come quei campioni storici che hanno bullizzato in passato tutti i loro avversari durante i playoff? Forse non siete ancora convinti che i Warriors del 2016 non siano l’equivalente dei Bulls del 1996, ma a questo punto il problema è solo vostro. Perché a questo punto sono soltanto a una serie di distanza dal diventare qualcosa di valore spirituale più alto rispetto a quei Bulls.

Ci sono due modi principali di comprendere un evento sportivo come questo, culminato nella vittoria per 96 a 88 di lunedì sera contro i Thunder. Il primo è di pensare che il talento alla fine prevalga sempre e che se non dovesse vincere la squadra migliore, allora ci sarebbe qualcosa di sbagliato nell’universo. Il secondo modo è credere almeno in parte ai miracoli e alla magia, all’idea che le partite come queste – e serie come queste – sono spesso guidate da qualcosa di completamente incomprensibile.

Quello che abbiamo imparato negli ultimi giorni è che i Warriors, che hanno recuperato da un 3-1, non sono stati la squadra più talentuosa della serie; il miglior atleta sul parquet è stato senza dubbio Russell Westbrook e tutti i Thunder sono stati nettamente più pericolosi per la maggior parte di queste partite.



Ma i Warriors hanno messo in campo alcune qualità, usandole per portare a casa il risultato: hanno due dei migliori tiratori della storia dell’NBA, che sicuramente non fa male. Klay Thompson ha salvato la squadra in gara 6 a Oklahoma City e sia lui che Curry hanno trascinato tutti alla vittoria in gara 7, mettendo le toppe sui problemi del team, rendendolo una squadra migliore, grazie alle loro capacità da dietro la linea da 3. I Warriors hanno vinto nel mondo in cui abbiamo sempre pensato che riuscissero a vincere, aggrappandosi alla lunga distanza e lasciando ai loro due giocatori più importanti i momenti chiave delle ultime due partite.

E magari questo vi può anche non piacere. Magari guardate storto i tiri da lontanissimo di Curry e Thompson. Magari preferivate l’NBA com’era ai vecchi tempi, quando le serie di playoff come questa si trasformavano in fretta in mischie da rugby. E credo che sia anche un vostro diritto dirlo. Ma c’è una cosa che non è più vostro diritto dire: che i Warriors sono una squadra morbida. Perché una squadra morbida avrebbe mollato a metà di gara 6. Una squadra morbida avrebbe gettato la spugna trovandosi sotto di 13 in casa in gara 7. Una squadra morbida sarebbe stata intimidita dalla brillantezza di Westbrook e Kevin Durant, e non sarebbe stata in grado di arrivare al punto di ribaltare totalmente la partita, trovando anche un modo per innervosire i due migliori giocatori dei Thunder.

Quindi forse, c’è qualche merito da dargli per essere arrivati fino in fondo. Forse c’è qualcosa da dire per il fatto che i Warriors hanno sempre mantenuto la calma, che Curry ha rimandato al mittente la risata di Westbrook riguardo la sua abilità difensiva (ah, ma c’è mai stato un giocatore talentuoso come Westbrook che sia riuscito a fare tante stupidaggini?), che Thompson ha continuato a tirare anche in un momento in cui nessuno dei Warriors sembrava più riuscirci, che Steve Kerr non ha mai perso la calma, che anche Dreymond Green è riuscito alla fine a gestirsi, dopo aver rischiato di perdere il controllo più di una volta in una guerra con Steven Adams. Forse c’è qualcosa da dire per un team che può prendersi un pugno in faccia e reagire in modo così sottile che ancora non sono sicuro di come siano riusciti a vincere gara 6 sabato notte.

Ora troveranno Cleveland, una squadra che è molto diversa da quella incontrata l’anno scorso, che è al massimo della sua forza, e che è motivata dall’idea di vincere qualcosa per la sua città. E i Warriors potranno avere ancora difficoltà, potranno trovarsi sotto nella serie e saranno attaccati ancora dagli stessi dubbi e alle stesse critiche. Le persone diranno che sono inferiori rispetto alle squadre che hanno vinto il titolo prima di loro, che si ostinano a vivere nel loro delirio di bellezza e che presto verranno demoliti. Ma arriverà il giorno in cui inizieremo a chiederci anche un’altra cosa. Se le persone che vivono in un delirio non siano proprio quelle che non riescono a vedere quello che sta succedendo davanti ai loro occhi.