Fuga da Sacramento: la nuova stagione di Marco Belinelli

Dopo un'annata nel "casino" dei Kings, Beli cerca il riscatto a Charlotte. In un'annata senza Duncan e Kobe
Marco Belinelli all'interno del nuovo NikeLab di Milano

Marco Belinelli all'interno del nuovo NikeLab di Milano


Dopo una stagione che può essere definita “di transizione”, Marco Belinelli è pronto a rinascere. Dal titolo vinto con San Antonio ai playoff mancati (e non solo) con Sacramento, Beli punta tutto su Charlotte dove con gli Hornets ha ambizioni di rinascita. L’abbiamo incontrato a Milano per parlare con lui di Kobe, Duncan e Jordan. Visto che MJ sarà il suo presidente.

Che dici di questa nuova stagione? Come la stai affrontando?
Mi sto allenando parecchio. Sono stato due settimane a Miami ad agosto a lavorare con i giovani, che corrono di più. Adesso lavoro qui in Italia con il mio allenatore delle giovanili, Marco Sanguettoli. Sono carico anche perché non vedevo l’ora di andare via da un casino di squadra come Sacramento.

Ci eravamo sentiti appena prima del tuo inizio ed eri super carico…
È vero ma è stato faticosissimo. Non mi sono trovato bene con i compagni, con la mentalità… tante piccole cose che non hanno funzionato. Venivo da San Antonio che era l’ambiente ideale, dove giocavo di più. Anche se non è stato un anno positivo però mi ha fatto crescere.

Punti tutto su quest’anno a Charlotte quindi.
Beh, è una squadra equilibrata, si è rinforzata anche durante l’estate, ha un’identità, tanti giocatori chiave che giocano con una buona mentalità di squadra. L’ambiente sembra bello, sono carico. Questa e la prossima sono due stagioni fondamentali per me. Poi ho Jordan presidente…

L’hai sentito?
Ci ho parlato al telefono ed è stato super emozionante. È uno stimolo in più che fa parte di questo sogno che sto vivendo.

La stagione prossima non ci saranno più due colossi come Kobe Bryant e Tim Duncan. Che effetto ti fa?
Sicuramente sarà una stagione diversa. Sono molto dispiaciuto che non ci siano più, ho avuto la fortuna di conoscerli entrambi. Con Duncan ho giocato per due anni, con Kobe ci siamo incrociati a diversi eventi. Saranno due mancanze incredibili, sia come persone che come esempi da seguire.