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Franco Morbidelli è arrivato in cima

È il primo talento sfornato dall’Academy a correre insieme al padre fondatore della stessa, Valentino Rossi, e domenica ha vinto il suo primo Gran Premio

Gli occhi pieni di gioia e malinconia, una calma serafica unita alla passione aggressiva per la velocità, un ringraziamento a chi gli è stato sempre accanto, a chi ha creduto in lui e a chi non c’è più: questo è Franco Morbidelli, il vincitore del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini che domenica 13 settembre si è imposto su tutti gli altri piloti conquistando la sua prima vittoria in MotoGP. Un sogno che diventa realtà.

Quando ho intervistato Morbidelli nel 2019 mi ricordo che mi disse tre cose importanti: la prima, che da quando suo papà non c’è più ogni volta che finisce una gara pensa a lui. La seconda, che non potrebbe correre se a fianco non avesse le persone che ha, perché la famiglia spesso è l’ago della bilancia tra chi ce la fa e chi no. La terza, che se non fosse stato per quei matti dell’Academy, oggi probabilmente non correrebbe nemmeno più. Sì, perché Valentino Rossi e Uccio Salucci (l’uomo lavora nell’ombra del campione del mondo e pesca i giovani dell’Academy) hanno creduto per primi nel talento di Franco Morbidelli che, di fatto, è stato il primo insieme a Luca Marini, il fratello di Rossi, a entrare nel team di Valentino. Erano anni che Morbidelli correva tra le derivate di serie, un campionato importante, certo, ma non blasonato, iconico, innovativo e ricco come quello dei prototipi, come il Motomondiale. 

La sua carriera svolta nel 2013 dopo che nel freddo gennaio di quell’anno suo papà Livio si suicida. La notizia è terrificante per lui e per il mondo del motorsport. Franco non si abbatte, reagisce grazie agli amici e alla mamma. Lo stesso anno diventa campione europeo della classe Superstock 600 e ottiene le prime chiamate in Moto2, tra i prototipi. La stagione successiva entra nel grande circus del Motomondiale, in pianta stabile nel team Italtrans Racing e ottiene un quinto posto a Barcellona come miglior piazzamento. Ma la crescita c’è e si vede, non è esponenziale, ma graduale. Morbidelli non è quel tipo di pilota che ti impressiona, che arriva all’improvviso, che non ti aspetti. Tutt’altro. Franky, o Morbido (come lo chiamano gli amici e nell’Academy) è uno che ha metodo, che studia, che impara e mette in pratica. Nel 2015 conquista il primo podio a Indianapolis, l’anno dopo i podi diventano otto (quattro terzi e quattro secondi) con un quarto posto in campionato. E nel 2017 tutti sanno che Morbidelli è pronto e lui risponde come fanno i campioni. Vittoria del titolo mondiale di Moto2 e chiamata nella classe più importante, la MotoGP. È il primo talento sfornato dall’Academy a correre insieme al padre fondatore della stessa, Valentino Rossi.

La differenza tra chi arriva subito alla meta e chi ci arriva passo dopo passo è che, quest’ultimo, si gode il frutto dei suoi risultati, dei sacrifici, delle fatiche, della sofferenza, della gavetta, dei momenti bui e come sempre, quando si conquista qualcosa per cui hai lottato tanto, la felicità raggiunge un livello che non credevi possibile. Un gusto, una sensazione, uno stato d’animo che vuoi che rimanga per sempre. Una volta tagliato il traguardo Morbidelli ha iniziato a urlare, a piangere, ad agitare come un matto i pugni in aria. La bolla dell’adrenalina era finalmente scoppiata, ma era talmente faticoso tenerla costretta dentro di sé che ha dichiarato con grande trasparenza e onestà che gli ultimi dieci giri prima della fine sono stati difficilissimi: “Ho pensato a tutto, tranne che alla gara”. 

Morbidelli è stato il primo pilota a entrare nell’Academy, il primo a vincere un Mondiale, il primo a diventare rivale di Rossi e il primo a vincere una gara in MotoGP. Dietro di lui un altro pilota che abbiamo raccontato recentemente qui su Rolling Stone, Pecco Bagnaia. L’abbraccio tra i due al parco chiuso è stato da brividi, entrambi, in modi diversi, sanno cosa significa soffrire, accettare e apprezzare le difficoltà e poi vincere, ma realizzare davvero di essere lì a giocarsi la vittoria come quando lo fantasticavi da piccolo mentre giocavi alla Playstation è tutta un’altra musica. Qualcuno ha detto, giustamente “peccato per Rossi, sarebbe stato bellissimo vederli tutti e tre sul podio” e invece il sorpasso di Mir all’ultimo giro è l’esatta dimostrazione di quello che finalmente sta accadendo al mondo del motociclismo italiano: il Maestro, il Dottore, l’Eroe delle moto, dopo aver costruito i piloti di domani, fa un passo indietro, esce di scena, con eleganza, e gli cede il palcoscenico e lo scettro. E che così sia per Franco Morbidelli, il giovane italo-brasiliano, nato a Roma e trasferitosi a Tavullia per rincorrere un sogno che adesso è diventato realtà.