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Fabio Quartararo, il Ghost Rider con lo psicologo che vuole essere più grande di Márquez

Il francese di origini siciliane guida come un indemoniato ed è il talento più impressionante della sua generazione. Ora, dopo gli esordi da predestinato e gli alti e bassi nelle categorie inferiori, è pronto a prendersi il Mondiale

Fabio Quartararo e Marc Márquez nel 2019

Foto: Jaime Olivares via Wikimedia

Lo chiamano El Diablo anche se la sua faccia d’angelo si presenta con un sorriso sincero e due occhi brillanti, in pista però è indemoniato e non guarda in faccia a nessuno. È Fabio Quartararo il nuovo talento che ci regala la MotoGP. Si sente pronto per vincere il titolo e uno dei suoi segreti è stato quello di affidarsi a uno psicologo per scacciare i pensieri negativi e migliorare il self control, una strada che è servita e che serve soprattutto se ogni domenica devi superare i trecento orari e il rischio è quello di ritrovarsi la ghiaia nelle mutande e qualche osso rotto.

In un’era dominata in lungo e in largo da Marc Márquez non è semplice entrare nel circus e dimostrare la propria qualità, la propria personalità, soprattutto. Il francese, con origini siciliane, i suoi nonni paterni sono di Trapani e Palermo, (ed è il motivo per cui il sui cognome si pronuncia all’italiana Quartararo e non Quartararò, alla francese) nella stagione del debutto, quella del 2019, era riuscito a raccogliere sei pole position, diventando il più giovane pilota di sempre a conquistare la prima pole in MotoGP a 20 anni e 14 giorni, proprio a Jerez. Un record strappato al cannibale di Cervera, l’otto volte campione del mondo Marc Márquez, a un anno di distanza, sulla stessa pista, conquista la prima vittoria stagionale dopo essere partito nuovamente davanti a tutti distruggendo il record del circuito.

È facile, oggi, pensare a Fabio Quartararo come erede di Marc Márquez, ma il team Petronas ha pescato un jolly che in pochi avrebbero schierato nella massima serie del Motomondiale qualche anno fa, anche se la sua carriera è stata sin da subito investita di record, pressioni, velocità e un futuro già scritto. Quartararo inizia a poggiare il sedere su una sella all’età di 4 anni grazie anche al supporto del padre, Etienne, ex pilota, e fin qui, anche se per noi comuni mortali pare qualcosa di incredibile, non c’è nulla di nuovo. Quello che impressiona arriva qualche anno più tardi quando nel 2013 – mentre Márquez conquistava il primo titolo in MotoGP, il classe 1999 conquistava il Campionato Spagnolo di Velocità diventando il pilota più giovane di sempre a vincerlo. L’anno dopo, nel 2014, bissa il successo nella stessa categoria e le porte del palcoscenico mondiale non possono che spalancarsi a cotanto talento. È il 2015, precisamente il 26 marzo, e Quartararo esordisce nel Motomondiale, in Moto3, all’età di 15 anni e 341 giorni durante il Gran Premio del Qatar. Nella prima stagione da pilota del mondiale conquista due secondi posti, nel GP delle Americhe e ad Assen, in Olanda, il circuito che viene definito da tutti l’Università del motociclismo per la sua storia, la sua complessità e per la grande concentrazione che bisogna avere in ogni punto della pista. Ma già dalla stagione successiva tutti iniziano a pretendere di più da Quartararo, ci si aspetta il salto di qualità, ma non arriva sulle piccole cilindrate della Moto3. Nel 2017 sale di categoria, va in Moto2, ma bisogna attendere la stagione successiva per vederlo trionfare in una gara. Al GP della Catalunya Fabio Quartararo riesce a mettere le ruote della sua moto davanti a tutti. Uno spiraglio di luce in una stagione fatti di alti e bassi, soprattutto bassi, ma tanto è bastato al team satellite della Yamaha, quella sponsorizzata dall’azienda malese Petronas – abituata a vincere in F1 con la Mercedes di Lewis Hamilton – per scegliere El Diablo come compagno di squadra di Franco Morbidelli.

Ed è qui che accade una magia. Fabio Quartararo si era sempre portato appresso l’etichetta di fenomeno, del nuovo che avanza, del campione che sta nascendo, ma le prestazioni non entusiasmanti in Moto3 e in Moto2 lo avevano messo ai margini della mediaticità e di conseguenza anche la pressione nei suoi confronti era diventata meno stringente. E infatti tra il francese e la M1 è stato amore a prima vista: 6 pole position e 7 podi alla prima stagione nella massima categoria del Mondiale, ma non solo quello che più ha impressionato è stata la sua grande capacità ad adattarsi, di guidare incessantemente come un dannato su ogni circuito e su ogni tipo di asfalto, cercando il limite e infuocando i cordoli della pista come se fosse Ghost Rider, il personaggio della Marvel. In questo 2020 deve consacrarsi come il grande rivale di Márquez, Vinales e Dovizioso, con un contratto già in tasca per il prossimo anno con il team ufficiale, Quartararo vuole dimostrare che non è solo fatto di record sulla carta e la scritta El Diablo sul retro della tuta, ma è la nuova generazione di fenomeni che vogliono scansare il re dal suo trono a suon di vittorie e le prime due sono già arrivate.

Quartararo è un artista. Un illusionista travestito da pilota. Riesce a trasformare i suoi avversari in semplici comparse e a prendersi l’intero palcoscenico per il suo spettacolo, anche quando non vince. La sua guida pulita, leggera e leggiadra, dinamica e agile, è quella di uno che sa che sta pennellando le curve come se fossero i tratti di un capolavoro, adagiandosi poco a poco sui cordoli, come a respirare e poi ancora in un’apnea che non gli provoca torti fino in fondo, fino al traguardo, all’arrivo, all’obiettivo. Il giovane pilota non rinnega e, anzi, ama le sue origini italiane, ma sul podio canta orgogliosamente la Marsigliese come a voler sottolineare che il suo sangue è di colore blu, oltre al bianco e al rosso. Blu, come quello della nobiltà, come quello che solo il prestigio ti dona e che solo il talento può mostrarlo agli altri. Fabio Quartararo è l’acrobata della MotoGP e i suoi 21 anni lo innalzano obbligatoriamente nell’élite della MotoGP. Una scrematura che è riuscito a fare sin dalle prime gare della scorsa stagione, quella del debutto, nella classe più ambita del Motomondiale.

Quartararo è il volto nuovo della MotoGP: educato, umile, calibrato, equilibrato, sereno, ma con una verve, un fuoco dentro, una voglia di spodestare i giganti che ricorda l’inizio di ogni grande avventura dei fenomeni veri. Quanto lo guardi e ci parli, anche solo un secondo, hai la sensazione che ti stia analizzando che voglia capire, approfondire, andare oltre le apparenze, anche perché lui all’apparenza potrebbe sembrare un semplice ragazzo della porta accanto e invece è uno di quei folli che guidano dei razzi con due ruote e la sua, di avventura, è appena iniziata ma da come si comporta in pista una cosa è certa El Diablo sta arrivando, state attenti.