Dave Mirra, la star della BMX suicida, era gravemente malato

Secondo un medico di Toronto che ha analizzato il suo cervello aveva la CTE
Dave Mirra si è suicidato lo scorso febbraio a 41 anni

Dave Mirra si è suicidato lo scorso febbraio a 41 anni


L’icona della BMX Dave Mirra, scomparso dopo essersi suicidato con un colpo di pistola a febbraio, aveva una malattia che tipicamente colpisce giocatori di football e giocatori di hockey, secondo un nuovo report che arriva da ESPN.

Il 41enne campione di freestyle di BMX, che ha vinto 24 medaglie nelle competizioni X Games, è il primo atleta di action sport a cui viene diagnostica la CTE, Chronic traumatic encephalopathy, una malattia degenerativa che può portare alla depressione, alla demenza e alla perdita di memoria. Dopo che il suicidio di Mirra lo scorso 4 febbraio, la sua famiglia ha deciso di far analizzare il suo cervello da un neuropatologo della University of Toronto.

Il dottor Lili-Naz Hazrati ha raccontato alla ESPN che ha trovato dei depositi di proteine, simili a quelli che si trovano nei cervelli che hanno subito dei ripetuti traumi alla testa. «Si suppone sia legato a traumi multipli, accaduti anni prima». Hzrati ha anche inviato delle immagini a suoi colleghi negli Stati Uniti e nel Canada e tutti hanno confermato la diagnosi di CTE.

«Conferma quello che sappiamo riguardo i danni al cervello dei pugili o dei giocatori di football», dice Hazrati. «Il problema sono i traumi al cervello. Non importa come li subisci, se con la BMX e con l’hockey, sei sempre a rischio».

Mirra ha subito una frattura del cranio a 19 anni, dopo essere stato investito da un’auto, e una serie di contusioni e di traumi durante la sua carriera. Ha anche sperimentato altri sport come la boxe e il rally dopo il ritiro dalla BMX.

La vedova di Mirra, Lauren, ha detto alla ESPN che aveva iniziato a notare dei cambiamenti nel comportamento del marito la scorsa estate, aggiungendo che era spesso affaticato «sia fisicamente che mentalmente… si dimenticava spesso le cose e cambiava umore».

«Mi ricordo di averlo visto seduto sul nostro letto un giorno, durante l’ultimo mese di vita. Ero appena uscita dalla doccia e l’ho visto lì, ingobbito, con lo sguardo spento», dice. «Mi sono seduta di fianco a lui e gli ho preso la mano. Gli ho chiesto, “Che problema c’è? Stai bene?” E lui ha scosso soltanto le spalle. Non sapeva, non sapeva come esprimersi. Era perso. E completamente diverso da come era in passato».

«Il mio cruccio più grande è che (il suicidio) era qualcosa che Dave non avrebbe mai e poi mai scelto se fosse stato in forma», ha detto. «Era malato. Di una malattia grave».