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Come un wrestler sconfigge la leucemia: la storia di Roman Reigns

A ottobre il ritiro, a marzo il ritorno: «Pensavo fosse normale essere stanco, invece un colpo sbagliato poteva essermi fatale»

Roman Reigns (Leati Joseph Anoaʻi) è nato nel 1985. Fa parte di una famiglia di noti wrestler, tra cui The Rock

«Negli ultimi mesi, la vita mi ha costretto a far conoscere alla gente non solo Roman, ma anche Joe».

Perché in mezzo a tutta la finzione del wrestling, a volte salta fuori la vita reale. Roman Reigns, ovvero Joseph Anoa’i, uno dei wrestler più noti del mondo (della stessa famiglia di The Rock, per capire), ha annunciato a fine ottobre il ritorno della leucemia con cui sta combattendo da quando aveva 22 anni, ma che in tutto questo tempo era stata in remissione. Poi, all’improvviso, è tornata a farsi sentire e Reigns ha annunciato il suo ritiro temporaneo.

Un ritiro che è durato poco: il 25 febbraio Reigns torna durante uno show, annunciando che la malattia è tornata in remissione e che presto combatterà ancora sul ring. Detto fatto, il 10 marzo rieccolo nel pay-per-view Fastlane con i suoi compari storici dello Shield.

E dire che all’inizio pensava soltanto di essere stanco, una condizione normale per chi vive il ritmo infernale di incontri, trasferte e allenamenti. «Pensavo fosse normale, essendo impegnato sempre sul ring, senza mai prendermi un momento di sosta. Quando ho incontrato i medici pensavo fosse normale. Ma quando mi hanno comunicato la diagnosi, ho capito che un colpo allo stomaco o al fianco poteva essere molto pericoloso per me, per la mia carriera e per la mia vita. Ringrazio Dio per avermi guardato dall’alto e protetto. L’ultima cosa che voglio è che una mia performance sia l’ultima cosa che faccio», dice oggi Reigns, raggiunto al telefono.

Roman Reigns (al centro) durante Fastlane, ultimo evento WWE

Per quattro mesi, è stato fuori dal ring e anche dalla vita da wrestler. «Mi sono mancate la complicità, la vita da spogliatoio», dice. «Passiamo sempre tanto tempo assieme, tra colleghi, più di quanto ne passiamo con le nostre famiglie. Ti rendi conto di quanto poco tempo si vive insieme».

Ora il ritorno è complicato perché la figura di Reigns è complicata. È, ufficiosamente, la guida dello spogliatoio della WWE, ma non è mai stato un idolo delle folle. Non c’è mai stata una Reigns-mania o anche solo qualcosa che si avvicinasse all’idolatria verso i personaggi storici del mondo del wrestling. Ma è anche stato protagonista di tanti momenti importanti e ora non vuole essere da meno.

«Penso di avere l’energia che serve per fare performance di alto livello, ma non so ancora cosa riuscirò ad ottenere, sono un po’ nervoso per questo. Spero che la memoria muscolare del mio corpo mi aiuti a tornare ai livelli di prima. Tutto quello che il mio corpo e lo staff medico mi autorizza a fare lo farò, perché non c’è nulla che ti possa preparare al ring meglio del ring stesso», dice Reigns. «Voglio avere una carriera lunga, e voglio contribuire a migliorare continuamente questa federazione».

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