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Cecilia Zandalasini goes to America: Viaggi, anelli ed emozioni

Dopo il titolo con Schio, Cecilia Zandalasini è tornata in America per una nuova stagione con le sue Lynx. Nella prima puntata del diario che la più forte giocatrice italiana di basket terrà per noi durante la stagione Wnba si parla di voli, passione e centrifughe emotive

Cecilia Zandalasini, la più forte giocatrice italiana di basket, a poche ore dalla vittoria del campionato con la sua Schio, in finale contro Ragusa, è volata negli Stati Uniti, per disputare l’Nba al femminile con la maglia di Minnesota. Con le Lynx, arrivata in corsa durante la precedente stagione, aveva vinto un anno fa il titolo, come testimonia l’anello di campionessa che le è stato consegnato in occasione della sfida d’esordio contro le Los Angeles Sparks. Ora l’occasione di bissare il successo, dall’inizio e da protagonista. Eppure Cecilia – ce lo ha promesso – troverà il tempo durante questa 22esima stagione WNBA di scrivere per noi, raccontarci i suoi match, i suoi viaggi e le sue emozioni dall’altra parte dell’oceano. Ecco la prima puntata dei suoi “diari americani”.

This is America. Vincere una gara 5 di finale, festeggiare una notte, fare le valigie, salire su un aereo, attraversare l’Atlantico e due giorni dopo avere addosso la maglia di un’altra squadra.

Mi era già successo a inizio ottobre scorso. Proprio qui a Minneapolis. Quella gara 5 contro le Sparks era stata incredibile, la gioia del titolo WNBA, il troppo poco tempo per festeggiare, il ritorno in Italia e l’inizio di una nuova stagione con Schio. Anche questa volta le cose sono andate così, solo che le parti sono invertite. Parto dall’Italia lasciandomi dietro davvero tante cose, ma con un’enorme soddisfazione di aver lasciato Schio con il tricolore. Tricolore sofferto e sudato, fino a una gara 5 contro Ragusa da brividi.

Poi c’é ancora lui, il troppo poco tempo, che non mi lascia spazio per festeggiare, né per realizzare. Realizzare il fatto che c’é un sedile con finestrino su AirFrance mi sta aspettando per partire.

Atterro a Minneapolis. This is America di Childish Gambino è nelle cuffie. Lo stesso Gambino che con la sua Redbone mi aveva accompagnato lo scorso settembre sulle spiagge di Los Angeles, tra una partita e l’altra contro le Sparks. Si riparte.

Sono contenta e anche un po’ emozionata nel poter dire che sono ufficialmente una giocatrice delle Minnesota Lynx. E che è finalmente arrivato il momento di vivere interamente la stagione americana, in tutti i suoi 4 mesi. Mi ritrovo con le mie compagne, di corsa le visite mediche, il media day, gli ultimi giorni di allenamento. Poi è già ora di scendere in campo: season home opener. E – da tradizione USA – la squadra campione dell’anno precedente, inizia l’annata con la consegna degli anelli nella prima partita. Ci sono 13 mila persone al Target Center di Minny.

È stata una serata speciale, devo dirlo. Perché così è stato. Anche se nella mia testa il pensiero era un po’ sfocato e confuso: essere al centro di quella arena, con i quattro trofei vinti dalle Lynx negli ultimi anni, e con quell’anello tra le mani… Un’emozione stato speciale. Qualcosa che non capita tutti i giorni.

Vedere tutto l’affetto e la gioia della folla durante la premiazione mi ha lasciato senza parole. E mi ha fatto pensare che è vero: siamo giocatrici di pallacanestro, e giochiamo prima di tutto per noi stesse, perché è la nostra passione. È quello che ci piace fare, quello che con tanto sudore e fatica è diventato il nostro lavoro.

Ma non è tutto lì. C’è dell’altro, tanto altro, e vedere migliaia di persone semplicemente felici per quello che questa squadra ha fatto negli anni, penso che sia difficile da raccontare. Ti colpisce, e ti fa riflettere. Il nostro scopo è anche questo: fare felici le persone che ci seguono e che ci vengono a vedere. Potete pensare che alla fine della giornata sia solo una partita, che sia solo un gioco. Ma se fa provare le emozioni che ho visto io negli occhi di tanta gente ieri… forse è qualcosa di più. Molto di più.

Siamo ripartite.

This is America.

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