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C’è un’Italia che va al Mondiale, e non si ferma davanti a nulla

Sara Gama e Ilaria Mauro hanno lottato per lo scudetto con Juve e Fiorentina e ora si giocheranno la Coppa in Francia con la nazionale. Ci raccontano il loro amore per il pallone, e tutti i pregiudizi che hanno sconfitto

Foto Alberto Feltrin

I match sono trasmessi in tv, la squadra è competitiva, il torneo è equilibrato, non ci sono problemi di fuso orario e, per la prima volta, c’è pure il Var a evitare – si spera – magagne. Non c’è un solo motivo per non seguire l’ottava edizione dei Mondiali femminili di calcio, dal 7 giugno al 7 luglio in Francia (la finale sarà a Lione, altra arena principale il Parco dei Principi di Parigi). 

Dopo la delusione russa dello scorso anno – in cui abbiamo scoperto tutti un parente croato –, la possibilità di rifarsi è affidata al gruppo allenato da Milena Bartolini, capace di riportare le azzurre a giocarsi la rassegna a 20 anni dall’ultima volta. Anche nello sport nazionale – come nel rugby e in altre discipline, ultimamente – per le atlete di casa nostra è un gran bel momento. Sperando che sia d’esempio per tante ragazze e possa rappresentare un argine nei confronti di un abbandono sportivo giovanile che si fa davvero preoccupante (come altre colleghe stanno facendo in altre discipline). 

La partecipazione alla Coppa del Mondo completa una stagione molto importante per il nostro movimento calcistico femminile, che pare finalmente davanti a una svolta. A fare la differenza è stato l’ingresso delle principali società di Serie A maschili, che a una a una stanno varando le loro “filiali-donna”. In termini di presenze allo stadio – fino al record dello Juventus Stadium di 39mila presenze il 24 marzo – e di visibilità mediatica la strategia sta pagando. 

Al resto, come è giusto che sia, ha pensato il campo, che ha regalato ai tifosi un’avvincente testa a testa tra Juve e Fiorentina, che si confermano rivali in ogni sesso. Sara Gama (1989) e Ilaria Mauro (1988) – difensore e capitano della Juve la prima, attaccante viola la seconda – sono state tra le grandi protagoniste della stagione. Ora si ritrovano assieme in nazionale – Sara, il volto più noto del calcio italiano degli ultimi anni, è anche capitana degli azzurri –, e molte delle nostre speranze passano da loro.  

Sara Gama – Foto Alberto Feltrin

Solo la parola “Mondiali” emoziona e fa tremare i polsi. Succede ai tifosi, posso immaginare a chi si prepara a scendere in campo. 
GAMA: 
Stiamo partendo per il ritiro (mercoledì scorso, ndr), sono concentrata sulla preparazione del torneo. So perfettamente che la tensione arriverà, ma sono contenta che per il momento stia lì in un angolo. E poi sinceramente ho voglia di divertirmi: ci siamo regalate questo momento con tanti sacrifici, ora vogliamo godercelo.
MAURO: Sono serena e non vedo l’ora di iniziare. Non era affatto scontata la nostra qualificazione, adesso abbiamo la consapevolezza di avere un grande gruppo e che il nostro calcio fa finalmente parte di quelli che contano. 

Siamo nel girone con Australia, Brasile e Giamaica. Non so dire quanto sia complicato, ma sulla carta sembrerebbe molto divertente.
GAMA: Giochiamo la prima partita contro l’Australia, che è testa di serie del gruppo e sesta nel ranking mondiale: è lei l’avversario da battere. Italia-Brasile ha un fascino è enorme, ma è la terza partita e quindi avremo tempo per pensarci più avanti. Prima c’è anche la Giamaica: non l’abbiamo mai affrontata, ma credo correranno davvero molto. In generale l’aspetto fisico conterà molto in questa competizione.
MAURO: Abbiamo un mese per scoprire come sono realmente le avversarie, le studieremo a fondo durante il ritiro. Io ho giocato solo contro il Brasile, ma so che nell’Australia c’è Samantha Kerr che è un fenomeno. Bisognerà tenerla d’occhio. 

Ilaria Mauro – Foto Alberto Feltrin

Vivi con un po’ d’ansia il fatto di essere testimonial di un intero movimento, che ha bisogno di conquistare il proprio spazio?
GAMA: So bene che il Mondiale è la vetrina più grande che ci sia e quindi è una grande occasione per tutte quante noi. Ma la crescita del calcio femminile è qualcosa che va avanti da anni, e stiamo imparando ad adeguarci al nostro ruolo.
MAURO: Gioco a calcio da 26 anni, ho visto passare dal nulla al tutto nel giro di un attimo. Sono contenta della visibilità che abbiamo conquistato – e il Mondiale sarà decisivo, da questo punto di vista –, soprattutto perché sta contribuendo ad avvicinare alla disciplina ragazze che un tempo non avrebbero mai pensato di poter giocare a pallone. L’altro giorno su Instagram – dopo un post “motivazionale” per le giovani – mi hanno mandato una serie di messaggi per ringraziarmi, dirmi che le ho convinte a mettere da parte le proprie paure e iniziare a giocare

È stato il campionato della svolta per il calcio femminile?
GAMA: Sicuramente sono successe delle cose importanti quest’anno, i 40mila dell’Allianz hanno rappresentato un momento decisivo per il movimento. Improvvisamente ci si è accorti che il calcio femminile può raccogliere un vasto pubblico, soprattutto se, come avvenuto quest’anno, è combinato con il bel gioco, che poi è quel che conta davvero. Oggi i giovani si abituano sempre più facilmente al calcio femminile: è una questione generazionale, per assorbire i cambi culturali ci vuole tempo. Per i ragazzi – sia i maschi che le femmine –, a differenza del passato, è normale che una donna giochi a calcio.
MAURO: Quest’anno ha cambiato tutto. Oggi in giro per Firenze la gente mi ferma e mi riconosce, c’è stato un boom pazzesco. Merito dell’entrata di Juve, Milan e Roma, e dall’anno prossimo l’Inter.

Come descriveresti la corsa scudetto (vinta dalla Juve, ndr) e la rivalità Juve-Fiorentina?
GAMA: Juve-Fiorentina è sempre una battaglia, comunque e dovunque la si giochi. Anche se poi quando stacchiamo, siamo tutte amiche. 
MAURO: Non può essere una partita qualunque. Juve e Fiorentina nel maschile si stuzzicano da anni, e la cosa è arrivata anche da noi. Diciamo che l’ambiente – dai dirigenti ai tifosi – è sempre un po’ più carico del solito quando arriva il giorno del match. Quest’anno sono state più brave loro, l’anno prossimo vedremo…

Sara Gama con il difensore juventino Andrea Barzagli

Cosa comporta la mancanza del professionismo nel calcio femminile?
GAMA: Meno tutele, l’assenza di previdenza o della maternità. Diritti che vengono negati. Oggi, però, con l’ingresso dei grandi club, il sistema è pronto a portare il calcio femminile in una dimensione di professionismo. Bisogna porre fine alla discriminazione di genere verso le atlete italiane. 
MAURO: Sono tante le cose che abbiamo in meno rispetto ai maschietti. Ora da un punto di vista delle strutture abbiamo quasi tutto quello che ci serve, invece continuano a mancare dei diritti che sono la base per ogni lavoratore. 

Quanti pregiudizi hai dovuto superare?
GAMA: Di ogni tipo. Per fortuna oggi parecchi sono caduti, anzi i genitori in molti casi sono contenti che la loro figlia si avvicini al calcio. Il fatto che siano coinvolte società come Milan, Juve o Sassuolo da questo punto di vista è una garanzia. Dopo di che molto rimane da fare, perché una ragazzina non può andare a giocare tre volte alla settimana a un’ora di macchina di distanza e per questo servono squadre di ogni livello sul territorio. Questo è lo step successivo.
MAURO: Quando ho iniziato io era tutto più difficile, il calcio era un affare per maschi e trovavi sempre qualcuno che non vedeva l’ora di prenderti in giro. Per fortuna la mia famiglia è sempre stata con me, il resto l’ho fatto io con la mia testardaggine. Oggi molti veli sono caduti, e poi ci siamo noi pronte ad aiutare le ragazze per raggiungere il loro obiettivo. 

Ilaria Mauro con l’attaccante viola Federico Chiesa

Perché una ragazza dovrebbe giocare a pallone?
GAMA: Perché oggi lo può fare più serenamente, anzitutto. Perché è lo sport più amato dagli italiani, senza differenza di genere: siamo tutti imbevuti di cultura calcistica. Bastano un pezzo di terra e un pallone e si può giocare, non servono grandi strutture o investimenti. Per cui non c’è motivo per non giocare.
MAURO: Il calcio è stata la mia salvezza, visto che ero una ragazzina molto timida. Mi ha permesso di girare il mondo, scoprire culture, conoscere persone straordinarie. Lo sport per me è la vita, quindi invito tutte le ragazze a praticarlo. E poi il futuro è donna…

Cosa ha aggiunto il pallone alla tua vita?
GAMA: Tanta gioia. 
MAURO: Emozioni continue. Dall’ingresso nello spogliatoio, alla borsa che fa rumore quando l’appoggio sul pavimento, fino al momento in cui indosso la maglietta. Li porto tutti nel cuore, e mi sento molto fortunata.

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