Home Sport

Non vi meritate Carlo Ancelotti

L’Italia "papponista" preferisce sognare l’impossibile che vivere il possibile. E succede anche se De Laurentiis riporta a Napoli l'allenatore più vincente al mondo

Carlo Ancelotti, foto dpa picture alliance archive / Alamy / IPA

Sono un tifoso del Napoli e non l’ho mai negato. Molti, compresi non pochi lettori di questa testata, mi hanno copiosamente e fantasiosamente insultato per questo motivo. Ecco, dopo questo articolo lo faranno in tanti altri che magari incontro ogni due domeniche al San Paolo.

Sono giorni strani per noi azzurri: se n’è andato il vate, il profeta, l’uomo della bellezza. Dopo Luìs Vinìcio l’unico che ci abbia fatto sognare senza vincere, entrambi protagonisti di un triennio inebriante in cui mostrare la grande bellezza del gioco e la terribile beffa di non trasformarlo in trofei. Una ferita che non si rimarginerà, come quell’Olanda di Cruijff senza trofei, a sanare quell’ingiustizia non riuscì neanche il magnifico cigno di Utrechtk, Marco Van Basten. E come Maradona non cancellò la tristezza per quel miracolo mancato allora, probabilmente nessuno riuscirà a strapparci l’amarezza di uno scudetto strappato in albergo e nella tasca di un arbitro al Napoli più bello, più unito, più emozionante di sempre. Se n’è andato Maurizio Sarri e fa male.

Però. Però è arrivato Carlo Ancelotti. Aurelio De Laurentiis, che forse aveva capito fin da gennaio e da quelle sei ore a Figline Valdarno in cerca di un rinnovo lampo che l’uomo che lui ha scoperto e reso grande (e viceversa) non avrebbe proseguito con lui, ha sparigliato le carte. Nessuna scommessa, nessun braccino. Di fronte alle (brutte) ultime due settimane d’indecisioni e mancate risposte, di complimenti reciproci ma di cont(r)atti inesistenti, ha realizzato quello che nessuno è riuscito a fare negli ultimi 10 anni: riportare l’allenatore italiano più vincente al mondo a casa. Milan, poi Chelsea, Psg, Real Madrid (a cui ha regalato la Decìma), Bayern Monaco. Cinque Champions League, di cui tre da allenatore, ha vinto lo scudetto nei campionati più importanti d’Europa, Liga esclusa.

My name is Ancelotti. Carlo Ancelotti. 🔫 @officialsscnapoli

Un post condiviso da 433 | Football (Soccer) (@433) in data:

Ma, vedrete, questo non fermerà il papponismo. Curiosa corrente di pensiero, questa, che considera Aurelio De Laurentiis un magliaro (dicesi del venditore abusivo di merce rubata), un pappone, uno che ambisce solo ad arricchirsi sul Napoli. Penserete che sia un attacco, questo, del Nord imperialista, di tifosi avversari, magari di qualche leghista. E invece no: il papponismo è un movimento eterogeneo e interclassista – unisce ultras e borghesi del Vomero – ma napoletanissimo. Unisce il fastidio di un romano – sia pure con origini partenopee certificate – a capo del cuore pulsante di una città, da sempre snobbata dai ricchi imprenditori della stessa nei momenti di difficoltà ma di cui nessuno rinuncia a parlare; la nostalgia di un presidente come Corrado Ferlaino che, Maradona escluso, ne ha fatte più di Carlo (e non parliamo di Ancelotti) in Francia; infine la nostalgia per i patron alla Moratti, che sul Golfo non si sono mai visti. Perché da Napoli tutti i presidenti, tranne Ascarelli e Naldi e forse Fiore, sono usciti più ricchi e potenti di quando sono entrati.

Dovreste vedere gli altri tifosi quando sentono i cori contro De Laurentiis allo stadio, gli striscioni irridenti, i manifesti estivi firmati da “chi merita di più”. Ci prendono per pazzi, visto che il suddetto ci ha portato dalla C alla Champions (e per due volte ci ha fermato solo chi l’ha vinta, un’altra si è consumata la beffa di un terzo posto nel girone a 12 punti), ha vinto tre trofei e da quasi un decennio non fa scendere la squadra sotto il quinto posto. Il Napoli, inoltre, è la squadra italiana che ha il ciclo di partecipazioni consecutive alle manifestazioni europee più lungo, al momento.

Lo accusano di mercati avari, sempre un passo indietro agli altri, troppo attenti al bilancio. Eppure il Napoli è fallito nel 2004, per non essersi preso cura dei numeri. Inoltre il nostro ha comprato i giocatori più ambiti in Italia in diverse sessioni di acquisti: Quagliarella, Cavani e Inler, indipendentemente dalla loro riuscita, erano i più richiesti di quegli anni. Ed è, ADL (è l’acronimo che vezzosamente si autoattribuisce), l’unico ad aver portato in Italia un top player vero: Gonzalo Higuaín. E ora l’unico a portare un top coach, che già avesse vinto in Champions, anzi due top coach: Rafa Benitez e Carlo Ancelotti, appunto.

Avrei voluto continuare a perdere con Sarri e con questo gruppo pieno di bellezza

Lo accusano di intascarsi 5 milioni di euro l’anno per i componenti del CdA, che hanno la colpa di essere familiari e collaboratori storici. Bene, se andate a spulciare i bilanci delle grandi, tra le prime 6, solo la Lazio paga meno i suoi top manager. E non sono cinque. Viene accusato di non voler fare il salto di qualità, di non voler vincere. Eppure il Napoli ha vinto più di tutti, Juve dei record esclusa, in Italia. E si è sempre migliorato come risultati sportivi e numero di punti. Vale 518 milioni di euro (più di milanesi e romane, meglio in Europa solo altre 16), ed è il seconda fascia nella coppa internazionale più importante.

Insomma, come capirete, il papponismo non ha ragione di esistere, e ha altre radici. Quelle snob e radical chic del vomerismo (per chi abita a Roma, non distante dal trend dei pariolini, ma più raffinato), che ne odia i modi piuttosto gretti, l’aggressività verbale e i modi. Non a caso gli stolti in questi giorni, invece di guardare la luna Ancelotti stanno commentando il dito alzato dei due nella foto su twitter in cui citano Attenti a quei due.

Ultras e tifo organizzato gli rimproverano altro. Il fatto di non assicurare più pacchetti di biglietti gratis ai tifosi di mestiere, di aver “ripulito” lo stadio dai suoi traffici accessori (girava un tempo la battuta che una delle due curve fosse la piazza di spaccio più grande d’Europa: eccessiva, ovvio, ma aveva qualche fondo di verità), di aver sistematicamente allontanato giocatori, procuratori, dirigenti che avevano verso le zone grigie della città (e della criminalità) troppa accondiscendenza.

Insomma, la presidenza De Laurentiis è un trionfo di valori sportivi (Ferlaino non aveva vinto tanto dopo 14 anni di presidenza), economici e pure morali, perché tenere fuori la camorra, per 14 anni, dal Napoli, è una nota di merito che vale più di uno scudetto. Così come aver tenuto testa alla Juventus, una squadra che ha unito uno strapotere sportivo a quello politico sostanzialmente invalicabile. Il tutto dimostrando che a Napoli non si vince e convince solo con il Dio del calcio, Diego Armando Maradona, per un periodo breve e estemporaneo, ma anche con la programmazione, la strutturazione elaborata e complessa di un progetto, una visione chiara del futuro. Ci dice che Napoli non può essere solo quella di Goethe, un paradiso abitato da demoni, ma una città normale, con le opportunità di tutte le metropoli europee. Un segnale per la comunità intera – in parte integrata in quella primavera di De Magistris, che pure non si becca con il nostro, forse perché entrambi dotati di un ego ipertrofico -, importante quanto una coppa europea.

#WelcomeCarlo 💙 @mrancelotti #ForzaNapoliSempre

Un post condiviso da SSC Napoli (@officialsscnapoli) in data:

Ecco perché nonostante Maradona negli anni ’80 il Napoli attirò l’allenatore del Como (il mitico Ottavio Bianchi, che non smetteremo mai di ringraziare) e del Cesena (Albertino Bigon) per vincere i suoi due scudetti. E ora invece diventa meta ambita per chi ha stravinto nelle capitali del calcio.

Ma, tranquilli, i papponisti non si daranno per vinti. Pensate che ora glorificano Sarri che fino a poco fa consideravano lo specchietto per le allodole dell’avidità presidenziale, prevedono un Ancelotti dimissionario ad agosto, sono convinti che lo stia imbrogliando a chiacchiere (certo, uno che ha trattato con sceicchi, Perez, Rummenigge e Abramovic). I più impavidi lo definiscono allenatore bollito, altri preferivano Giampaolo (per la continuità tattica), molti dicono che da noi gli allenatori scappano.

Inutile dire che solo alla Juve ci sono stati cicli lunghi come quelli del Napoli (cinque anni Reja, quattro Mazzarri, due Benitez, tre Sarri) e che dopo Napoli hanno incontrato Inter, Real Madrid e Maurizio si accaserà al Chelsea e lo Zenit. Non proprio fughe, dunque. I migliori ricordano che già con Berlusconi Ancelotti era un aziendalista di ferro e che quindi è complice dei diabolici piani di De Laurentiis, tutti si dicono sicuri che il calciomercato sarà una delusione.. D’altronde parliamo di chi allo stadio ebbe il coraggio di scrivere “meglio la C che un presidente così”. Io lo sostituirei con “tifosi così”, ma va bene.

E intendiamoci, scrivo tutto ciò con il cuore spezzato per l’addio di Sarri. Perché sono abbastanza romantico che avrei voluto continuare a perdere con lui e con questo gruppo pieno di bellezza, poesia e amore per la città. Ma, lasciatemelo dire, il segnale Ancelotti è clamoroso, un rilancio sportivo, manageriale e pure sentimentale da urlo. Erano anni che gli altri tifosi non “rosicavano” tanto. E anche se ho paura di svegliarmi dal sogno, anche se tutto potrebbe andare per il peggio oggi ringrazio quel pappone che invece di passare all’incasso, nell’annata in cui poteva realmente fare i soldi con la pala, ha rilanciato. Rischiando. Regalandomi il migliore su piazza.

Aurelio, non ti curar di loro ma guarda e passa. E da vero uomo di cinema ci hai ricordato che per sognare, sognare davvero, bisogna essere realisti.

Leggi anche