Adriano Panatta e il suo Roland Garros (da commentatore)

A 40 anni dalla vittoria dell'italiano, il tennista torna all'Open di Francia in cabina di commento per Eurosport. E anche in veste di cerimoniere
Adriano Panatta ha vinto 40 anni fa il Roland Garros. Foto: STF/AFP/Getty Images

Adriano Panatta ha vinto 40 anni fa il Roland Garros. Foto: STF/AFP/Getty Images


Quarant’anni fa, Adriano Panatta riuscì a compiere un’impresa incredibile. Vincere gli Internazionali di Roma e, pochi giorni dopo, conquistare il Roland Garros. Nel 1976, anno di grazia del tennista, portò a casa anche la Coppa Davis, prima e ultima conquistata dalla squadra italiana.

Quarant’anni sono una distanza siderale dalla condizione del tennis di oggi. Tutti gli italiani eliminati prestissimo, il presidente del CONI, Giovanni Malagò, che parla di un “momento che storicamente non è buono”. E sembra tanto un eufemismo. Al di là di qualche soddisfazione singola, abbiamo esultato ben poco negli ultimi anni. Generazione sbagliata? Problemi ancora peggiori? Meglio chiedere direttamente a Panatta. Che, per altro, commenterà per Eurosport la seconda e decisiva settimana del torneo, a partire dal 31 maggio. E scenderà anche sul campo, dopo un sacco di tempo, a premiare il vincitore del singolare maschile.

Il campo del Roland Garros, edizione 2015. Foto: Dan Istitene/Getty Images

Il campo del Roland Garros, edizione 2015. Foto: Dan Istitene/Getty Images



Com’è tornare a Roland Garros a quarant’anni di distanza da quel magico 1976?
Beh, ovviamente ci sono tornato altre volte. Torno con due ruoli quest’anno. Da commentatore credo sia il torneo più bello del mondo, è quello più affascinante, nettamente. Per quanto riguarda invece il mio ruolo da cerimoniere, mi ha fatto molto piacere che sia siano ricordati. Sono almeno 35 anni che non metto piede in campo. Sono stato sempre in tribuna, poi un paio di anni fa ho giocato il doppio delle leggende con McEnroe ma non sul campo centrale. Ovviamente mi fa molto piacere premiare il vincitore del singolare maschile.

E cos’ha il Roland Garros che gli altri non hanno?
È un torneo sulla terra battuta, quindi è molto più vicino alla nostra cultura latina e europea. Al netto di Wimbledon che è un santuario, è più canonico, Roland Garros mantiene ancora quei succhi ancora vivi di un torneo straordinario. È cambiato come tutti i tornei, è più grande, più organizzato ma ha ancora il fascino di una volta.

In cabina di regia come lo vivi?
Quando commento i tornei sono sempre me stesso! Dico sempre le cose che ritengo di dire senza nessun tipo di problema. Anzi, cerco di sdrammatizzare il più possibile. Mi trovo bene con Gianni Ocleppo, facciamo una bella coppia.

Da commentatore, ci dai una tua previsione su come finirà il torneo?
Beh, siamo sempre lì. Ci sono i più forti, Djokovic, Nadal, Murray, anche Wawrinka vediamo come va, che è il campione uscente. E poi ci sono i ragazzi più giovani, chissà che possano creare qualche sorpresa, speriamo! È duro, è 3 set su 5 e ci vuole esperienza e tanta resistenza mentale. Le partite non finiscono mai.

Sembra che i nomi siano davvero sempre i soliti ormai…
Qualche cosa dietro si muove, ma non vedo tanti personaggi, non vedo grosse personalità ecco. Manca carisma. Magari qualcuno sta maturando. Ma nessuno sorride.

Italiani niente? Nè uomini nè donne…
Soprattutto donne direi, ormai siamo alla fine di una generazione, Flavia (Pennetta, ndr) ha smesso, la Schiavone ormai ha qualche anno, l’Errani ha perso al primo turno a Roma, e anche la Vinci. Nei maschi, c’è Fognini che è un giocatore che gioca molto bene e ha doti tecniche da primi 10 ma non ha la continuità e l’equilibrio mentale. Seppi ha problemi all’anca. Gli altri sono tutti lì. Tutti buoni giocatori ma non c’è l’eccellenza.