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Un nuovo modo di usufruire la pornografia è possibile? L'abbiamo chiesto ai creatori di Uniporn, la prima piattaforma italiana di porno etico e indipendente che vuole sfidare YouPorn

Screenshot via Uniporn.tv

La pornografia è lo stargate per l’eden del desiderio personale. Uno strumento magnifico di distrazione dal quotidiano che, insieme al caffè espresso e – forse – ai video sui gattini, potrebbe giocarsi il ruolo della più grande invenzione (per il tempo libero) della storia dell’umanità. Nella pornografia scopriamo noi stessi, i nostri luoghi nascosti, le nostre fantasie recondite. Ma nonostante questo mondo di possibilità, la pornografia si è andata a standardizzare su alcuni canoni svilenti e, a quindici anni dalla nascita di YouPorn, iniziano ad affacciarsi i primi segni di cambiamento. Un nuovo modo di usufruire la pornografia è quindi possibile? 

E proprio alla ricerca di una nuova entrata per il paradiso, una luce è apparsa. Uniporn è la prima piattaforma italiana dedicata al porno etico e indipendente. Uno spazio, un contenitore, un aggregatore di sessualità nelle sue infinite forme. È il tentativo, tutto italiano, di raccontare e rappresentare la molteplicità del sesso e delle sue fantasie da una prospettiva inclusiva, sana, contemporanea. A differenza degli aggregatori più frequentati, navigando nella grafica pop di Uniporn troviamo solamente produzioni selezionate che rispettano principi etici concordati affiancante da un interessante blog divulgativo i cui primi articoli hanno interessato sex worker, evenge porn, cinema erotici. Abbiamo quindi raggiunto il collettivo che si cela dietro questa piattaforma per farci spiegare, con maggior precisione, il concetto di porno etico e il mondo attorno a Uniporn.

Ciao Uniporn. Volete raccontarci chi si cela dietro questo nome o è un progetto anonimo?
Siamo un collettivo di 5-6 persone, in realtà molto “poroso” poiché ci confrontiamo e collaboriamo costantemente con una rete davvero più ampia, e lavoriamo da città differenti. Ognuno di noi ricopre ruoli specifici all’interno del progetto, dalla gestione informatica alla scelta dei contenuti, dalla stesura dei contratti alla grafica. Per ora stiamo scegliendo di interfacciarci come collettivo.

Quali motivi vi hanno spinto al lancio di Uniporn? 
In Italia c’è un vuoto abissale rispetto alla pornografia e alla discussione sulla sessualità e il desiderio in generale che non poteva essere più sostenuto. Sia come persone che lavorano nel mondo della produzione culturale che come utenti e fruitori/fruitrici di contenuti pornografici abbiamo deciso di costruire un piccolo tassello per colmare questo vuoto.

Qual è la vostra idea di pornografia?
Per noi la pornografia è piacere, curiosità e sperimentazione, uno spazio dove possiamo essere libere/i di godere e di sentirci bene, ed è anche luogo in cui diamo forma ai nostri immaginari erotici. La nostra idea è quella di una pornografia che non censuri nessun corpo, nessuna pratica, che rappresenti veramente quanto il desiderio ha infinite forme.  

Che ruolo date alla pornografia all’interno della società e dell’individuo?
Il ruolo della pornografia è centrale sia come spazio di evasione personale che nella costruzione degli immaginari erotici. Attraverso la pornografia si scoprono il proprio corpo e i propri desideri, nuove pratiche e punti di vista che magari non avremmo mai immaginato. Per questo è fondamentale che nella costruzione di questi immaginari siano presenti tutti i desideri e tutti gli sguardi, e non solamente quello del maschio di mezza età bianco ed eterosessuale (che non è da censurare, assolutamente, ma non dovrebbe essere sovra-rappresentato). In questo senso la pornografia ha una grossa responsabilità, quella di contribuire alla formazione di una cultura del consenso che è quella che poi agiamo nelle nostre vite quotidiane. La pornografia ci insegna che la sessualità libera è indissolubilmente legata con il desiderio, che ci sono dei confini di consenso che non devono essere assolutamente mai superati e che possiamo dire si a quello che ci piace e no a quello che non ci piace.

Cosa si intende per porno etico e perché pensate sia un concetto importante per l’industria del porno?
Etico ha una valenza sia economica che contenutistica.  Significa che vi sia un giusto riconoscimento delle professionalità tutte che hanno contribuito alla lavorazione del prodotto, ma anche che i/le performer siano stati tutelati sul set e che questo sia stato uno “spazio sicuro”: ad esempio per quanto riguarda le pratiche riprese, che siano state quelle effettivamente concordate, che i limiti del consenso non siano stati valicati, e così via.

Porno etico significa anche che non sono stati coinvolti minori o persone contro la loro volontà, e che gli utenti – anche a loro insaputa – non si ritrovino mai di fronte a scene di abusi sessuali; infine, come già detto, che non vi sia censura, che nessun corpo o desiderio venga oscurato.

Qual è il vostro rapporto con le produzioni che ospitate?
Abbiamo un rapporto mediato dalla sigla di un contratto che prevede oltre al riconoscimento economico la richiesta alla produzione di una “garanzia di eticità” del prodotto, sulla base dei principi elencati sopra: riconoscimento economico di chi vi ha lavorato, non discriminazione, rispetto del consenso. 

Come trovate il materiale per il vostro portale?
Sia attraverso un vero e proprio lavoro di scouting da parte nostra che attraverso il form presente sulla piattaforma attraverso il quale le produzioni ci propongono i loro lavori.

È molto interessante il fatto di aver affiancato un blog. Quale compito svolge all’interno della vostra piattaforma?
Il blog è lo spazio naturalmente complementare al catalogo, ed è questa la differenza rispetto ad altre piattaforme di distribuzione. È lo spazio in cui scoprire o approfondire tematiche legate alla sessualità, alla pornografia e al desiderio. In cui creare confronto e fare divulgazione.

Per concludere, un’ultima domanda. Perché un utente dovrebbe scegliere Uniporn rispetto ad un’altra piattaforma del settore?
Perché consenso e piacere devono andare insieme, altrimenti che rivoluzione è?

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