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La morte tragica di una celebre pornostar e i problemi del mondo del porno

Dakota Skye era una delle più famose pornostar negli Stati Uniti, con centinaia di film all'attivo. Come ha potuto morire a 27 anni sul divano di uno sconosciuto, in un quartiere popolato da tossici e senzatetto?

Images used in photo illustration by SMG/ZUMA; hoo-me.com/MediaPunch/IPx/AP

Lo scorso 9 giugno la polizia di Los Angeles ha risposto a una chiamata a Skid Row, un quartiere frequentato da senzatetto e tossicodipendenti. La chiamata proveniva da un uomo che viveva in una roulotte, che aveva detto agli agenti che diverse ore prima si era presentata da lui una donna che aveva chiesto di dormire da lui. Lui le aveva dato spazio sul suo divano, ma quando poi si era svegliato la mattina la donna era morta. 

La donna si chiamava Lauren Scott, era appassionata di karaoke, le piaceva Hilary Duff e un tempo aveva sognato di diventare una biologa marina. Bionda e minuta, era più nota con il nome di Dakota Skye, con cui aveva recitato in quasi 300 film porno da quando aveva 19 anni, da Couples Bang the Babysitter 10 Young Girl Seductions 9. Al momento della sua morte di anni ne aveva 27, era cioè molto vecchia per il mondo del porno, ma la sua bassa statura e il suo viso giovanile facevano sì che venisse ancora scritturata per recitare la parte della teenager.

La causa della sua morte non è stata resa pubblica e l’ufficio del coroner di Los Angeles si è rifiutato di fornire a Rolling Stone documenti al riguardo prima della chiusura del caso. Ma nel mondo degli addetti ai lavori del porno era ben noto che Scott aveva una tossicodipendenza. La stampa ha scritto che al momento della morte Scott era una senzatetto, ma non è così: dopo essersi separata dal marito era andata a vivere con il suo nuovo fidanzato a Woodland Hills, in California. Ma non aveva più il successo di un tempo. 

Nel punto più alto della sua carriera nel porno, Scott era rappresentata da uno dei migliori agenti del settore, era comparsa su centinaia di DVD ed era stata nominata per diversi premi tra cui il prestigioso AVN Best New Starlet nel 2015. Ma negli ultimi anni non aveva più ottenuto molti ruoli, diventando nota alle cronache solo per i suoi arresti (tra cui uno per violenza domestica nel 2017, accusa poi ritirata) e per il suo comportamento strano sui social – ad esempio, l’aver mostraato le tette di fronte a un graffito per George Floyd nel maggio 2021. Aveva anche problemi di alcol e droga, che l’avevano portata a contrarre debiti. “Era così famosa nel nostor mondo”, racconta Kianna Bradley, una pornostar che era stata sua amica. “Ed è morta nella roulotte di uno sconosciuto perché non sapeva dove altro andare”.

Considerando che da anni non era più molto attiva nel mondo del porno, alcuni addetti ai lavori particolarmente sensibili al modo in cui vengono rappresentati sui media mainstream hanno cercato di prendere le distanze da Scott, affermando che la sua morte non è altro che una storia tragica come tante e che non c’entra con il mondo del porno. “Una persona con un problema di tossicodipendenza è andaata in overdose. A Los Angeles succede ogni giorno”, ha detto a Rolling Stone un anonimo del settore. “Dai racconti che ho sentito, si tratta di una persona triste con problemi di droga che è morta, fine”.

Altri invece hanno affermato che la sorte di Scott sia emblematica di alcuni problemi del settore, come la mancanza di una rete di supporto per chi ha problemi di salute mentale o di abuso di sostanze. “Quando avevo l’età di Dakota facevo anche io casini, saltavo gli shooting, e alla fine mi hanno detto ‘non ti assumeremo più. Fatti aiutare. Ti mettiamo in rehab così ti riprendi’,” racconta Bradley. “Questo non succede più. L’hanno usata e poi l’hanno messa da parte”.

Scott era nata a Clearwater, in Florida, da una madre alcolista che sarebbe poi morta intorno ai 40 anni e da un padre che lei conosceva a stento. La sua infanzia era stata costellata di abusi sessuali, con la madre che era spesso ubriaca. “È cresciuta in un modo davvero tremendo”, racconta a Rolling Stone l’ex marito Zachary Lecompte-Goble. Quando era adolescente Scott era andata a vivere con la famiglia di suo padre in Ohio, dove un fidanzato più grande di lei l’aveva incoraggiata a spogliarsi in cam quando era ancora minorenne. A 19 anni aveva cominciato una carriera nel mondo del porno dopo essere stata reclutata dal suo primo agente, John O’Byrne dell’agenzia East Coast Talent. “Le modelle più magre guadagnano bene”, spiega O’Byrne. “Il settore le ricerca molto perchè la contrapposizione di una ragazza piccina e di un pene grosso è molto apprezzata. All’inizio lei era una gran lavoratrice. Si presentava, girava e tutti erano molto contenti e volevano farle fare altre scene”. Nel giro di sei mesi aveva girato oltre 100 scene.

Secondo Lecompte-Goble, Scott gli avrebbe detto che quando era entrata per la prima volta nel mondo del porno aveva detto a O’Byrne che voleva girare solo scene lesbo – una richiesta comunemente avanzata dalle ragazze alla loro prima esperienza nel settore – ma questi le aveva invece procurato scene etero. O’Byrne ha smentito l’accusa, dicendo che Scott aveva accettato subito di girare scene etero. 

In ogni caso, pare che il suo lavoro le piacesse e di sicuro era brava. “Assomigliava molto a Dakota Fanning e ciò la aiutava a trovare lavoro”, afferma Alana Evaans, un’amica di Scott che oggi è la presidente della Adult Performance Artists’ Guild. Dopo due anni e mezzo circa, aveva lasciato la East Coast Talent e si era trasferita a Los Angeles, il centro del mondo del porno, per lavorare con l’agente-superstar del settore Mark Spiegler. 

Con le sue amiche, Scott era particolarmente affiatata e generosa. Bradley racconta che una volta stava facendo un colloquio per un posto nel marketing di un locale e Scott si era spogliata rimanendo in intimo, era salita in piedi su un tavolo e aveva cominciato a cantare per far eccitare i proprietari. “Perché voleva farmi ottenere quel lavoro”. Quando era sobria era uno spirito libero. La regista e sceneggiatrice Jacky St. James racconta a Rolling Stone che una volta, quando era all’apice del suo successo, l’aveva chiamata per farle fare un ruolo da comparsa nei panni di una studentessa nerd. “Mi aveva permesso di metterle delle sopracciglia finte giganti e di vestirla in modo orribile, di arle i capelli in modo tremendo, e si era divertita un sacco. Io me la ricorderò così: una ragazza che non era troppo orgogliosa per fare la stupida”.

La tossicodipendenza però l’aveva cambiata, rendendola imprevedibile e impulsiva. Scriveva su Facebook lunghi post su come il suo cane fosse malato e avesse bisogno di un’operazione, chiedeva soldi a ex colleghi ed ex datori di lavoro. “Il che era inusuale, dato che era un’attrice di succcesso”, afferma St. James. “Era strano che avesse bisogno di soldi”. Lecompte-Goble afferma che Scott in quel periodo faceva cose come salire su un volo per Parigi per fare un sextape con uno sconosciuto, o minacciarlo con un coltello durante un litigio. “Non so niente di domeni”, racconta, “non avevo mai incontrato nessuno che mi sembrasse avere un demone. Ma c’era un demone dentro di lei”. 

Lecompte-Goble aveva incontrato Scott a una festa quando lei era all’apice della sua fama, nel 2015, e i due si erano sposati l’anno dopo a Las Vegas dopo che Scott gli aveva detto di essere incinta. Lecompte-Goble dice che Scott aveva poi deciso di abortire per continuare a lavorare quando era arrivata la chiamata da Spiegler. Come outsider del mondo del porno – lavora nel mondo della cannabis – lui non sapeva come comportarsi con il fatto che lei facesse la pornostar. “All’inizio pensavo che il suo lavoro la emancipasse”, racconta. “E ho pensato, ‘chi sono io per dirle che non può farlo?'” La cosa più preoccupante era piuttosto l’abitudine di Scott di prendere lo Xanax. Ma “questa è Los Angeles. Se prendi lo Xanax su prescrizione perché hai l’ansia non è necessariamente una cosa grave. E all’inizio lei era molto brava a nasconderlo”. 

È stato quando Scott è stata nominata per l’AVN Best New Starlet award e non lo ha vinto che la sua dipendenza è diventata un problema. Lecompte-Goble la vedeva prendere anche 10 o 15 pasticche al giorno, e aveva cominciato con la meth. “Volevo aiutarla perché, sai, non vengo da quel mondo. Ho pensato che magari potevo trovarle qualcuno che la aiutasse con la salute mentale e che potevo darle ciò di cui aveva bisogno per stare bene”. Dopo due anni di convivenza, però, la loro relazione era finita quando Scott aveva minacciato Lecompte-Goble con un coltello durante una lite. Per gli ultimi anni della sua vita, fino al divorzo nel 2016, i due erano stati marito e moglie solo legalmente. “Ero diventato una figura più simile a un padre o a un tutore”, racconta lui. 

Preoccupante era anche il comportamento sempre più imprevendibile di Scott. Era divenata paranoica e violenta, accusava le persone con cui aveva a che fare di abusi sessuali o di violenze e affermava che ci fossero forze oscure che la seguivano e cercavano di ucciderla. Una volta aveva detto a Evans, la sua amica, che Lecompte-Goble era un Kennedy e che c’era un complotto per ucciderla. Aveva chiamato una sua amica per dirle che c’erano delle videocamere nascoste nella sua casa e documentava costantemente le azioni del suo fidanzato perché aveva paura che lui fosse coinvolto in un giro di traffico di esseri umani. “Diceva cose davvero pazze. Chiunque abbiamo lavorato con lei sapeva che era fuori”, aafferma Evans. “Sapevano che era tossicodipendente e che poteva comportarsi in modo coerente ma ciò non voleva necessariamente dire che fosse sobria. Ed è andata avanti così per anni”. A un certo punto aveva accusato il pornoattore Ron Jeremy di averla stuprata. Secondo Evans, quando la polizia l’aveva contattata nel corso delle indagini che ne erano seguite, Scott aveva rifiutato di collaborare. (Jeremy sta oggi scontando 330 anni di carcere per altre accuse di stupro. I suoi avvocati non hanno risposto a una richiesta di commento da parte di Rolling Stone). 

Da sinistra le pornostar Kasey Storm, Alana Evans, Cher Adel, Kianna Bradley e Dakota Skye, al secolo Lauren Scott. Foto per gentile concessione di Kiana Bradley

Nel giugno 2017 Scott era stata arrestata in Florida per violenza domestica. Secondo le autorità aveva preso a pugni il suo ragazzo dopo aver fatto sesso, spaccandogli il labbro. “Era stato uno scoppio di rabbia causato dalla droga”, afferma Bradley. Il mese successivo lui aveva ritirato le accuse. Nel giro dei due anni seguenti Scott era stata in rehab sei volte, spesso uscendone dopo pochi giorni. In nessun caso aveva funzionato: passava qualche settimana da sobria e poi ritornava a salatare da un agente e da un impresario all’altro e a drogarsi finché non finiva in mezzo a una straada. “Suo marito non sapeva dove fosse. Era difficile tenerla d’occhio”, afferma Bradley.

In breve era diventata una presenza fissa sui blog di gossip del settore. “Dakota Skye è sempre stata la pazza furiosa che ci piace. Una parte di questo sito adora lo spettacolo, l’altra spera che qualcuno la aiuti”, aveva scritto uno di questi siti nel 2019 quando Scott aveva scritto su Twitter che sarrebbe andata in rehab. Ma anche con questi problemi di salute mentale e mentre era protagonista di gossip su gossip aveva continuato a lavorare.

Secondo il suo profilo sull’Internet Adult Film Database profile, solo nel 2019 aveva recitato in 20 scene. “Se hai un nome che vende, ti offriranno lavori. Questa è la cosa brutta del settore”, afferma O’Byrne. “È come nello sport. Se ti fai male ma devi giocare, ti fanno pressione per giocare”. O’Byrne racconta che nel 2018 Scott l’aveva avvicinato a una convention di settore chiedendogli di tornare con la sua agenzia. A questo punto aveva mollato Spiegler dopo che aveva lasciato per breve tempo il mondo del porno nel tentativo (fallito) di tornare a studiare. Quando ci era tornata era passata attraverso varie agenzie e si era fatta diversi tatuaggi che avevano compromesso il suo look da ragazza della porta accanto che era ciò che l’aveva resa famosa. O’Byrne aveva rifiutato. “Non era la stessa persona. Sarebbe stato difficile rappresentarla perché mi ricordavo la persona che era prima”, dice. “Era quella la persona che volevo rappresentare e lei non era più quella persona”. 

Molti dei ruoli che Scott otteneva in quel periodo, secondo Evans, provenivano da case di produzione che avevano lavorato con lei in paassato e che cercavano di aiutarla dandolle lavoro nonostante i suoi problemi. Ma secondo Bradley chiunque abbia dato lavoro a Scott nel suo momento peggiore stava di fatto incoraggiando i suoi comportamenti autodistruttivi. “Era arrivata al punto in cui faceva qualsiasi cosa. Si prostituiva, andava con i suoi fan. Non era più solo un lavoro”, afferma Bradley. “Chi l’ha fatta lavorare negli ultimi due anni dovrebbe vergognarsi. Non era a posto con la testa. Era noto. Se qualcuno ti dice una ccosa diversa sta mentendo”. St. James, che ha smesso di lavorare con Scott anni fa ma è rimasta in contatto con lei anche dopo, è d’accordo. “Quando un performer passa un periodo del genere la cosa migliore che si può fare è non ingaggiarlo. Non solo è un rischio per il produttore, ma è anche un rischio per lui o lei perchè non è in grado di essere davvero consenziente “. 

Dopo la morte di Scott, le persone che le erano vicine – come i suoi agenti e i produttori che le hanno dato lavoro – sono state accusate di averla usata. Molte delle persone che le erano amiche hanno indicato in James Bartholet, un amico di Scott e un produttore, la figura che ha stimolato la sua dipendenza facend continuamente festa con lei. Lui ha negato di averla mai vistaa drogarsi e di essersi mai drogato con lei. Ma tutti sono d’accordo che il problema principale è la mancanza di una rete di supporto nel settore. “Bisognava che più persone dicessero ‘no, non ti dò lavoro, piuttosto ti aiuto a ripulirti’,” afferma Evans. “Dare a una tossicodipendente 1000 dollari a scena non la aiuta”.

Data la credenza diffusa ma inaccurata che tutte le pornostar abbiano storie di abusi o di dipendenza da droghe, alcune delle persone con cui ho parlato hanno sottolineato che i problemi di Scott non erano un’immagine accurata del mondo del porno in generale. Una fonte all’interno del settore ha detto che dare troppa attenzione alla morte di Scott e ai problemi del mondo del porno creerebbe un problema al settore in un momento in cui sta subendo attacchi da parte di gruppi anti-pornografia come il National Center on Sexual Exploitation, un gruppo di pressione conservatore che fa pressioni per chiudere i siti porno. 

Secondo i suoi amici e i suoi familiari, i problemi di salute mentale e di dipendenza di Scott sono precedenti al momento in cui è entrata nel mondo del porno. Secondo tutte le testimonianze, lavorare nel settore le piaceva e aveva molti amici nel mondo del porno. Ma gli attori e le attrici porno non hanno l’assicurazione sanitaria né un sistema di supporto che possa aiutare chi ha dipendenze o problemi mentalei. Ci sono alcune organizzazioni che si occupano della questaione ma si rivolgono prevalentemente ai e alle sex worker e secondo Evans e Bradley i loro tentativi di contattarle per il caso di Scott sono stati infruttuosi. “Molti di noi hanno cercato di aiutarla”, afferma Evans.

A causa della pandemia, che ha bloccato il settore per mesi, il 2020 è stato un anno difficile per Scott. Ma di recente aveva anche avuto altri momenti difficili: sua madre era morta nel 2019, due suoi nonni erano morti di COVID-19 aveva perso il suo cane. Nel maggio 2020 era stata arrestata un’altra volta; questa primavera era finita al centro di un polverone mediaticco dopo che aveva postato una foto su Instagram in cui mostrava le tette di fronte a un graffito in memoria di George Floyd. “Ho pensato ‘è fatta’”, ha detto Evans parlando di quel post. “Non l’avrebbe mai fatto da sana”. 

La notte prima di morire Scott aveva lasciato la casa in cui abitava con il fidanzato e chiamato diversi suoi contatti, tra cui amici e il suo agente, chiedendo se poteva stare da loro. Tutti le avevano detto di no. “Pensava che l’FBI e la mafia la stessero perseguitando. Diceva che sarebbe diventata una biker negli Hells Angels. Era fatta”, afferma Bradley. Aveva camminato fino a Skid Row, per ore, prima di finire sul divano di un uomo che viveva in un camper. Secondo Lecompte-Goble, l’uomo l’aveva vista fumare qualcosa prima di andare a dormire. Non si era più svegliata. 

Le persone che stavano vicine a Scott sono divise sulle responsabilità del mondo del porno nella sua morte. “Se una persona ha un problema la si aiuta. Se quella persona non vuole farsi aiutare, non ci si può fare niente”, afferma O’Byrne. “Se porti una persona in rehab e quella non ci rimane, tu hai fatto la tua parte. Dire che non l’abbiamo aiutata è scaricare la responsabilità. Probabilmente in realtà il settore del porno l’ha fatta lavorare più a lungo di quanto non dovesse nel tentativo di farle capire che volevano aiutarla”. 

Altri però la vedono diversamente. Scott era una ragazza con dei problemi che l’industria ha usato finché ha potuto. E quando non ha più potuto usarla, l’ha messa da parte. E anche se la sua traiettoria non è qualcosa di legato solo al mondo del porno – è ciò che succede alle starlette di Hollywood da tempo immemore – la natura stigmatizzante del porno le ha reso ancora più difficile ricevere aiuto. Chi stava vicino a Scott ha “speso ogni risorsa possibile per cercare di aiutarla”, afferma Evans. “Lei o li ha usati o li ha rifiutati. Quindi alla fine l’unica è che le persone nelle sue condizioni non dovrebbero essere fatte lavorare”.

Dopo la sua morte, Bradley e Evans hanno organizzato una raccolta fondi per creare la Dakota Skye Foundation, un’associazione per fornire supporto a chi lavora nel mondo del porno e ha problemi di droga o di salute mentale. Al suo funerale, Bradley ha tenuto un discorso accusando le persone del settore che hanno continuato a usare Scott anche quando stava male. “Non possiamo accettare della pornografia fatta a spese delle attrici. Non possiamo come attrici, come registi, come agenti, come fan. Dakota è solo l’ultimo caso. Ma vi garantisco che se non facciamo di più succederà di nuovo tra settimane, mesi o anni. Dobbiamo fare di più”.

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US

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