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Intervista a un italiano che fa il pornoattore a Los Angeles

Romeo Mancini è nato e cresciuto a Sassari, si è trasferito negli Stati Uniti per fare l'attore (e l'imprenditore) porno e molto probabilmente avete visto i suoi video. Gli abbiamo chiesto come ha iniziato, quanti soldi girano nel porno e se le attrici fingono l'orgasmo oppure no

Romeo Mancini. Foto via Instagram

C’è chi insegue il sogno americano e chi il porno americano, Romeo Mancini ha optato per entrambi. Nato e cresciuto a Sassari, dopo qualche esperienza (in altri settori) fuori dalla Sardegna, ha deciso di trasferirsi a Los Angeles, dove ha trovato il successo nel mondo della pornografia come performer e imprenditore. L’abbiamo intervistato.

Com’è iniziata la tua carriera?
Mi sono trasferito negli USA nel 2011, e tramite una delle persone che frequentavo qua facendo MMA ho avuto un gancio per girare una scena con un produttore e regista che nell’ambiente era abbastanza famoso e che si era detto disponibile a farmi provare.

Non ci fu un incontro conoscitivo prima?
Sì, ci siamo conosciuti prima, ma in questo ambito cambia poco. Per quanto riguarda i male talent, ossia i performer maschili, c’è molta difficoltà nel dare loro fiducia, perché non si sa se potranno finire la scena o addirittura iniziarla. Per un produttore i costi possono essere molto alti. Se un performer non garantisce to get hard, to stay hard and to pop, questo crea un problema, quindi in molti non danno questa chance, a meno che non ci sia la garanzia di un altro regista che lo ha testato o se possono vedere dei suoi lavori.

Nella mia prima scena ero con una donna e un uomo, in modo tale che – se qualcosa fosse andato storto, ci sarebbe stato l’altro a recuperare. Da lì ho girato un’altra volta per lo stesso regista, ma lui stava già uscendo dal business, così mi ha dato altri contatti per ottenere altre scene.

Come funziona all’inizio?
La gavetta si fa con tante scene di gruppo: blow gang (una persona che pratica sesso orale a un gruppo di uomini), gang bang (come la precedente ma qui il focus è solitamente la penetrazione), tanto POV (Point of View, ossia uno dei due performer tiene la telecamera e inquadra l’altro) dove non ti si vede completamente e non compare il tuo nome a prodotto finito. Negli ultimi due anni ho lavorato sia per altri che per me. Da circa 5 o 6 mesi ho lanciato il sito BJraw, che sta andando molto bene.

Che impatto ha avuto il coronavirus sull’industria?
Qua il Covid-19 non lo abbiamo vissuto come altrove. Quasi tutte le attività sono rimaste chiuse per un paio di mesi, ma si poteva uscire. Le produzioni invece sono state ferme circa otto mesi. All’inizio non facevamo neanche content trade, ma quando si è capito che sarebbe stato necessario tornare a lavorare, piano piano abbiamo ripreso, a partire dalle piccole società, ovviamente con tutti i controlli del caso. Le aziende che hanno tardato di più a rimettersi in moto sono quelle appartenenti alle corporation, perché hanno una certa responsabilità. Se fosse successo qualcosa, il danno d’immagine ed economico sarebbe stato enorme.

Dallo scoppio della pandemia c’è stata una grossa richiesta di materiale e per tantissimi performer, specialmente donne, c’è stato un boom allucinante di sottoscrizioni e acquisti su OnlyFans, ManyVids e Pornhub. Alcune – ti parlo di nomi grossi del panorama porno statunitense – guadagnano anche 200mila dollari al mese.

Una delle frasi che mi fa impazzire è non ci sono più soldi nel porno, che è il luogo comune di chi non sa come funziona l’industria. Il porno ha un bacino di utenti di milioni di persone nel mondo, i soldi girano.

Romeo Mancini con le attrici Adriana Chechik e Nikki Delano. Tutte le foto per gentile concessione di Romeo Mancini

Oltre a produrre per i tuoi canali, collabori con altri fornendo i tuoi contenuti, giusto?
Da qualche tempo collaboro, fra le altre, con una produzione italiana – Pinko – per la quale produco un paio di contenuti al mese. Un’azienda può produrre materiale internamente o chiedere a terzi di produrre per lei. Pinko ha vari produttori sparsi per il territorio italiano e all’estero. Noi ci siamo accordati su stile e tipo di scene. Personalmente volevo produrre scene autentiche, dove non interpreto alcun personaggio e la partner neanche. Ci si incontra da qualche parte e poi si va in albergo a girare le scene di sesso. Mi piace filmare gli incontri sfruttando alcuni scorci paesaggistici locali, per esempio Santa Monica o le Hollywood Hills.

Nel porno gli attori guadagnano per la scena ma non ha diritti d’immagine, vero?
Se sei un performer vieni pagato per la scena, e il 90% delle produzioni non ti dà il revenue share (ossia la divisione del guadagno). Quindi non prendi una percentuale sulle vendite. Sul mio sito invece fornisco un link di affiliazione in modo tale che ci guadagno io e ci guadagna chi promuove: siamo tutti contenti. Cerco di guardare in prospettiva: sono un business owner ma sono anche un performer, quindi provo ad accontentare tutti.

Lato produzione, ci sono aziende che pagano per quello che hai prodotto e in più avrai un revenue share, quindi guadagnerai una percentuale sulle vendite. Ogni contratto è diverso, non ci sono contratti standard. La maggior parte degli attori vengono assunti come independent contractor, cioè vengono pagati per la scena.

Una scena boy-girl standard viene pagata alla performer tra 1200/1500$ fino a 2000/2500$ se è un nome di spicco nell’ambiente.

E in cosa consiste una scena boy-girl standard?
Le scene si suddividono in categorie. Per esempio il mio sito è focalizzato su blow-job (pompini). Quando seleziono chi performa, spiego di cosa si tratta e dico se includerà degli extra. Di solito la tariffa per una scena di blowjob è più bassa (600/700$ per la performer) di una boy-girl, che include penetrazione vaginale, inoltre la tariffa maschile è inferiore  alla femminile, perché la donna vende di più.

Infatti ho notato che nei tuoi video, su Instagram e sul tuo sito spingi molto le tue partner di scena, nonostante siano i tuoi canali. Addirittura nel sito non compari mai, mi pare.
Sì, è quasi tutto POV, perché dobbiamo accontentare i fan, che nel nostro caso sono uomini.

Ci sono donne nel tuo seguito?
No, io produco contenuti per uomini: se ci sono donne che guardano porno probabilmente non guardano quello che pubblico io. In generale chi acquista porno è ancora prevalentemente l’uomo, etero o gay che sia. Forse le donne cercano un porno più passionale, al netto di trame e situazioni. Suppongo che l’uomo spenda di più per il porno perché per eccitarsi ha voglia e bisogno di vedere, lo usa come strumento per la masturbazione, mentre le donne per masturbarsi spendono più tempo e denaro in sex toy.

Romeo Mancini con l’attrice Martina Smeraldi

Cosa ne pensi dei discorsi che si fanno circa l’oggettificazione della donna nel porno, sul godimento, la finzione dell’orgasmo e la partecipazione emotiva?
Bisogna fare una premessa: il porno è un lavoro, non è scopare per piacere. Il piacere dei performer non è una prerogativa. Non andiamo sul set per godere, per raggiungere l’orgasmo o farlo raggiungere al partner. L’unico presupposto, dal mio punto di vista, è far godere chi guarda. Quando faccio una scena, il mio obiettivo è dare uno spettacolo gradito, quindi mi concentro sullo spettatore. Devo essere molto concentrato per rimanere duro, devo stare attento agli angoli dell’inquadratura, far vedere la penetrazione, non coprire la partner, quando c’è il momento di venire, devo farlo. Devo preoccuparmi che lo spettatore veda tutto e lo veda bene. Tutto questo toglie molto al mio piacere. Sì, godo, mi piace, ma non è come fare sesso nell’intimità.

Ovviamente dipende da scena a scena. Ecco perché il content trade è quello che funziona meglio: nella maggior parte dei casi siamo soli in una stanza a fare quello che ci va, è qualcosa più vicino alla realtà, perché siamo più coinvolti e rilassati. Personalmente mi eccito a vedere la compagna che viene e quindi mi concentro a indagare cosa le piace per provare a farle raggiungere l’orgasmo. Sul set, se capisco come farti venire, bene, altrimenti non è un problema che mi pongo, tanto meno se lo pone lei.

Le attrici porno fingono l’orgasmo o no? È una cosa che viene esplicitamente richiesta loro?
Diciamo che è sottinteso che debbano venire, altrimenti sarebbe una visione un po’ triste. È molto probabile che fingano. Voglio dire, non bisogna fare porno per capire che l’orgasmo femminile non è così automatico come il maschile. A poche importa granché di venire durante la scena. Nella stragrande maggioranza dei casi si fa questo lavoro per soldi, non per passione. È un lavoro. Per me è proprio una passione, a me piace proprio fare porno e infatti mi dà molto fastidio quando si pensa che in esso non ci sia nulla di artistico.

Cosa intendi? Cosa ti ha spinto a farlo?
Innanzitutto per me è arte e che cos’è l’arte? La realizzazione di un’idea. Quando immagino un incontro sessuale, mi figuro proprio come vorrei che fosse la scena: come la donna dovrebbe vestirsi e spogliarsi, come dovrebbe avere i capelli, come dovrebbe camminare. Non vedo differenza tra il cinema generalista e il cinema porno, il processo è identico: avere un’idea e riuscire a realizzarla per poterla mostrare agli altri. È il procedimento che lo rende un contenuto artistico. 

Quando fai content trade come decidete le pratiche e la scena da realizzare?
Prima di tutto discutiamo di cosa ci piace e cosa no. Stabiliamo i confini, poi decidiamo cosa fare. Il consenso è fondamentale, quindi – a meno che non piaccia a entrambi – di dolore non ce n’è. Inoltre bisogna tracciare una linea netta tra Europa e Stati Uniti: sono due mercati completamente diversi. Ciò che si gira in Europa qua non si gira. Là si viene pagati meno e si girano scene più degradanti: l’anale è quasi imprescindibile, altrimenti si lavora pochissimo. E poi si va a salire: doppia penetrazione anale, tripla penetrazione anale, deep throat, doppia penetrazione vaginale, pissing, gang bang. È tutto orientato al rough sex, cioè al sesso violento.