Home Scostume

Il progetto di porno-attivismo che “stupra” i monumenti fascisti e colonialisti

"Fuck the fascism" è la versione 2.0 delle statue abbattute e vandalizzate dal movimento Black Lives Matter, abbinando la ricerca storica allo "stupro" dei responsabili di atrocità razziste e coloniali

Screenshot via Vimeo

Quando il mese scorso sono cominciate le proteste per BLM e ho letto delle statute tirate giù o vandalizzate, il mio pensiero è subito volato a “Fuck the Fascism”, un progetto di Maria Basura (nome d’arte che significa “spazzatura”) e Paula Garrido, che fanno parte del collettivo “Terrorismo teatral migrante”. Ho così deciso di intervistarle e quello che è venuto fuori è un pezzo doloroso e necessario, forte e irruento, che lascia spiazzati.

Se avete difficoltà con l’autocritica, consiglio pezzi più ameni, se invece avete voglia di mettervi in discussione, continuate a leggere. Siete stanchi del politicamente corretto? Qui non ne troverete affatto.

Prima di tutto vorrei chiedervi se vi sentite o identificate come pornoattiviste e se potreste spiegarci in cosa consiste il porno attivismo.
Prima di tutto, ci consideriamo un collettivo anti-colonialista, anti-razzista e anti-fascista che si rafforza attraverso la pornografia e il vandalismo per compiere le proprie azioni: cosa c’è di più pornografico della storia coloniale e capitalistica che tiene a bada queste potenze egemoniche?

La pornografia per noi è uno strumento per raggiungere il nostro obiettivo, riappropriandocene e lottando contro canoni estetici, corporali, sentimentali e passionali che censurano corpi dissidenti ed esclusi. È un altro modo per fare porno e di rivendicare la creazione di un immaginario non etero-normativo che produca un crossover con la metafora di qualcosa di brutale come la storia della colonizzazione. Noi siamo il risultato di uno stupro sistematico perpetrato dall’uomo bianco, non possiamo ignorare che nelle nostre vene scorra il sangue dello stupratore e della terra stuprata che non avrà mai giustizia. 

Crediamo che sia necessario che le persone bianche facciano le proprie ricerche, perché noi facciamo già pedagogia storica sul tema del razzismo per spiegare cosa sia il porno attivismo. Il porno attivismo non è il punto del nostro progetto: è un’aggiunta a massacri, desideri, torture ed esotismo che sono il prodotto delle pratiche coloniali tuttora in vigore. Per esempio, perché Rolling Stone, essendo un magazine bianco, di successo e mainstream, non compensa materialmente il nostro tempo e la nostra energia per rispondere a queste domande? Dobbiamo fare pedagogia gratuita in cambio di visibilità? In qualche modo questa intervista o altre sfruttano i corpi che non sono né bianchi né di successo. Veniamo considerati esotici dal boom del momento, che a un certo punto verrà dimenticato, pur essendo un progetto che ha quattro anni.

Quando vi è venuta in mente l’idea di “Fuck the Fascism”?
Crediamo che vi sia un bisogno millenario e collettivo di giustizia che si scontra e si antepone alla negligenza e all’indifferenza anch’essa millenaria e collettiva di una società che accetta quotidianamente di passare accanto a monumenti che commemorano e onorano genocidi. La singolarità di questo progetto e del suo collettivo sono le persone che hanno avuto bisogno di vendetta, che convergono con altre che si sono “risvegliate” attraverso questa proposta. FTF si è concretizzato dopo che Basura ha trovato i video del suo intervento al Colòn di Barcellona [Mirador de Colum, il memoriale dedicato a Cristoforo Colombo] per il 12 ottobre 2015, quando fu arrestata.

Perché avete scelto di “stuprare” monumenti invece che vandalizzarli in altri modi? O avete scelto il porno perché è la vostra lingua, come la pittura è quella dei pittori, per esempio?
È interessante e al contempo davvero divertente che la puerilità e il cinismo della società bianca concentrino l’attenzione per il nostro progetto sul concetto di stupro. Sono incredibili lo stupore e l’orrore che si risvegliano in essa, considerando che è rivolto a pietre e cemento inerti, non capendo che la nostra vendetta punta alla memoria costruita sull’abuso, la tortura e lo stupro che voi stessi continuate a perpetuare. Capiamo che sia un tabù e un argomento provocatorio, ma sono le vostre mani a essere sporche di sangue. Noi siamo alla ricerca di un risarcimento e una vendetta metaforici, non siamo andati presso le loro popolazioni [dei colonizzatori] a violentarle, rapirle, torturarle e strappare loro la propria identità, i credi e la spiritualità, sfruttare le loro terre. Il tema dello stupro è un tema e un orrore che appartiene alla gente bianca, all’inquisitore.

Come scegliete dove e quali statue e monumenti fottere?
FTF è un progetto che può essere portato dappertutto nel mondo perché ci sono monumenti fascisti ovunque. Ci avvaliamo della cooperazione di collettivi che organizziamo attraverso quelli che chiamiamo “raduni complottisti”; facciamo ricerca storica e la problematizziamo con persone  interessate e alleate per creare una proposta di azioni pornovandaliche.

State pianificando o lavorando su nuovi atti?
Lavoriamo costantemente su FTF. Attualmente stiamo lavorando al prossimo capitolo: “L’attraversamento di due mondi”, disponibile su YouTube. Abbiamo anche materiale registrato a Bruxell e Londra che non siamo ancora riuscite a finire per ragioni di budget.

Cosa pensate e come vi sentite riguardo agli ultimi eventi in tutto il mondo riguardanti il movimento BLM e soprattutto la pratica di buttare giù le statue dei colonizzatori?
Non c’è posto per la gioia nei nostri corpi. Ogni monumento crollato è un orgasmo per i nostri cuori insorti.

Penso che ciò che fate con FTF sia piuttosto disturbante perché usate lo stupro per umiliare la memoria della persona alla quale la statua o il monumento sono dedicati, questo rende la protesta molto forte e potente per me ma ho la sensazione che, se la gente che sta protestando ora avesse scelto questa strategia, avrebbe ricevuto meno consenso anche da coloro che adesso sono dalla sua parte, perché c’è un tabù così grande sul sesso che sarebbero stati sconvolti dal potere di una protesta come FTF. Cosa ne pensate?
Al di là del tabù sessuale, c’è un tabù di fronte alla nudità autorevole dell’altro. Ciò che disturba sono i corpi silenziati o quelli sempre esposti completamente nudi, come nel caso della schiavitù e degli zoo umani. La scelta della violenza verso la nudità usata come linguaggio di protesta e non come strumento di vendita, di esorcismo per il suo consumo o di intrattenimento è un fattore determinante, perché – perfino nel ventunesimo secolo – sono la carne e la terra che prendono i proiettili. Noi fottiamo quelle pietre, voi continuate a ucciderci e ridurci in niente.

La violazione dei monumenti come concetto di lotta probabilmente non è un modo seducente per unire le forze ma è un fatto storico che i nostri antenati e le nostre sorelle hanno vissuto e continuano a vivere. È un problema che ha bisogno di essere messo sul tavolo di discussione.

Pensate che lo stupro sia peggio della violenza in generale o pensate che una violazione sia quello che è e che il sesso non la renda meno o più problematica?
Come può la questione dello stupro rimanere sensazionalistica mentre non ci è stato chiesto il lavoro di ricerca storica che abbiamo fatto?

Leggi anche