Per molto tempo ascoltare musica in casa era sinonimo di immobilità. Le prime radio, pesantissime, in cui ascoltare i radiodrammi e le opere, poi l’impianto hi-fi, con il proprio amplificatore e i propri speaker, e i vinili, i cd e le cassette (scegliete voi la vostra generazione) allineati o ammucchiati poco distante. È arrivato dopo il computer, e con lui la possibilità di avere una discografia a portata di click. E infine lo smartphone e le casse bluetooth, due tecnologie che hanno rivoluzionato per sempre il modo e i luoghi dell’ascolto, trasformando così l’ascolto domenica in ascolto mobile. Molto spesso, però, perdendo o lasciando indietro quell’attenzione alla cura del suono che quei sistemi Hi-Fi ci avevano pazientemente insegnato.
Sonos Play nasce proprio con l’intenzione di unire mobilità e qualità sonora. È uno speaker pensato per stare in casa e, allo stesso tempo, per uscirne. Collegato al Wi-Fi entra nel sistema Sonos e può dialogare con gli altri dispositivi presenti nelle diverse stanze; tramite Bluetooth diventa invece una cassa portatile, con fino a 24 ore di autonomia e una certificazione IP67 che lo protegge da acqua e polvere e una batteria sostituibile.
Ma è soprattutto il suono a definire il rapporto con gli spazi. Sonos Play è stato progettato per offrire un ascolto stereo ricco e avvolgente, mentre la tecnologia Trueplay interviene sulla riproduzione adattandola all’ambiente in cui lo speaker si trova. È un dettaglio significativo: cambiare stanza non significa necessariamente cambiare il carattere dell’ascolto. La cassa può essere spostata, ma il sistema cerca di tenere conto ogni volta delle condizioni acustiche che la circondano.
È una forma di tecnologia quasi invisibile che non chiede all’utente di sapere come funziona. Non bisogna conoscere l’acustica della stanza, spostare continuamente i diffusori o intervenire manualmente sulle impostazioni: l’idea è che sia l’oggetto ad adattarsi al luogo, lasciando in primo piano quello che dovrebbe contare più di tutto, cioè l’ascolto.

Foto: press
E poi c’è un altro elemento meno visibile, ma altrettanto importante: il modo in cui scegliamo cosa ascoltare. L’app Sonos funziona come un armadio delle nostre abitudini musicali. Al suo interno è possibile riunire diversi servizi e contenuti, dalle piattaforme di streaming alle radio online, fino a realtà più specifiche per chi usa la musica anche come esplorazione. Nell’elenco dei servizi compatibili compaiono, tra gli altri, Spotify, Apple Music, Bandcamp, Mixcloud, SoundCloud, radio culto come NTS Radio.
È una differenza sottile rispetto al semplice Bluetooth. Invece di pensare allo speaker come a un’estensione passiva del telefono, Sonos si propone come interfaccia autonoma per l’ascolto. La tecnologia qui non serve tanto ad aggiungere funzioni quanto a ridurre la distanza tra curiosità e ascolto.
Anche per questo Play sembra appartenere a una fase diversa della storia delle casse wireless. Non è semplicemente l’ennesimo speaker Bluetooth da portarsi dietro, né vuole ricreare in piccolo il vecchio impianto hi-fi. Sta in mezzo: è un oggetto domestico che può diventare portatile senza perdere la propria relazione con la casa, ma è anche un dispositivo portatile che, quando rientra tra le mura domestiche, può tornare a far parte di un sistema più ampio.
In questo senso, una cassa non è più soltanto una cassa. È un oggetto che definisce, con una presenza minima, il modo in cui abitiamo gli spazi attraverso il suono. La musica può stare in sottofondo mentre cuciniamo, diventare il centro di una serata, seguirci sul balcone o accompagnare un pomeriggio all’aperto. Con Sonos Play non esiste un unico punto d’ascolto, ma una geografia che cambia in continuazione.










