Morte di una pornostar

August Ames si è suicidata dopo una dura polemica su Twitter e la sua scomparsa ha aperto una voragine nell'industria del porno. Da una parte la comunità gay, dall'altra quella etero.

La pornostar August Ames si è tolta la vita la scorsa settimana, pochi giorni dopo essersi ritrovata nel mezzo di una gigantesca polemica sul cyberbullismo e l’omofobia. Aveva 23 anni, e nei 4 passati a lavorare nell’industria del porno ha girato più di 270 scene per le case di produzione più importanti del settore, accumulando più di 600mila follower su Twitter. Nel 2015 August – il suo vero nome era Mercedes Grabowski – era stata nominata come Best New Starlet per gli Adult Video News Awards, gli Oscar del porno. Secondo l’ufficio del coroner di Ventura County, la ragazza della Nova Scotia è stata ritrovata morta nella sua casa californiana. Si è impiccata.

Il marito Kevin Moore, produttore per la società Evil Angel, ha rilasciato una breve dichiarazione: «Lei era tutto il mio mondo». Centinaia di fan e colleghi l’hanno ricordata sui social media, parlano di «una delle persone più gentili del mondo» e di «una ragazza piena di luce». Allora perché chi le era vicino accusa i suoi colleghi di averla spinta al suicidio?

Il 3 dicembre, pochi giorni prima della sua morte, Ames ha scritto su Twitter: «Non so chi sia la ragazza che mi sostituirà domani sul set di EroticaXNews, ma sappi che lavorerai con un ragazzo che ha fatto porno gay. Che stronzata… ma agli agenti interessa qualcosa delle persone che rappresentano? Io lavoro duramente per il mio corpo». L’attrice parlava di quelli che nell’industria sono chiamati “crossover performers”, cioè attori cisgender che lavorano con donne, uomini e transessuali. Alcuni professionisti del settore hanno una posizione simile a quella di Ames e pensano che lavorare con attori crossover significhi aumentare il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Altri, invece, la considerano una forma di omofobia.

Ames è diventata subito il parafulmine per tutti quelli – lavoratori dell’industria o meno – che sentivano il bisogno di dire la loro sul tema. Il giorno successivo Jessica Drake, un’attrice di Wicked Pictures, ha scritto: «i performer scopano con chi vogliono… se elimini persone solo perché hanno fatto porno gay allora non ragioni granché». Successivamente ha spiegato che discriminare qualcuno per la sua identità – o per il lavoro che ha fatto – non è una forma di prevenzione più efficace delle altre, anzi contribuisce a diffondere pregiudizi pericolosi.

Secondo la Free Speech Coalition – l’associazione nazionale di categoria per l’industria del porno – tutte le società che producono film “etero” devono obbligare gli attori a farsi controllare regolarmente, così da essere “scritturabili”. Chi lavora nel campo etero (che a livello legale comprende anche le scene lesbo) deve fare i test ogni 14 giorni. Alcune aziende permettono agli attori di scegliere (scena per scena) se preferiscono usare il preservativo, per altre (come Wicked Pictures) è obbligatorio. Chi gira porno omosessuale, invece, non ha l’obbligo del test ma solo quello del preservativo.

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«Ho lavorato con attori crossover, gay e anche trans», ha aggiunto la Drake. «Se questo significa entrare nella tua lista… allora non voglio più lavorare con te». Drake lavora nell’industria dalla fine degli anni ’90, ed è nota per il suo supporto alla comunità LGBTQ. È anche una delle 19 donne ad aver accusato Donald Trump di abusi sessuali. In una dichiarazione successiva ha specificato che non si rivolgeva direttamente ad August Ames, e che aveva già espresso posizioni simili in passato.

Poi c’è anche chi, come Jaxton Wheeler, un attore che si definisce pansessuale, le ha scritto direttamente: «Il mondo aspetta le tue scuse, o che ingoi una pillola di cianuro. Vanno bene anche entrambe le cose». Ames non ha cambiato la sua posizione, pensava di avere il diritto di scegliere con chi lavorare. Il suo ultimo tweet, postato il 4 dicembre, diceva: «Andate tutti a fare in culo». Il giorno dopo si è impiccata.

Quando la notizia si è diffusa online, in molti hanno scritto che il dibattito dei giorni precedenti era la causa che l’aveva portata a suicidarsi. L’icona del porno Jenna Jameson ha detto a The Blast che si sente «incredibilmente delusa da alcune persone dell’industria del porno. Sono scioccata soprattutto dalle DONNE che hanno attaccato e alimentato le polemiche contro la mia amica August. Avete le mani sporche del suo sangue».

Drake ha risposto su Twitter: «Ho visto la polemica sul crossover nella mia timeline e ho deciso di dire la mia, non intendevo fare del male ad August». Poi, raggiunta da Rolling Stone USA, ha spiegato che i «tweet rappresentano i fatti e la mia opinione. Non ho intenzione di dire altro per rispetto di August, della sua famiglia e dei suoi amici». «Non supporto il cyberbullismo… soprattutto se poi qualcuno si toglie la vita», ha detto Wheeler a Newsweek. «Ho scritto qualcosa di orribile, ma volevo solo che si scusasse. Mi sento una persona orribile».

Secondo molti dei professionisti dell’industria del porno, la polemica sul crossover è un problema che si affronta quotidianamente, probabilmente un retaggio di un’epoca in cui non si sapeva molto della diffusione di malattie come l’AIDS. «Non credo che August fosse omofoba. Credo fosse spaventata e disinformata», ha detto Michael Vegas, un attore bisessuale che ha lavorato con la ragazza. Dice di essere stato attaccato – ed escluso all’ultimo momento dal set – solo perché in passato ha girato scene omosessuali ed è convinto che alcuni agenti alimentino questa paura per favorire i loro clienti.

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Sì, il “bullismo che porta al suicidio” è un bel titolo per i giornali, ma i problemi mentali di Ames non sono comparsi da un giorno all’altro. All’inizio dell’anno è stata ospite di Holly Randall Unfiltered, un podcast prodotto da pornostar e dedicato al loro mondo. Nella puntata che la vedeva protagonista ha raccontato dei suoi problemi di depressione, di un disturbo bipolare e delle difficoltà che stava vivendo perché non riusciva a trovare uno psicoterapeuta adatto a lavorare con un’attrice porno.

«Noi siamo lavoratori del sesso, e presentiamo al pubblico una versione falsa di noi stessi», ha detto Tori Lux, pornostar e dominatrice professionista. «Di solito non parliamo dei nostri problemi, perché farlo significherebbe compromettere la nostra carriera, e ovviamente anche l’immagine fantastica che coltiviamo con molta fatica». Will Havoc, un attore considerato crossover, ha detto di essersi sentito offeso dalle dichiarazioni di Ames. «Molti attori porno hanno relazioni lontano dalla telecamera, magari con persone che non hanno mai fatto un test. Gay, etero, o altro, non importa. Chi non vuole lavorare con attori crossover è un vero ipocrita, anche se non se ne rende conto».

L’attrice transessuale Stefanie Special dice che questo è un problema che inquina il “lato” dell’industria in cui lavora, e anche lei come Vegas è convinta che la disinformazione sia alimentata dagli agenti. «Tutti hanno il diritto di scegliere con chi lavorare», ha detto. «Ma non puoi ignorare il fatto che chi è sul set con te ha fatto i tuoi stessi test, altrimenti non sarebbe lì». Special sostiene che il vero problema è rappresentato dall’illusione che per proteggersi dall’HIV sia sufficiente non fare sesso con un certo tipo di persona. I tweet di Ames hanno toccato un nervo scoperto, perché in qualche modo alimentavano l’associazione tra le malattie sessualmente trasmissibili e la comunità queer, un’associazione che la comunità LGBTQ combatte da più di 40 anni.

La paura, gli stereotipi e i traumi passano di generazione in generazione

«Questa storia mostra a tutti la gigantesca frattura che esiste nel mondo del porno tra la comunità gay e quella etero», dice Mia Li, presidente dell’Adult Performer Advocacy Committee. «La paura della vita privata di alcuni attori è ingiustamente associata solo ai gay e ai transessuali. Ed è per questo che si utilizza lo stesso sistema di esami medici».

Purtroppo, però, anche attrici di successo come August Ames possono ritrovarsi sole e senza aiuto.

«Dopo la tragedia della morte di August ho visto molti professionisti del porno parlare dei loro problemi mentali», ha spiegato Li, specificando che sono molti gli attori che hanno sofferto di depressione, ansia, tossicodipendenza e disordini post traumatici. «La paura, gli stereotipi e i traumi passano di generazione in generazione e dobbiamo combatterli con l’educazione, con una discussione pubblica non violenta e mantenendo una mentalità aperta».

«Non dobbiamo cedere alla volatilità della comunicazione online, spesso alimentata da outsider aggressivi. Dobbiamo trattarci da esseri umani, tutti con sfumature e storie diverse».

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