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La prova della capacità costruttiva di Dio

Giuliano Ferrara e la signora Agnese Landini. L'analisi del renzismo deve passare per forza di cose dalla First Lady, dalla Marianna che mancava all'Italia

Matteo Renzi e la moglie Agnesi, durante la visita alla Casa Bianca.

Matteo Renzi e la moglie Agnesi, durante la visita alla Casa Bianca.

Un uomo è la sua donna? No, questo è troppo. Lo stile è l’uomo, si dice, ed è ragionevole. Ma la mia donna è se stessa, è la “sua” donna, è Beatrice stilnovista e filosofa in Paradiso, se bella e sapiente, non può essere un medium del giudizio su di me. La rassegna pop del renzismo, inteso come Matteo Renzi e non come sbrodolatura di un fenomeno politico, deve necessariamente affrontare, con circospetta attenzione e un tentativo almeno di eleganza, il lemma: Agnese.
I luoghi del web che informano nella leggerezza del tratto immediato, e nella pesantezza del convenzionalismo, ce l’hanno ritratta, Agnese Landini, la First Lady, in una situazione domestica pasquale. La spesa al mercato di paese, le uova di cioccolato che sconfinano da una busta con allegri ciuffi di confezione cartacea argentata, pronte per i ragazzi e per i palati golosi di una tavola a Rignano («Roma ladrona, Rignano non perdona»). E Rignano, lo sappiamo tutti, è la generosa e nobile sottomarca dell’essere fiorentino di premier ragazzino (e famiglia con figli).

Agnese, lo si vede subito, ictu oculi, non è in alcun senso una sottomarca. È un brand, e anche parecchio sontuoso. È l’insegnante precaria che non chiede, che non deve mai chiedere. È madre e sposa senza fregi retorici, si trasferisce a Roma con Matteo, ma ha autonomia e governa il Regno delle due case, dei due spazi, della domesticità ristretta del nido e di quella allargata della Repubblica di Palazzo Chigi. Ha però, e qui non tornano i conti dell’eventuale angelicazione, dell’astrattezza, un corpo formidabile, sensuale, elegante, e per chi conosce le donne, semplicemente bello, attraente. La voce ha il tratto degli anni giovanili, la freschezza. Il volto ha il tratto pertinente dello spirito franco, chiaro, ed è disegnato intorno a un Naso celestiale, grandioso e puntuto, che mi è capitato di definire “la prova della capacità costruttiva di Dio”.

Il naso vuole la maiuscola, nella storia della letteratura russa, cioè della letteratura superiore, specie nel grottesco e nel realismo allegorico, dell’Ottocento. Il Naso è un racconto fantastico di Nikolai Gogol, e il titolo di un’opera molto bella di Dmitri Shostakovich. Il Naso circola come maschera nelle Anime morte. Ed è tra i protagonisti ambigui del racconto settecentesco di Laurence Sterne, e il Settecento senza la letteratura inglese e le sue digressioni ultramoderne sarebbe un secolo perduto. Insomma, senza Naso non esisterebbero quelle marionette fantastiche che tutti noi siamo. Averne, di naso, vuol dire esserci. Non averne, è un noioso viaggio verso il nulla. Agnese ne ha.

Che Renzi si sia innamorato della sua signora e che con lei faccia coppia in modo disinvolto e riservato, è un bell’esserci. Coppie celebri pullulano in politica. Talvolta sono tradizionali e banali. Talvolta molto di potere, complici, basti pensare ai Clinton e alla tentata successione in corso. È rassicurante circostanza questa, specie nelle culture politiche puritane in cui la privacy della gente di Stato è rivoltolata nella curiosità pubblica, perché lo stile è l’uomo, e la politica è l’uomo o la donna. Con Agnese Landini Renzi la rassicurazione è raddoppiata nella perfetta simmetria con Matteo Renzi Landini.

Di Matteo scout si dice che nel suo esordio di combattimento, quello del polemista e pubblicista delle scuole superiori, predicava comportamenti da catechismo della Chiesa, e le sue biografie, in specie quella dell’Allegranti, registrano pronunciamenti contrari ai rapporti amorosi prematrimoniali. Chissà. Siamo smagati e fantasiosi e pettegoli, e vorremmo teoricamente sapere perché il potere italiano, da quello di Alessandro VI Borgia a quello di Silvio Berlusconi, un lungo tratto di strada, è sempre intrecciato a peccato e sessualità. Ma immagino che non ci sia niente da sapere, niente perfino da domandare. E non per via delle uova di Pasqua, di Rignano, del precariato docente, della simpatia riservata e distaccata, ma per via di quel modo di portare il suo sé che abbiamo imparato a conoscere nel primo farsi stagionale del premier con famiglia e della famiglia con premier.
A volte siamo fortunati. Lo dico con riserva pudica. Ma all’Italia mancava una sua Marianna, un simbolo quieto e spavaldo di repubblicanesimo, anche senza berretto frigio e magari con le uova di Pasqua. E forse ora ce l’ha. Chissà. Vedremo. Non tutto dipende dal futuro di Renzi, famoso mangiafuturo, famoso affabulatore intorno al futuro. Molto dipende, ironicamente, dal futuro di lei, di Agnese.

P.S. Per chi leggesse queste righe come apologetica della signora Renzi, e nell’ora di Twitter è molto diffusa la tendenza al non saper leggere l’ironia, ho un sola risposta: vi mando tutti a Dio.

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di Maggio.
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