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In Italia è difficile abortire, lo dice anche il Consiglio d’Europa

Il problema riguarda l'accesso al servizio garantito dalla 194 ma non dagli ospedali, dove gli obiettori arrivano anche al 100%

A febbraio 2013, la Cgil ha presentato al Consiglio d’Europa, organizzazione intergovernativa che tutela i diritti umani (da non confondere con il Consiglio Europeo), un reclamo collettivo contro il Governo Italiano sulla violazione dei diritti delle donne ad accedere all’interruzione volontaria di gravidanza e delle discriminazioni che subiscono i medici non obiettori in termini di carico di lavoro.

Il Consiglio ha dichiarato che «Le donne che cercano accesso ai servizi di aborto continuano ad avere di fronte una sostanziale difficoltà nell’ottenere l’accesso a tali servizi nella pratica, nonostante quanto è previsto dalla legge», questo anche perché le strutture sanitarie «non hanno adottato le misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dal personale che invoca il diritto all’obiezione di coscienza».

La legge che regola l’interruzione di gravidanza in Italia si chiama 194/78, ed è la stessa che regola l’obiezione di coscienza di medici e personale sanitario. Nell’articolo 9 c’è scritto: «L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento», ma c’è scritto anche che «Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8». Non ci sono veri e propri limiti riguardo il numero di medici obiettori, in certe regioni la percentuale degli obiettori è superiore all’80% (in Molise e Basilica è superiore al 90) e in alcuni ospedali il 100% dei medici si rifiuta di applicare la legge – come il caso di Ascoli Piceno, raccontato a Presa Diretta.

Qui sta la discriminazione dei medici non-obiettori: il Consiglio d’Europa ha indicato che «la Cgil ha fornito un ampio numero di prove che dimostrano come il personale medico non obiettore affronti svantaggi diretti e indiretti, in termini di carico di lavoro, distribuzione degli incarichi, opportunità di carriera». Il Presidente della Laiga (Libera associazione italiana ginecologi) Silvia Agatone ha raccontato all’Adnkronos di un collega che dopo aver fatto un’IVG ha dovuto lavare i ferri con cui ha operato perché il personale ospedaliero si era rifiutato, e ha sottolineato che essere obiettori «rende la vita più tranquilla».

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato che i dati forniti sono vecchi, aggiungendo che in Italia non c’è alcuna violazione del diritto alla salute delle donne. Ma sempre nell’inchiesta di Presa Diretta si citano altri dati del Ministero, secondo cui gli aborti clandestini sono circa 15.000 all’anno, ma secondo le associazioni di medici sarebbero molti di più, e il numero andrebbe studiato insieme a quello di aborti spontanei, aumentati del 40% dal 1993.

Ci sono poi le storie delle donne che riescono a compiere l’aborto nelle strutture pubbliche senza poi essere sostenute dal personale oppure che devono affrontare il senso di colpa indotto dagli obiettori.

Chiara Lalli, che si è occupata dei problemi italiani legati all’interruzione volontaria nel libro A. La verità vi prego sull’aborto ha scritto riguardo l’obiezione su Internazionale «Sono molte le professioni che comportano doveri che personalmente condanniamo, ma la nostra coscienza non è un motivo abbastanza forte da esentarci. Se questi doveri sono insostenibili, dovremmo forse riflettere meglio sulle nostre scelte professionali» – molto meno semplicistico del mio «Non vuoi fare aborti? Non fare il ginecologo». Le sentenze come questa non hanno alcun effetto diretto, ma ci ricordano che quando parliamo di aborto in Italia e di obiettori non è un discorso sulle ideologie, ma di applicazione di una legge. E da questo non si deve tornare indietro.