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Un’armata di lupi per Putin

Guidato da un leader carismatico e megalomane, il club di motociclisti più importante di Russia È un inquietante mix di nazionalismo, omofobia e culto della guerra. sempre in marcia nel nome di dio e di un presidente macho

I lupi di Putin - Foto Host Photo Agency - Ria Novosti via Getty Image

I lupi di Putin - Foto Host Photo Agency - Ria Novosti via Getty Image

Alexander Zaldostanov, presidente del club di motociclisti più famigerato della Russia, riemerge dopo una nuotata purificatrice nelle acque calme di un laghetto. È un tipo che non passa inosservato: alto, tatuato e pieno di muscoli. I capelli, una criniera leonina, sono raccolti dietro la schiena in treccioline nere, e dal collo pende un crocifisso d’argento: «Va sempre a nuotare nel lago per circa un’ora. Gli serve per mantenere uno stato d’animo positivo», dice di lui uno dei suoi luogotenenti, un kazako massiccio di nome Aman che fuma una sigaretta dietro l’altra. Lo chiamano il “Chirurgo”, ha 52 anni, è un ex odontoiatra e ora è il capo dei “Lupi della notte”, il più grande club di motociclisti della Russia. È anche un uomo molto impegnato. Ha passato l’ultima settimana a preparare l’evento più importante dell’anno per il suo club, un raduno nella città di Sebastopoli, sulla costa della Crimea recentemente riannessa dalla Russia: una giornata di esibizioni di motociclette, manovre militari e inquietanti manifestazioni di nazionalismo. Una sera, mi raccontano, ha anche incontrato il vicepresidente dell’Argentina. Qualche settimana prima, invece, aveva sfidato a duello un esponente del governo locale che si era opposto alla cessione piuttosto dubbia di un terreno da parte del governo, una cava di ghiaia dismessa che è stata affittata ai Lupi della notte come sede del loro raduno, con uno sconto del 99,9% (il funzionario non ha accettato la sfida). Dopo la nuotata, il Chirurgo si avvicina alla riproduzione di un aereo della Seconda Guerra Mondiale. Parcheggiato lì accanto, in mezzo all’erba, c’è un carro armato proveniente da uno studio cinematografico del Kazakistan. Tutti e due sono pronti per essere usati durante il raduno, per uno spettacolo fantasmagorico che celebra la vittoria dell’Armata rossa contro Hitler, concepito con l’intento di alimentare la crescente nostalgia dei russi verso l’epoca sovietica. «L’argomento della guerra mi esalta parecchio, in questo momento», dice il Chirurgo. «Io sono un guerriero e combatto per il mio Paese, per la mia storia. Parlo di quello che la Russia deve affrontare in questo periodo storico. Soprattutto la merda che ci sta tirando addosso l’America».

Il chirurgo Alexander Zaldostanov è nato a Kirovograd, nell'Ucraina centrale, nel 1963

Il chirurgo Alexander Zaldostanov è nato a Kirovograd, nell’Ucraina centrale, nel 1963

Sopra la sua testa, appese a un nastro trasportatore arrugginito, pendono due enormi mani di metallo. L’anno scorso sono state usate per manovrare dei burattini che rappresentavano «i dimostranti filo-occidentali». È la rilettura dei Lupi della notte della rivoluzione di piazza Maidan del 2014, che ha destituito il Presidente filorusso dell’Ucraina. Più o meno è la stessa versione del Cremlino: i fascisti ucraini appoggiati dall’Occidente hanno rovesciato un governo legittimo e hanno installato nel Paese una giunta con intenzioni minacciose nei confronti degli abitanti di etnia russa. Una delle mani di metallo aveva anche un anello (ora è stato rimosso) con il logo di un’aquila sospettosamente simile a quella del sigillo del Presidente degli Stati Uniti: «Non è l’America», mi rassicura Arman, «è un simbolo del male internazionale».

«Tutto questo ha un significato», mi spiega il Chirurgo-Alexander Zaldostanov, osservando i suoi cimeli di guerra, «servono per rappresentare la mia visione, tutto quello che ho in testa». Sono venuto in Russia proprio per capire quale sia la visione del Chirurgo e dei suoi Nochniye Volki. Il leader dei Lupi della notte è una delle star più importanti del movimento nazionalista russo, un uomo capace di trasformare una gang clandestina di motociclisti in un’avanguardia di guerrieri patriottici (si dice siano circa 5mila) con legami molto stretti con il Cremlino.

Lo si può trovare spesso sui media russi mentre tuona contro i nemici della Madre Russia: l’America, l’Europa, gli omosessuali, i liberali, i traditori e le “quinte colonne” che vogliono destabilizzare il Paese. Spesso organizza raduni di motociclisti per promuovere il patriottismo e la religione ortodossa e guida rumorosi pellegrinaggi su due ruote verso chiese e luoghi sacri. Ha giurato di difendere il Cremlino da ogni tipo di protesta ispirata alla rivoluzione di Piazza Maidan e di essere pronto a morire per Vladimir Putin. Questa è una delle sue dichiarazioni più celebri: «Ovunque ci sia un membro dei Lupi della notte, quel luogo va considerato parte della Russia». Recentemente ha organizzato una manifestazione di protesta contro la Nato in Slovacchia, e ha cominciato a lodare la memoria di Stalin.
La stampa occidentale li ha definiti gli “Hell’s Angels Russi” e ha sottolineato il loro ruolo cruciale come serbatoio di un nazionalismo molto muscolare. Ma ogni definizione è riduttiva. Nel febbraio del 2014, all’inizio della manovra di annessione da parte della Russia, il Chirurgo è stato visto salire su un aereo diretto in Crimea. Quando è atterrato, i Lupi della notte stavano già collaborando con le milizie filorusse e hanno assaltato un’armeria della Marina ucraina. Il Chirurgo in persona ha coordinato «la confisca di armi ucraine da parte delle forze russe».

Il 18 marzo 2014 la Russia ha ufficializzato l’annessione della penisola. Non è stato accertato sei i Lupi della notte abbiano agito da soli o abbiano eseguito ordini degli ufficiali russi, ma è difficile che il Cremlino non abbia autorizzato, almeno tacitamente, un’azione di questa portata (secondo alcuni media russi, il Chirurgo è stato anche insignito di una medaglia “per la liberazione della Crimea e di Sebastopoli”).

Quando è scoppiata la guerra nella zona orientale dell’Ucraina, un conflitto che non è ancora terminato e in cui sono morte fino a oggi oltre 8mila persone, un gruppo di Lupi della notte si è unito ai miliziani filorussi, ha organizzato un “convoglio di aiuti umanitari” nella regione e, come ho avuto modo di verificare io stesso, ha iniziato a svolgere funzioni di polizia a Luhans’k, una delle due Repubbliche separatiste che si sono autoproclamate nella zona. «Per la prima volta abbiamo resistito contro il Satana della globalizzazione, la brutalità dell’Occidente, la corsa al consumismo che cancella la spiritualità, la distruzione dei nostri valori, tutte queste chiacchiere sugli omosessuali e la democrazia americana», ha dichiarato con orgoglio il Chirurgo. Una retorica che richiama la crescente ondata di nazionalismo in Russia e la brusca virata a destra del Paese. Sotto Putin, il Cremlino ha incarcerato giornalisti e oppositori, ha proibito la “propaganda omosessuale” e creato partiti politici finti che garantiscono un’apparenza di governo democratico. Soprattutto, usando il suo enorme apparato di propaganda (radio e giornali controllati dal governo, e più di tutto la televisione), ha alimentato il fervore patriottico. «La Russia è come il regno degli specchi deformanti», mi ha detto un moscovita liberale che ho conosciuto durante una cena nella capitale, riferendosi alla favola sovietica in cui un re malvagio usa specchi deformanti per fare il lavaggio del cervello ai sudditi.

Il Chirurgo e i Lupi della notte hanno prosperato in questo nuovo ecosistema nazionalista. Recentemente hanno ricevuto dal Cremlino fondi per un milione di dollari per organizzare manifestazioni patriottiche come quella di Sebastopoli. In diverse occasioni, lo stesso Vladimir Putin è salito in sella a una Harley a tre ruote e ha viaggiato per le strade del Paese con il Chirurgo a fianco.

Nel 2013 Putin gli ha anche conferito la Croce d’Onore per “l’attività di educazione dei giovani al patriottismo” e lo scorso giugno ha annunciato che un astronauta russo avrebbe portato la bandiera del club nello spazio. Secondo Mark Galeotti, esperto di politica russa e professore alla New York University, Putin è stato bravo a trasformare i Lupi della notte in «milizie ausiliarie dello Stato», una mossa in linea con il suo impegno a far diventare alleati tutti i potenziali oppositori del suo governo. Ma tutto questo, anche se vero, non riesce a spiegare come abbia fatto una gang di motociclisti underground ad acquisire una posizione di potere così grande. E, soprattutto, cosa vuole ottenere ora che è stata lasciata libera di agire. «Siamo l’esercito della Russia», mi dice il Chirurgo. E aggiunge: «Non voglio incontrare giornalisti stranieri, non scriveranno mai niente di buono su di noi». Ha accettato controvoglia di essere intervistato da me, solo perché sono stato raccomandato da un membro del club di Mosca. «Per loro sarò sempre il cattivo. Io sono il cattivo, i Lupi della notte sono la gang di Putin e cose del genere. Vaffanculo. Ovunque andiamo, la gente ci accoglie a braccia aperte e ci lancia fiori. Vedrai a Sebastopoli».

Il Chirurgo entra in un edificio derelitto di quattro piani che ospita la sede locale dei Lupi della notte e sparisce. Tra due ore deve salire su un aereo per Mosca, con un biglietto di prima classe. Quando riemerge è vestito di tutto punto con l’armamentario del biker: stivali neri, jeans neri e giubbotto nero con il celebre logo del club, la testa di un lupo in fiamme. Dmitry Simichein, leader del distaccamento di Sebastopoli, lo fa salire su un pickup decorato con i simboli del club. Partiamo di corsa verso l’aeroporto. Mentre Simichein fa lo slalom in mezzo al traffico e lampeggia in modo arrogante per fare spostare le macchine troppo lente, faccio una domanda sul Satana della globalizzazione: «L’esempio più facile sono gli abusi sessuali», risponde il Chirurgo, «quello che prima era considerato un peccato, e cioè la pedofilia (ma in realtà intende l’omosessualità, nda) ora è stato legalizzato. Gli hanno dato anche il permesso di sposarsi in Chiesa! I preti non sono solo dei traditori, sono Satana in persona. Se permettono questi matrimoni oggi, domani la pedofilia sarà permessa e accettata da tutti. Poi il sesso con i morti e poi mangiare la merda. Se non li fermiamo si aprirà l’abisso dell’inferno».

Alcuni membri della gang nella sede di Lugansk, Ucraina. Durante la crisi in Crimea del 2014, i Lupi della Notte hanno combattuto insieme ai ribelli filo-russi contro le truppe ucaine

Alcuni membri della gang nella sede di Lugansk, Ucraina. Durante la crisi in Crimea del 2014, i Lupi della Notte hanno combattuto insieme ai ribelli filo-russi contro le truppe ucaine

Siamo quasi arrivati all’aeroporto, il motore del pick up è surriscaldato e Simichein accosta un attimo, giusto il tempo per farmi vedere che se in occidente il Chirurgo è un indesiderato – gli Stati Uniti lo hanno inserito in una lista di personaggi da sanzionare per i suoi legami con i servizi segreti russi e per il suo coinvolgimento nella guerra in Ucraina – in Crimea è un eroe. Una donna lo riconosce subito: «Guarda chi è!», esclama avvicinandosi al finestrino insieme alla giovane figlia, «Lupi della notte. Il Chirurgo!». Chiede un ricordo: «Non capita spesso di poter fare una foto con una persona così importante». Il Chirurgo sorride e si mette in posa con le due donne: «Ti auguriamo tanta salute, grazie per il tuo patriottismo», dice la donna mentre ripartiamo, «da parte di tutta la gente di Sebastopoli e della Crimea!».

I Lupi della notte sono nati negli anni ’80 negli ambienti anarchici di Mosca, e all’inizio erano solo un gruppo di metallari e motociclisti che si radunavano nelle cantine di un condominio. Sono gli anni della “perestrojka” del Presidente Michail Gorbaciov, e le strutture dell’epoca sovietica cominciano a crollare. Musica occidentale, droga, ideologie ribelli e controcultura si fanno largo nella capitale. I membri della gang si godono la nuova atmosfera di libertà e sfrecciano per le strade della città a bordo di decrepite moto Dnepr dell’epoca sovietica o di Jawa cecoslovacche. Provocano disordini con la polizia, si scontrano con i Lyubers, una gang di bodybuilder di un quartiere vicino al loro e affollano i concerti delle rockband moscovite. «Ci radunavamo ogni notte, dalle 50 alle 100 moto», mi racconta Ed Ratnikov, un vecchio compagno del Chirurgo: «Te lo immagini? La polizia si cagava addosso». Tra i primi membri dei Lupi della notte ci sono anche un musicista, un meccanico e un massaggiatore. Zaldostanov è odontoiatra in una clinica dentale e vive una doppia vita. Sta in giro tutta la notte, poi entra da una finestra sul retro in clinica e si toglie la giacca di pelle per indossare il camice (Roos Turin, un altro dei fondatori della scena biker di Mosca, dice che all’inizio Zaldostanov voleva farsi chiamare “Il Dentista”, ma poi ha cambiato idea perché non gli sembrava abbastanza minaccioso). I Lupi della notte lavorano come security delle rockband locali e garantiscono protezione a quelle nuove attività legate al mercato nero che vogliono evitare grane con la polizia e con i gangster della criminalità organizzata.

“In Russia c’è un famoso detto: se senti parlare di patriottismo, vuol dire che qualcuno sta rubando qualcosa”

Secondo il Chirurgo, si trattava di un’opera di bene: «Eravamo dei Robin Hood. La gente apriva negozi e piccole attività imprenditoriali e noi li proteggevamo come dei veri amici. Poi è diventata anche una questione di affari. Ma la gente voleva i Lupi della notte come protettori, eravamo i boss». Il Chirurgo si afferma rapidamente come leader della gang grazie alla sua ambizione e al suo carisma. Hilary Pilkington, sociologa inglese che ha studiato la controcultura russa di quegli anni, dice che era considerato «il re di Mosca». Il Chirurgo frequenta molto Berlino e lavora come buttafuori al Sexton, un leggendario club rock della città. Si trasferisce in una casa occupata, sposa una ragazza tedesca (da cui poi si è separato) e si immerge nel turbolento e sfrenato mondo dell’underground di Berlino, imparando la cultura delle motociclette dai membri del distaccamento locale degli Hell’s Angels. «Gli piaceva l’atmosfera di libertà di Berlino», ha ricordato recentemente il proprietario del Sexton, «dentro aveva un’anima punk».

Casualmente, nello stesso periodo il futuro Presidente della Russia, Vladimir Putin, opera come agente di medio livello del KGB dall’altro lato del Muro, nella città di Dresda. Nel 1991 i Lupi della notte cominciano ad abbandonare le loro origini da fuorilegge e, quando un gruppo di generali comunisti tenta un golpe contro Gorbaciov, sono in prima linea sulle barricate per difendere il Cremlino dai carrarmati. Il successore di Gorbaciov, Boris Eltsin, consegna al Chirurgo una medaglia al valore (un’onoreficenza che lui oggi disprezza). La gang si struttura, ha un manager che gestisce gli affari e viene chiamata spesso per partecipare a spot pubblicitari. “Nel 1991, il Chirurgo si vedeva più spesso in televisione, nei videoclip e sui giornali che nei luoghi di ritrovo della sua gang”, scrive Pilkington.

La transizione all’economia di mercato negli anni ’90 provoca l’aumento della disoccupazione e del crimine organizzato. Ma i Lupi della notte prosperano. Nel 1992 il Chirurgo apre il Sexton a Mosca, tre anni dopo la gang possiede un laboratorio di tatuaggi, un negozio di moto e una linea di abbigliamento chiamata Wolf Wear. Il loro primo raduno attira migliaia di persone. «A volte sogno ancora la sala operatoria», mi dice il Chirurgo a Sebastopoli, «ma adesso so che sto facendo quello per cui Dio ha deciso di salvarmi. Sto pagando i miei debiti. Però non sono mai stato così felice in vita mia come quando andavo in giro con la mia prima moto, una Jawa». I club di motociclisti sono spesso uno strano mix di opposizione verso l’autorità, idee antisociali e regole democratiche, in cui ogni decisione viene presa in gruppo con un rigido sistema di votazioni. A metà anni ’90, il Sexton viene distrutto da un incendio e il Chirurgo, attraverso una delle sue società, compra due edifici alla periferia di Mosca. Secondo quanto mi racconta la giornalista Nataliya Telegina, che ha indagato sull’acquisto, molti membri pensavano che il nuovo quartier generale della gang fosse una proprietà comune, invece il Chirurgo ha intestato tutto a se stesso. Ivan, un membro degli Hell’s Angels di Mosca, mi racconta che il Chirurgo ha anche riscritto lo statuto del club, creando una struttura centralizzata e assumendo molto più potere. «Ha fatto come Hitler in Germania», mi dice. Ivan, che si fa chiamare Hippo, e un altro membro di nome Sascha accettano di incontrarmi in un ristorante del centro. Tutti e due facevano parte dei Lupi della notte, ma hanno lasciato nel 2001, infuriati per la megalomania inarrestabile del Chirurgo, e hanno fondato insieme ad altri otto motociclisti il distaccamento moscovita degli Hell’s Angels. All’inizio il Chirurgo voleva dare ai suoi una struttura simile a quella del famoso club occidentale, tanto che il primo manuale delle regole della gang era praticamente una traduzione in russo di quello degli Angels. Oggi invece è un accanito detrattore della loro identità fuorilegge, e sui giornali russi li ha definiti: “Trafficanti di armi”, “Diavoli” e “Cartelli della droga su due ruote”. A giugno ha inviato una petizione al parlamento russo per inserire sia gli Hell’s Angels che i loro rivali Bandidos nella nuova lista delle organizzazioni straniere “indesiderate”. Da quando Ivan e Sascha se ne sono andati, i Lupi della notte hanno abbandonato definitivamente le idee della controcultura. Il Chirurgo appare spesso insieme a Putin, riceve finanziamenti dal Cremlino e partecipa regolarmente ai raduni nei siti religiosi ortodossi. Esiste anche una società chiamata Wolf, che si occupa di organizzare competizioni giovanili che uniscono prove di abilità in moto e “Combattimenti, arti marziali, uso di armi da fuoco e da taglio”. Il Chirurgo è anche tra i fondatori di Anti-Maidan, un gruppo patriottico che si prefigge di opporsi a qualunque movimento democratico che si faccia avanti in Russia. «Non li consideriamo più un club di motociclisti», dice Ivan. «In Russia c’è un famoso detto: se senti parlare di patriottismo, vuol dire che qualcuno sta rubando qualcosa», continua, «Zaldostanov voleva essere il numero uno, quello con più potere e più soldi. Ci è riuscito molto bene. È diventato il ministro della cultura biker in Russia».

Il chirurgo Alexander Zaldostanov insiee al Presidente russo Vladimir Putin. I due condividono la passione per le motociclette e le attività a torso nudo

Il chirurgo Alexander Zaldostanov insiee al Presidente russo Vladimir Putin. I due condividono la passione per le motociclette e le attività a torso nudo

Il quartier generale dei Lupi della notte si trova in una pianura alluvionale desolata alla periferia di Mosca, nello stesso luogo in cui il leader sovietico Nikita Krusciov sognava di costruire una versione russa di Disneyland. Il Sexton è la mecca dei motociclisti russi, e oggi ospita un club, diversi bar e un ristorante che serve sushi. Il Chirurgo dorme su un divano-letto da qualche parte all’interno della struttura. Il posto ricorda la città-mercato Bartertown di Mad Max, ma con un’atmosfera militare. In cortile, due cannoni fiancheggiano un palco a forma di nave da guerra con due carrarmati parcheggiati vicino. I Lupi della notte hanno preso a cuore il tema dell’educazione dei giovani russi e organizzano spettacoli estivi finanziati dal Cremlino. In quello del 2013, un personaggio simile alla Statua della Libertà ha cercato di rapire la principessa della neve Snegurochka, ma è stato sconfitto dalla gang: «Il nostro obiettivo è creare un’alternativa al dominio della cultura straniera», ha detto il Chirurgo a un giornale russo. La svolta nazionalista è arrivata nel 2009, quando Putin, al tempo Primo Ministro, è venuto in visita a Sexton dopo un incontro ufficiale con il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, e ha consegnato al Chirurgo «un’enorme bandiera russa, come simbolo di protezione durante il loro viaggio» verso il raduno di Sebastopoli. Da allora i due si sono incontrati spesso: «Zaldostanov ha portato a Putin lettere e souvenir da Sebastopoli, e Putin lo ha incoraggiato a organizzare eventi pro-russia in Crimea». Il Chirurgo mi dice che la dissoluzione dell’Unione Sovietica lo ha amareggiato molto: «Si sono persi i valori, la gente ha dimenticato la propria storia e ha disonorato la memoria dei propri nonni», dice, «gli impostori che ho sempre odiato si sono riciclati velocemente, da comunisti sono diventati capitalisti». Ha attraversato un periodo di forte delusione, un viaggio nel deserto in cerca di risposte, finché non ha identificato i responsabili: i sostenitori della democrazia, il liberalismo e Wall Street. Dietro a loro si aggira nell’ombra la stessa mano nascosta: «Il sistema democratico e il comunismo sono la stessa cosa. Non vedo differenze: stesse bugie, stesso modo di fottere la gente». È diventato religioso dopo un incontro con un prete al funerale di un membro della sua gang. E così ha trasformato i Lupi della notte in un esercito pronto a combattere le forze oscure, usando la motocicletta come simbolo di liberazione.