Home Rolling Affairs News

“Vengo da Ghana” oltre che razzista non è nemmeno benefica

Dopo il nostro articolo di ieri abbiamo contattato il direttore della ong Ugandese indicata dal suo autore e sorpresa: è rabbrividito alla lettura del testo e non ha mai sentito nominare nessun Marco Dona.

Qualcuno ci ha accusato di essere bigotti, altri di non averne compreso la satira o di gettare fango su quella che, in realtà, sarebbe un’iniziativa benefica. La polemica nasce da un nostro articolo pubblicato ieri, in cui commentavamo la canzone che in questi giorni guida la Viral 50 Italia di Spotify, Vengo da Ghana: un’accozzaglia di stereotipi razzisti messi insieme nel modo più volgare possibile dal conduttore radiofonico Marco Dona, una delle voci dello Zoo di 105.

Premesso che la satira, per definizione storica, è qualcosa che si fa contro i potenti e non su gente che non detiene nemmeno il diritto di voto, è inutile dire che l’articolo ha attratto parecchie polemiche. Sui social è scoppiata una baruffa fra i fan della trasmissione che difendevano la mossa di Dona e chi invece come noi sosteneva che il pezzo è razzista. A intervenire, ieri sera su Facebook, è stato proprio lo stesso Dona, che si è spiegato così in un commento sotto al nostro post: “Alle spalle di questo mio progetto c’è un orfanotrofio scuola primaria dell’Uganda a cui andrà il 100% dei proventi e, a tempo debito, saranno pubblicati foto e video che documenteranno tutto. La missione, mia e di chi ha comprato il brano, è cercare di tirar su i soldi per la costruzione di un pozzo d’acqua o, almeno, comprare qualche letto a castello. Grazie per la promozione, anche se bigotta, sicuramente efficace e utile alla causa.”

Quindi, ricapitolando: una persona con un notevole seguito radiofonico e social mette fuori una canzone piena di stereotipi razzisti e xenofobi. Mettiamoci anche che stia davvero agendo per il bene. Mettiamo caso che, umiliando e prendendo per il culo sei milioni immigrati regolari italiani, voglia davvero aiutare un orfanotrofio in Uganda. Il brano, nei canali ufficiali, esiste solo in streaming su Spotify e in download/streaming su iTunes/Apple Music. Stando ai dati forniti dal canale americano CNBC, la cifra di pagamento all’artista per ogni stream su Spotify è in media 7 millesimi di dollaro. Moltiplicato per le 28898 riproduzioni attuali di Vengo Da Ghana viene fuori un 202,286 dollari circa. Sperando che su iTunes/Apple vada ancora meglio coi download, possiamo augurare a Dona di ottenere un altro 6/800 dollari arriviamo a un simbolico mille euro. 

Un migliaio di euro possono giustificare un’operazione culturalmente così infima? Ovviamente no e se anche le cose stessero come ce le racconta Dona gli esiti non compenserebbero affatto l’operazione. Infestare di insulti razzisti le orecchie degli ascoltatori della sua trasmissione, per quanto siano orecchie avvezze a ricevere il peggio della radiofonia italiana, è un fatto molto più grave di qualsiasi letto a castello donato in Uganda. È un po’ come avvelenare le falde acquifere a monte per irrigare i campi fottendosene di quelli che a valle – molto più numerosi – finiranno per bersi l’acqua intossicata. È semplice da capire, anche per Dona.

Il punto incredibile è che qui il problema non si pone neanche: in Uganda nessuno è stato avvertito del grandioso “progetto” del dj. Questa mattina ci siamo messi in contatto con Duncan Nelson Musinguzi, il fondatore e direttore di Little Angels Uganda (cioè l’orfanotrofio linkato dallo stesso Marco Dona) chiedendo informazioni sul famoso “progetto” e traducendogli il testo della canzone. Questa è la risposta: “Non posso credere a quello che mi state dicendo ma una cosa ve la posso assicurare: non conosco nessuno in Italia che si chiami Marco. Deve trattarsi di un furbo in cerca pubblicità con il pretesto della beneficenza a Little Angels Uganda. Ripeto: non conosco questo dj radiofonico.”

Marco ieri ha chiamato in redazione, sostenendo di averci fornito per errore l’indirizzo di un altro orfanotrofio.

Leggi anche