“Uomini”, “Donne”, “Negri”: il venditore cataloga i dischi guidato dall’ignoranza

«E' evidente che la madre degli imbecilli è affaticata dalle troppe gravidanze», ha commentato il sindaco di Piazzola sul Brenta riferendosi all'episodio accaduto al mercatino dell'usato locale, dove un ambulante ha dato una grande prova di ignoranza, anche musicale.

Foto via Facebook.


Quando si tratta di dividere i dischi fra i vari generi musicali il caso è sempre dietro l’angolo: solitamente il dibattito può accendersi quando si tratta di includere un determinato suono all’interno di sottoinsiemi definiti – “I Cure sono post-punk o new wave? E, invece, i Depeche Mode?” e via dicendo. Nell’epoca del politically correct, inoltre, capita pure che qualcuno storca il naso davanti all’onnicomprensiva categoria “world music”, ‘colpevole’ di fare di tutta l’erba un fascio, includendo in una macrocategoria musicale i violini balcanici di Goran Bregović come le marimba di Mulatu Astatke; senza parlare, poi, di chi suddivide tra artisti maschili e femminili, come se John Lennon fosse su un piano diverso da Aretha Franklin mentre l’accusa di sessismo attende dietro l’angolo.

Ebbene, nonostante fosse plausibile che il bombardamento mediatico degli ultimi anni avesse quanto meno allarmato riguardo la complessità dell’utilizzo discriminante del linguaggio – ultimo caso celebre, il monologo di Stefano Bartezzaghi recitato da Paola Cortellesi durante l’ultima cerimonia dei David di Donatello – c’è chi pare essere rimasto immune da tutti gli accorati avvertimenti. Il caso è scoppiato al mercatino dell’antiquariato di Piazzola del Brenta, comune in provincia di Padova, dove un ambulante ha suddiviso i vinili in vendita usufruendo di categorie che avrebbero spopolato nell’America pre-secessionista.

Con un triplo salto mortale carpiato, il venditore ha deciso di ‘suicidarsi’ dividendo gli artisti in “uomini”, “donne” e “negri”, sprofondando nel sessismo e nel razzismo in un sol colpo. Novantadue minuti di applausi per la grettezza che ancora, nel 2018, riesce a raggiungere la razza umana. L’episodio è stato subito segnalato da un musicista, rimbalzato sui social e subito finito sotto l’occhio del sindaco locale che ha promesso provvedimenti immediati, commentando: «E’ evidente che la madre degli imbecilli è affaticata dalle troppe gravidanze». Parole migliori non avremmo saputo trovarle.

Che il venditore, fiero del suo diploma di terza elementare, avesse voluto fare un favore a tutti gli appassionati di soul e r&b? Magari voleva sottolineare come, senza Little Richard, Muddy Waters o Chuck Berry, i vari Paul McCartney, Eric Clapton o Jimmy Page non si sarebbero mai sognati di iniziare a suonare la chitarra in quel modo? Il dubbio che sia andata così ha lo spessore di un’arringa umanitaria a un raduno leghista. È sconcertante, in particolare, notare che proprio chi si occupa di musica sia capace di un gesto così retrogrado e bieco, proprio ignorando il fatto che la quasi totale maggioranza degli artisti che oggi siamo abituati ad ascoltare ha preso a piene mani da musicisti afro americani, gli stessi che l’ambulante in questione ha voluto sfregiare – più o meno deliberatamente, l’ignoranza è una brutta bestia.