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Un paio di modi per usare Pokémon Go in campagna elettorale

Uno l'ha trovato lo staff di Hillary Clinton, l'altro quello di Donald Trump. Ed è abbastanza intuibile quale sia più utile.

È inutile ribadire quanto sia gigante il fenomeno Pokémon Go, il videogame di mostriciattoli lanciato in versione mobile che in una settimana è diventata l’app di gaming più famosa di tutti i tempi negli Stati Uniti. Ed è anche inutile elencare nuovamente tutte le notizie uscite in questi giorni in cui la vita reale si è messa di mezzo al gioco, e molti giocatori si sono ritrovati in situazioni diciamo “spiacevoli”. Ora c’è una nuova frontiera d’uso dell’applicazione: farlo diventare un mezzo per una campagna elettorale.

Durante un evento in Virginia, Hillary Clinton ha parlato di Pokémon Go dicendo «Non so chi abbia creato Pokémon Go ma sto cercando di capire come far andare i Pokemon ai seggi (Pokemon Go to the polls)!». Detto, fatto: lo staff di Clinton si è attrezzato per sfruttare il passaggio dei cacciatori di Pokémon in punti d’interesse – i “Pokestop” e le “Palestre” – organizzando degli stand in cui è possibile registrarsi per votare. Molte persone che hanno scelto di fare i volontari per la campagna della Clinton sono giovani, conoscono bene i trend ed evidentemente li sanno anche sfruttare. Così sono nati stand legati a Pokémon Go in svariati stati, dall’Ohio al Colorado, al grido di “Gotta Register Em All”

Ma anche Donald Trump ha deciso di sfruttare l’hype del videogame per la sua campagna: ha detto di non avere tempo di giocare, ma il suo staff ha avuto tempo di creare uno spot anti-Clinton in cui il Segretario di Stato diventa il Pokémon “Crooked Hillary” (il nickname che sta usando Trump contro la sua alleata) che una volta catturato ha questa descrizione: “Trovata spesso a mentire al popolo americano, a manovrare il sistema e a condividere mail TOP SECRET”.

Stili diversi per candidati diversi, rappresentabili con Pokémon diversi – direi Eevee per la Clinton e Magikarp per Trump.

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