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Thom Yorke sul clima: “Se scrivessi ora una canzone di protesta, sarebbe una merda”

Il frontman dei Radiohead si prepara per la contro-manifestazione della Conferenza di Parigi sul clima, che inizierà il 30 novembre

Thom Yorke. Foto: Facebook

Thom Yorke. Foto: Facebook

A pochi giorni dall’inizio della conferenza sul clima di Parigi (che inizierà il 30 novembre), Thom Yorke parla con la rivista Télérama di cambiamento climatico e del ruolo che può avere l’arte nel cambiare le coscienze.

I Radiohead sono già una band a impatto zero: Yorke spiega che il suo interesse per il tema nasce negli anni ’90. Da quel momento ha collaborato con Greenpeace, Friends of The Earth e art.350.org, è diventato vegetariano e ha organizzato un tour dei Radiohead “carbon neutral”, cioè a zero emissioni di carbonio.
Thom Yorke parteciperà al concerto di Pathway to Paris, una sorta di fuori-conferenza organizzata il 4 e 5 dicembre in cui parleranno Naomi Klein, gli ambientalisti Bill McKibben e Vandana Shiva, e come ospiti musicali ci saranno anche Flea e Patti Smith.

Il giornalista di Télérama gli ha chiesto se ha pensato di scrivere un inno di protesta, e la risposta di Yorke non lascia dubbi: «Se scrivessi una canzone di protesta contro il cambiamento climatico nel 2015, sarebbe una merda.» Continua dicendo che i tempi sono cambiati rispetto agli anni ’60, «Allora potevi scrivere una canzone che fosse una chiamata alle armi, e poteva funzionare. Beh, più o meno. Ora è molto più difficile. Non è che una canzone o un’opera o un libro possono cambiare l’opinione di qualcuno, le cose succedono gradualmente e piano piano crescono a dismisura.»

Il suo commento sulla società attuale è molto critico: «Questa società è governata da sacerdoti pronti a sacrificare le persone sull’altare per mantenere lo status quo economico. Il sacrificio continua, tutti vengono trascinati uno a uno, e ti viene tagliata la testa e tolte le interiora, e tutti quelli sotto si dicono, “Mmm qualcosa non va”. E i sacerdoti sopra dicono, “Va tutto bene, andiamo avanti così”, e litigano tra loro, e noi diciamo, “Non va bene. Perché ci vogliono uccidere?”» Il problema è principalmente economico, «Sette milioni di persone hanno accettato che le risorse sono limitate senza rendersi conto che abbiamo un sistema economico basato sulla crescita illimitata. Mobilitare la gente per tornare a interessarsi di politica sarà possibile solo quando capiremo che economia e ambiente sono due facce della stessa medaglia.»

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