Strage al BPM Festival di Playa del Carmen: cinque morti, tra cui un italiano | Rolling Stone Italia
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Strage al BPM Festival di Playa del Carmen: cinque morti, tra cui un italiano

La notte scorsa, una sparatoria ha sconvolto uno degli eventi di chiusura del festival che ogni anno attrae in Messico DJ da tutto il mondo. Le autorità sospettano un collegamento con le guerre in corso per il controllo del cartello della droga

Courtesy of BPM Festival

Verso le 10 di questa mattina (ora italiana), su Twitter e Instagram sono iniziati ad apparire i primi post di vari DJ europei che si trovano in Messico, nella turistica Playa del Carmen, in occasione della decima edizione del BPM Festival, un evento che ogni anno attrae DJ internazionali sulle assolate spiagge della Riviera Maya.

La sparatoria è avvenuta quando in Yucatán erano circa le 3 del mattino, a uno degli eventi di chiusura del festival al beachclub Blue Parrot.

Il DJ scozzese Jackmaster è stato il primo a twittare: “Qualcuno è entrato nella discoteca di Playa Del Carmen ed ha aperto il fuoco. 4–5 i morti e molti i feriti. State nei vostri fottuti hotel se siete qui al BPM”.

Il bilancio definitivo conta cinque morti, quindici feriti e tre arresti. C’è anche una vittima italiana, Daniel Pessina. Milanese, il ragazzo viveva da tempo in Messico dove gestiva un ristorante.  Voci di una seconda sparatoria al The Jungle, diffuse in un primo momento, sono state poi smentite. Oltre a Daniel, nella sparatoria sono morti due canadesi, un colombiano (bodyguard della discoteca) e una messicana, uccisa dalla calca. Un ferito è in gravi condizioni. La polizia messicana ha fermato tre persone, ma pare che sia stato un solo uomo a sparare: un esponente del Cartello del Golfo, al quale è stato negato l’ingresso. Si pensa che la sparatoria sia collegata alle guerre in corso per il nuovo cartello della droga. Chi è stato in Messico di recente, sopratutto nelle zone più turistiche, avrà notato una presenza spasmodica di polizia in borghese nei luoghi del divertimento. In realtà, la guerra per il controllo del cartello in Messico non si è mai fermata: sono almeno 80.000 le persone uccise per questioni inerenti al commercio di droga dal 2006, ma era dal rapimento di 20 turisti messicani nel 2010, per opera di Moises Montero Alvarez detto “Il Coreano”, che non si ricordava una simile strage di turisti. La guerra per il controllo del cartello messicano è sempre stata di centrale importanza per il commercio di sostanze stupefacenti in USA: è sufficiente pensare che ogni anno, i soli proventi della vendita di droga messicana negli Stati Uniti, variano dai 19 ai 29 miliardi di dollari.