Incidente Germanwings: Siamo tutti piloti col volo degli altri | Rolling Stone Italia
Home Rolling Affairs News

Siamo tutti piloti col volo degli altri

Non saranno le norme e gli screening psicologici a evitare uno schianto come quello dell'aereo Germanwings. La sicurezza non esiste, cari psichiatri da social network

L'interno della cabina di pilotaggio di un Airbus A320

L'interno della cabina di pilotaggio di un Airbus A320

Poi un giorno scopri che il cattivo, forse, era il pilota. Un’ipotesi verosimile, ma che è sempre l’ultima che vuoi considerare.

Molte compagnie, Alitalia compresa, da oggi cambieranno i regolamenti: in cabina il pilota non potrà restare mai da solo. E forse verrà messa in discussione una delle norme che, dopo l’11 settembre, avrebbe dovuto proteggerci dagli attentati e invece è costata la vita ai passeggeri e all’equipaggio dell’Airbus A320 della Germanwings: nessuno può entrare nella cabina di pilotaggio, se il pilota non lo fa entrare.

La norma ha il suo perché: la persona più determinata a volere il bene di tutti in volo deve essere il pilota. Abbiamo bisogno che sia così. Perciò l’abbiamo isolato in una cabina inviolabile, ultima roccaforte della civiltà, in cui però si è riuscita a infiltrare la volontà del male o, più probabilmente, la tristezza più nera, quella che a volte fa scrivere canzoni e che a volte è troppa anche solo per parlarne.

Una simulazione dell’incidente:

Non l’avevamo calcolato. Ora diciamo che i parenti del copilota Andreas Lubitz – per Daniela Santanchè: era tedesco – avrebbero dovuto accorgersi che qualcosa in lui non andava. Che stronzi. Siamo psichiatri da social network. Possiamo consolarci con l’aritmetica: negli ultimi mesi gli incidenti non sono mancati, la Malaysia Airlines ha perso un aereo nel nulla e uno in Ucraina dell’est, eppure (dice la Bbc) il 2014 è stato l’anno più sicuro della storia dell’aviazione (un incidente con morti ogni 2,38 milioni di voli, nel 2013 era uno ogni 1,91 milioni).

Teniamoli stretti, questi numeri, perché sono l’unico conforto che avremo la prossima volta che saliremo su un aereo. Perché non c’è legge, screening psicologico o protocollo sulla sicurezza che tenga: finché avrà libero arbitrio, un pilota sarà libero di volere anche il male. In fondo, prendere un aereo è come prendere un ascensore o bere un caffè che ha preparato un altro: un rischio. Un semplice, laico, atto di fede negli altri.