Si può curare la depressione con la ketamina?

L'anestetico dell'epoca del Vietnam potrebbe diventare un farmaco legale. La sperimentazione, negli Stati Uniti, è già molto avanzata
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Anne McNealis ha provato almeno una dozzina di farmaci diversi per gestire la sua depressione, poi si è rivolta alla ketamina. Prozac, Paxil, Zoloft, Cymbalta, pensate a un farmaco e probabilmente lei l’ha provato. McNealis, però, non ha tratto nessun beneficio dai trattamenti convenzionali. Ha combattuto con la depressione per 20 anni e anche con i farmaci si svegliava ogni giorno sperando di non sentirsi più così.

Due anni fa la donna si è iscritta a una ketamine clinic di San Francisco, voleva capire se il trattamento sperimentale poteva aiutarla più di quello convenzionale. Il national healthcare network ha messo in piedi un programma per utilizzare la ketamina per curare le forme più resistenti di depressione. McNealis sostiene che la droga le abbia salvato la vita. «Sono tornata a una sorta di normalità», dice a Rolling Stone. «Mi sento di nuovo come una persona normale».

Giovedì scorso McNealis ha incontrato il Dr. Mason Turner, il primario del Dipartimento di Psichiatria della ketamine clinic, per discutere il successo del trattamento. Secondo Turner, i dati mostrano come il 70% dei pazienti con forte depressione siano migliorati con la ketamina.

«È molto più forte di tutti gli antidepressivi tradizionali», dice. «Pensiamo davvero che la ketamina possa salvare delle vite, molti di questi pazienti hanno avuto pensieri suicidi per anni, praticamente per tutta la vita». Ma che cosa fa esattamente la droga ai pazienti? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Che cos’è la ketamina?
La ketamina, conosciuta anche come Special K, è una droga che causa allucinazioni. Chi la usa si sente separato dalla realtà e dal suo stesso corpo: la ketamina indebolisce le funzioni motorie, tanto che molti criminali la usano per annullare le difese delle loro vittime. Si può sniffare, assumere per via orale, via spray e anche iniettare direttamente nel flusso sanguigno.

Molte cliniche somministrano la sostanza (a bassa concentrazione) tramite un’infusione endovenosa, un processo che può durare anche un’ora. Nel 1970, nel pieno della guerra del Vietnam, il governo ne ha consentito l’utilizzo come anestetico e sedativo. La Food and Drug Administration (FDA), però, non ha ancora autorizzato l’utilizzo per chi soffre di depressione: tutti quello che lo fanno agiscono al limite della legalità.

Quali sono gli effetti sul cervello?
La ketamina limita la produzione di glutammato, un neurotrasmettitore responsabile della comunicazione tra corpo e cervello. Secondo i ricercatori è questo che provoca la sensazione di separazione dalla realtà e la minore sensibilità al dolore fisico.

Alcuni studi sugli animali hanno provato che la ketamina provoca un aumento della produzione del fattore neurotrofico cerebrale, una proteina necessaria allo sviluppo e al funzionamento del cervello. La sostanza, inoltre, provoca la crescita delle spine dendritiche, piccole protrusioni dei neuroni che aiutano il trasporto di segnali elettrici. Secondo McShane, questo aumento provoca la formazione di nuove sinapsi.

«Pensate ai neuroni come a degli alberi», dice il dottore, uno psichiatra a capo del ketamine treatment program di Oxford. «Durante l’inverno della depressione i nostri pensieri sono meno ricchi. In primavera, invece, gli alberi fioriscono. La ketamina stimola la produzione come se fosse un fertilizzante».

In che modo la ketamina può aiutare chi soffre di depressione?
Gli scienziati non sono ancora riusciti a capire con esattezza gli effetti della sostanza somministrata come antidepressivo, ma alcuni studi ci permettono di farci un’idea. La ketamina può ridurre la connettività della corteccia anteriore subgenuale, una regione del cervello collegata alla corteccia frontale e prefrontale. La posizione della subgenuale le permette di controllare le emozioni, i processi decisionali e le aspettative positive e negative.

I pazienti che assumono ketamina si sentono sollevati, la sostanza diminuisce l’emergere di quelle sensazioni di inadeguatezza e inutilità tipiche di questa patologia. McNealis ha lasciato il programma a febbraio, ma sostiene di aver beneficiato a lungo degli effetti del trattamento, tanto da non averne sentito bisogno per mesi. «Mi ha cambiato la vita», dice.

McNealis, però, potrebbe essere l’eccezione e non la regola; secondo McShane, molti di questi pazienti provano un sollievo solo temporaneo, rendendo necessario l’aumento delle dosi somministrate. Certo, l’effetto positivo (seppur breve) potrebbe impedire che pensieri suicidi si trasformino in realtà. Secondo Turner, un terzo dei pazienti resistenti alla sostanza hanno comunque percepito una minore incidenza di pensieri di questo tipo. «Questo aspetto è molto importante e dobbiamo sicuramente approfondirlo», dice.

Qual è la differenza tra l’uso ricreativo e quello medico?
I risultati raccolti positivi non significano certo che la sostanza vada assunta senza un controllo medico. La ketamina rende dipendenti, e sono molti i rischi a lungo termine. Così dice il Dr. Gerard Sanacora, professore di psichiatria a Yale e direttore dello Yale Depression Program. Il professore spiega che la ketamina può portare a «vivere esperienze strane e spiacevoli, alcune di queste possono fare molto male ai pazienti».

Le ricerche mostrano come la ketamina possa provocare allucinazioni, deliri e problemi cognitivi. La sostanza, inoltre, non può essere somministrata a chi soffre di altre patologie psichatriche: i pazienti schizofrenici, per esempio, non possono prenderla perché gli effetti dissociativi sarebbero troppo pericolosi.

Quali sono gli effetti collaterali?
Gli effetti collaterali dipendono dal dosaggio. Assumere dosi moderate di ketamina può provocare sbalzi di umore, confusione, vertigini, disorientamento, nausea, vomito, perdita di appetito e allucinazioni a breve termine.

Con un dosaggio maggiore, invece, gli effetti collaterali possono essere addirittura letali: panico, ansia, paranoia, aggressività e una sensazione di invulnerabilità fisica. Il battito cardiaco, la frequenza respiratoria, la pressione sanguigna e la temperatura corporea possono aumentare o diminuire a livelli preoccupanti: mischiata con l’alcool, la ketamina può essere mortale.

A che punto è la ricerca?
L’FDA ha garantito all’esketamina inranasale valore terapeutico per due volte negli ultimi quattro anni. Grazie a questa decisione è partito lo sviluppo di farmaci a base di ketamina: la sperimentazione è nella phase III e sono più di 90 le cliniche al lavoro per studiare le proprietà antidepressive della sostanza.

Nonostante siano molte le storie di pazienti salvati dalla sostanza, la comunità scientifica ritiene che ulteriori ricerche siano necessarie, soprattutto per capire meglio i possibili rischi. «Non sappiamo ancora né il dosaggio ottimale, né la frequenza della somministrazione. Non sappiamo nemmeno quanto dovrebbe durare il trattamento», dice Sanacora. I dottori devono tenere presente questa mancanza di informazioni, e in molti chiedono di costruire un registro dei pazienti per raccogliere e condividere tutti i dati.

«Potenzialmente è una delle novità più interessanti di sempre per trattare la depressione, devo dire che sembra molto promettente», dice Sanacora. «Ma dobbiamo tenere gli occhi aperti, non sappiamo ancora come somministrare la sostanza a lungo termine».