Sanremo 2017 e la polemica degli uteri in affitto

Tra il ‘complotto’ di Mario Adinolfi e la protesta silenziosa delle Sentinelle in piedi, come le scorse edizioni anche Sanremo 2017 non è sfuggita alla polemica di chi accusa la Rai di dare troppo spazio ad artisti omosessuali

Il giorno è arrivato, inizia oggi la sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo e, manco a dirlo, sono già iniziate le polemiche tra chi lamenta l’assenza del maestro Peppe Vessicchio – allarme rientrato dato che il direttore d’orchestra presenzierà nella serata di venerdì – o chi lancia il proprio j’accuse contro la presenza della youtuber Greta Menchi nella giuria d’esperti, completata dai figli d’arte Andrea Morricone e Violante Placido e dalla ex-star di Mtv Giorgia Surina, oltre che dal patron di Radio Deejay Linus, dal regista Paolo Genovese, Rita Pavone e la leggenda Giorgio Moroder, che torna così all’Ariston dopo la direzione artistica del ’97, anno in cui a trionfare furono i Jalisse.

Tuttavia, ha del surreale quanto messo in piedi negli ultimissimi giorni da alcuni personaggi di cui Sanremo, e non solo, farebbe volentieri a meno. Infatti, proprio allacciandosi alla polemica riguardante i costi del Festival, ci ha pensato in primis Mario Adinolfi a dare il proprio grottesco contributo, puntando l’indice contro la Rai, colpevole di aver utilizzato i soldi versati dai contribuenti per fare di Sanremo una sorta di Sodoma e Gomorra della canzone italiana; un covo di omosessuali in mano alla setta Lgbt (la Gaystapo, usando il termine di Adinolfi), pronta a traviare irrimediabilmente l’irreprensibile Casalinga di Voghera.

Per cui, dopo i nastrini arcobaleno portati sul palco la scorsa edizione da tantissimi artisti o lo sketch ‘un po’ troppo ambiguo’ di Luca e Paolo l’anno precedente – per non parlare della presenza nel 2016 di Elton John o di Conchita Wurst nel 2015 – Adinolfi non ci sta più, e quest’anno si scaglia contro la presenza al Festival di Ricky Martin e Tiziano Ferro. Per il giornalista baluardo dell’ultracattolicesimo, infatti, il malvagio Tiziano sarebbe pronto a versare il cachet di Sanremo direttamente nelle casse di una clinica californiana, in modo da accaparrarsi un ‘utero in affitto’: «Io il figlio dell’utero in affitto che si compra Tiziano Ferro non lo voglio pagare con il mio canone. Avrà un cachet che sarà di 250-300.000 euro, esattamente il costo di un utero in affitto in California. Il figlio a Tiziano Ferro così lo paga anche Adinolfi e tante altre famiglie italiane».

«Ricordo a Carlo Conti e alla Rai – ha aggiunto Adinolfi durante un’intervista radiofonica – che non solo la pratica dell’utero in affitto è illegale, ma anche la pubblicità alle cause dell’utero in affitto è passibile di due anni di carcere e un milione di euro di multa». Tuttavia, se questo è il mirabolante complotto che Adinolfi intende smascherare, purtroppo il suo assurdo grido d’allarme è stato accolto anche dal deputato leghista Alessandro Pagano che, richiamandosi a uno degli spot mandati in onda dalla Rai, ha definito Sanremo “il festival dell’utero in affitto”.

«Dando uno sguardo agli ospiti di Sanremo 2017 – ci ha tenuto a precisare Pagano – oltre a Mika, tra le guest star spiccano Ricky Martin e Tiziano Ferro, ovvero due testimonial della nazista pratica dell’utero in affitto… Mancava solo invitassero Elton John e Nichi Vendola e la squadra era al completo… Questa è la Rai voluta da Renzi, bocciata da tutti, e gli italiani pagano».

E se è vero che non c’è due senza tre, alla lista dei retrogradi si è aggiunto il distaccamento d’Imperia delle Sentinelle in piedi, guardiani silenziosi della corretta sessualità, che sabato 11 maggio, in occasione della chiusura del Festival, scenderanno nelle piazze sanremesi per protestare contro il “traffico di esseri umani” simboleggiato da Tiziano Ferro e Ricky Martin e da tutte le famiglie omosessuali che richiedono la possibilità anche soltanto di adottare un bambino.

Insomma, sperando che le canzoni in gara ci regalino sorprese più liete che le grida allo scandalo confezionate dai campioni di modernità di cui sopra, possiamo finalmente dirlo: bentornato Sanremo!