Roberto Burioni: «Quella volta in cui un idraulico mi ha insegnato che bisogna studiare»

Il medico e accademico racconta il suo passato da musicista, il rapporto con i social network - dove è diventato una specie di icona - e con la politica, che continua a corteggiarlo.

Roberto Burioni e Piero Angela, foto Pool Roma / IPA

In rete esistono solo due blastatori professionisti, due autentici fuoriclasse della meravigliosa arte dello zittire perentoriamente e con classe: il primo è Enrico Mentana, il secondo- e non per ordine di autorevolezza- è il medico Roberto Burioni. Famoso per i suoi match virtuali con i no-vax, divenuto un fenomeno virale grazie al suo slogan “la scienza non è democratica”, Roberto Burioni è una sorta di leader della rete. Amato, detestato, considerato un faro della scienza dai fan e uno spocchioso trombone dai detrattori, è stato a lungo corteggiato dal Pd che ha tentato, senza successo, di candidarlo alle ultime elezioni.

Non ha avuto neppure per un attimo la tentazione di candidarsi?
Da sempre ho stima e ammirazione per Matteo Renzi, che mi ha chiesto di candidarmi dicendomi “perché non si rovina la vita dando una mano al suo Paese alle prossime elezioni?” Queste parole mi hanno molto toccato e sinceramente sono stato a lungo indeciso se accettare o meno la proposta. Per me è stato un grande onore perché – come molti della mia generazione – penso che la politica sia la forma più alta di impegno per un cittadino. Alla fine ho deciso di non candidarmi per rimanere indipendente, speriamo sia stata la scelta giusta.

Che musica ascolta?
La musica è una parte importantissima della mia vita e per un pelo non è stata il mio lavoro. Dopo la Maturità Classica volevo iscrivermi al Conservatorio; suonavo il pianoforte e mi immaginavo concertista. Per fortuna mio padre mi prese da una parte e – con tatto ma anche con decisione – mi fece capire che, oltre all’ambizione, ci voleva il talento, che io purtroppo non avevo. Così sono diventato medico, ma la musica è rimasta la mia più grande passione. Amo particolarmente classica e jazz (che provo pure a suonare, con scarsi risultati); ma l’ascolto tutta, senza eccezioni. La mia casa è piena di decine di migliaia di vinili e cd dai quali non riesco a staccarmi nonostante la tecnologia. Dimenticavo, non apprezzo molto Povia, che spesso vedo ai raduni antivaccinisti.

Mi racconta la prima volta in cui ha zittito qualcuno dicendogli “la scienza non è democratica” fuori dal web?
In realtà sono stato zittito io, tanti anni fa, quando da ragazzino saputello tentai di dire a un idraulico che eseguiva dei lavori in casa dei miei come fare il suo lavoro. Lui non mi disse niente, mi guardò con degli occhi che non avevano bisogno di spiegazioni (aveva pure in mano una chiave inglese, il che mi convinse della bontà delle sue argomentazioni) e in quella occasione appresi – una volta per sempre – che la scienza e l’idraulica non sono democratiche e che bisogna studiare prima di parlare.

C’è qualcosa di poco scientifico a cui crede? L’oroscopo? La scaramanzia? Qualche teoria complottista?
Mentre la ragione mi dice che non bisogna credere alla scaramanzia o temere cose innocue, la parte irrazionale talvolta prende il sopravvento, per fortuna non nelle questioni importanti. Come è risaputo, ho una fobia terribile degli aghi e delle iniezioni (solo quando sono dalla parte dell’ago però, non ho nessun problema se mi trovo a spingere lo stantuffo), come scaramanzia ritengo che leggere o ascoltare gli oroscopi mi porti sfortuna, per cui cambio immediatamente canale radio o TV. Ai complotti non credo, se non a quelli arbitrali contro la mia Lazio!

Qualcuno la trova burbero. Cosa risponde a chi dice che la scienza dovrebbe essere gentile?
La scienza è fatta di metodo e di rigore; di regole che devono essere rigorosamente rispettate. Cosa farebbe un giocatore professionista di tennis se si trovasse davanti un avversario che ignora le regole del gioco e gli respinge la pallina con la mano invece che con la racchetta? Sarebbe molto burbero anche lui, credo.

Lei dice che di scienza può parlare solo chi ha studiato la materia di cui parla. Qual è la materia su cui lei non interverrebbe mai perché non ne sa nulla nulla?
Facciamo prima a dire quali sono i campi di cui so qualcosa: la medicina e – minimamente – la musica. Per quanto riguarda tutto il resto, ho solo da imparare.

Da scienziato ha qualche certezza da riferirci sull’amore?
Sì, dopo rigorose osservazioni e sperimentazioni scientifiche da me condotte negli ultimi decenni posso affermare che l’unica certezza riguardo all’amore è che non ci sono certezze. Forse l’unica – ma ne stiamo ancora discutendo tra scienziati– è quella che ci consente di sostenere che l’amore – specie quando è sincero – non può fare a meno di qualche piccola bugia. Essere troppo sinceri in amore è come giocare a poker mostrando le carte: non solo si perde, ma si rovina la partita!

Qualcuno la trova vanitoso. I social l’hanno resa “personaggio”, questo è certo. La cosa la lusinga?
No, per niente; anzi non essendoci abituato spesso mi trovo a disagio. Dentro di me c’è il pensiero di svegliarmi un giorno, spegnere la pagina Facebook e ritornare ai vecchi tempi quando nessuno mi conosceva! Poi trovo le scemenze dell’antivaccinista di turno, prende il sopravvento l’impellente esigenza di fustigare il somaro ed eccomi di nuovo a scrivere.

Secondo lei i social aiutano la divulgazione scientifica o quella “fantascientifica” delle bufale e dell’approssimazione?
Quando la tecnologia mette a disposizione un mezzo di comunicazione rivoluzionario è normale che ci si faccia questa domanda. E’ successo non solo per la radio e per la televisione, ma anche – secoli fa – quando è stata inventata la stampa. I social sono un mezzo potentissimo: quando vedo che un mio post viene letto da quasi sei milioni di persone mi vengono i brividi, in quanto solo pochi anni fa era impensabile raggiungere simili risultati con i mezzi a disposizione di un comune cittadino. Naturalmente i social – come la radio e la televisione – possono essere usati per scopi positivi e negativi: è importante che i medici e gli scienziati si rendano conto che questo è il tempo in cui viviamo e che le lancette dell’orologio non torneranno indietro. Dobbiamo quindi impegnarci perché gli spazi della rete non diventino territorio esclusivo della disinformazione come è avvenuto per troppo tempo. I nuovi mezzi di comunicazione devono essere occupati dalle voci autorevoli, altrimenti a occuparli ci penseranno i cialtroni.

Se dovesse paragonare Renzi, Di Maio e Berlusconi ciascuno ad una malattia, ironicamente parlando?
Malattia? Vediamoli come tre medicine! Renzi è una potente vitamina che spero dia maggiore energia a questo nostro Paese che ne ha tanto bisogno; Di Maio è un rimedio innovativo non ancora sperimentato nel quale molti cittadini ripongono fiducia; Berlusconi, con i suoi 81 anni, la sua energia, la sua capacità di risorgere dopo ogni caduta e – chiamiamola così – la sua “gioia di vivere”, è un elisir di eterna giovinezza.

C’è qualcosa a cui Burioni non è e non sarà mai vaccinato?
L’ottimismo, sono portato di natura a vedere il lato positivo delle cose e delle persone. Ma anche la paura delle malattie: non si sappia in giro, ma sono terribilmente ipocondriaco!