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Processo Cucchi, un carabiniere ammette il pestaggio

Per la prima volta un carabiniere confessa in aula le botte inflitte al giovane romano, morto nove anni fa in ospedale dopo l'arresto. Il militare chiama in causa due colleghi presenti quella notte. Ilaria Cucchi: "Il muro è crollato"

La possibile svolta arriva nove anni dopo l’arresto di Stefano Cucchi, fermato per spaccio alla periferia di Roma il 15 ottobre 2009 e morto all’ospedale Pertini una settimana dopo. Uno degli imputati al processo bis istituito per il decesso del giovane, iniziato un anno fa nella capitale, il carabiniere Francesco Tedesco, ha confessato il pestaggio del geometra. Il militare ha anche chiamato in causa i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, imputati come lui nel processo per omicidio preterintenzionale (con loro i carabinieri Mandolini e Nicolardi, accusati di falso e calunnia nei confronti degli agenti della penitenziaria). Un fatto inedito, dopo anni di omissioni in aula.

Secondo l’accusa i tre esponenti dell’Arma avrebbero sottoposto Cucchi a un violento pestaggio, perché si sarebbe rifiutato di collaborare alle perquisizioni e al fotosegnalamento. Si apprende ora, inoltre, che Tedesco aveva all’epoca redatto una relazione su quanto avvenuto, depositata negli archivi dell’Arma, e poi sparita. La notizia è stata resa nota in aula nelle scorse ore, e potrebbe cambiare gli scenari di un processo accidentato sin dall’inizio. “Il muro è crollato” ha commentato Ilaria Cucchi su Facebook. Stefano Cucchi, interpretato da Alessandro Borghi, è il protagonista del film Sulla mia pelle, presentato al Festival di Venezia e oggi disponibile su Netflix.

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