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Pierfrancesco Favino è in copertina sul nuovo numero di Rolling Stone

Arriva in edicola l'intervista in cui l'attore simbolo del cinema italiano si racconta. E poi, Checco Zalone parla del suo prossimo film sull'immigrazione, Vasco Brondi del futuro dopo Le luci della centrale elettrica, Cuarón ricorda il passato per il suo capolavoro ‘Roma’, un'inchiesta sulla satira che non fa più ridere.

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Pierfrancesco Favino sulla copertina del nuovo Rolling Stone in edicola. Foto di Gabriele Micalizzi

«Il mio ideale di attore è quello che magari non si sta emozionando, ma fa emozionare me attraverso la storia», dice Pierfrancesco Favino a Francesco Pacifico nella cover story del nuovo numero di Rolling Stone in edicola. Una giornata raccontata attraverso l’attenzione maniacale di Favino per il suo lavoro, per la sua immagine, per ciascuno dei volti che ha indossato senza mai perdere il suo, maschera misteriosa oltre il mistero dell’interpretazione.

Il cinema italiano e le sue «nevrosi», l’America e i suoi sogni «terrificanti», la televisione, il passato «da mediano» della cinepresa, il presente: «È la fase della tranquillità della tecnica, mi sento più tranquillo, ho un’età in cui racconto uomini con più sfumature», continua Favino durante l’intervista, prima di passare alle sue ultime fatiche sul set. Tommaso Buscetta, il primo pentito di mafia interpretato per il nuovo film di Marco Bellocchio, e D’Artagnan, ritratto invecchiato e mentre alleva maiali in Moschettieri del Re, la pellicola di Giovanni Veronesi in uscita il 27 dicembre. «C’era qualche momento in cui mi sembrava i Monty Python», aggiunge, mentre parla del lavoro sul set insieme a Valerio Mastrandrea, Rocco Papaleo e Sergio Rubini, spadaccini decadenti e in pensione, richiamati a corte dalla regina Margherita Buy.

Un filo rosso parte da Favino e arriva a Luca Medici, in arte Checco Zalone, mostro sacro della comicità italiana, che per Moschettieri del Re ha composto la colonna sonora, mettendo per qualche tempo da parte il personaggio che lo ha reso famoso: «Giovanni Veronesi è un ottimo raccontatore di storie. Mentre lui girava io componevo dei temi un po’ dissonanti, glieli suonavo alla tastiera e lui: “Bellissimo! Bellissimo!”. Pensavo mi prendesse per il culo». E ancora, il nuovo film, in cui Luca tornerà Checco per una storia di immigrazione: «Con tutta la cattiveria e il fascismo che c’è in giro», dice, prima di aggiungere che non sarà un film politico. Ma è questo il bello. «Questa adesso è una società liquida! Far ridere con un personaggio in auge ormai è quasi impossibile, più che altro perché i personaggi forti, i leader, si servono dei nostri stessi media e li sentiamo vicini. Per questo non è più irriverente prendere per il culo Salvini o Di Maio. Già si prendono per il culo da soli».

E poi la musica, con le interviste a Prodigy, Gomma, e quella doppia a David Lynch e Angelo Badalamenti, di nuovo insieme dopo Twin Peaks. L’incontro con Rosalía, che ha rivoluzionato il flamenco con un disco tra i migliori dell’anno, o il racconto di Antonello Venditti, che fra i vicoli di Trastevere ha ricordato insieme a Pierluigi Pardo i quarant’anni da Sotto il segno dei pesci, mentre, qualche pagina dopo, Vasco Brondi parla del futuro, lontano dalle Luci della centrale elettrica.

Si passa poi al cinema, con un viaggio tra i ricordi di Alfonso Cuarón, il vincitore del Leone d’oro a Venezia con il suo capolavoro Roma. Qualche pagina dopo un altro gigante, Robert Redford, ci ha parlato di quello che sarà (forse) il suo ultimo ruolo. E ancora il cast del nuovo Mary Poppins, Julia Roberts e due omaggi, due interviste originali rilasciate a Rolling Stone negli anni ’70 con cui ricordare la leggenda di Stan Lee e Bernardo Bertolucci.

Infine la nostra sezione Politica, con un racconto sulla crisi della satira in Italia, dove la vecchia guardia fatica a far ridere un Paese in cui tutto cambia, mentre le nuove generazioni sembrano tenersi alla larga dai temi più sociali. Da Natalino Balasso a Antonio Ricci, da Saverio Raimondo a Makkox, abbiamo chiesto ai protagonisti della comicità il perché di questo momento di difficoltà.

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