Perché Vittorio Zucconi sta sulle palle ai 5 stelle. E viceversa

Un recente tweet del giornalista di Repubblica ha riacceso una polemica che va avanti da anni.

Foto Fotogramma / IPA


Tra il Movimento 5 Stelle e la stampa italiana non corre buon sangue, e su questo siamo tutti d’accordo. Se poi si parla di Vittorio Zucconi, giornalista di Repubblica, sarebbe meglio parlare di puro disprezzo. Lo scontro è quotidiano – principalmente su Twitter – e va avanti da almeno quattro anni, dal “dentiere-gate”. «I grillini sono un movimento di giovani e incapienti», scriveva il giornalista nel 2014. «Infatti, ecco la pubblicità di ieri sul blog di Grillo: Rolex e dentiere». Zucconi ignorava che la pubblicità sul sito di Grillo fosse personalizzata con AdSense, cioè costruita sulla base delle ricerche che il giornalista stesso faceva sul popolare motore di ricerca.

Pochi mesi dopo, ad agosto, in occasione della morte di Robin Williams, l’attacco diretto a Grillo: «Robin Williams ha avuto anche l’intelligenza di non credersi un leader politico soltanto perchè sapeva far ridere». La risposta, questa volta, non arriva (solo) da qualche attivista agguerrito sui social, ma direttamente dal Blog dell’ex-comico. «Il direttore dell’edizione web di Repubblica», scriveva Grillo, «ha fatto un commento su di me e Robin Williams, il grande artista che ci ha lasciato. Un commento da sciacallo».

Si è andati avanti su questi toni per tutta la scorsa legislatura: Virginia Raggi e le difficoltà della sua giunta – i “grillopardi” e la “Fata Smemorina” -, il candidato-pacco Giovanni Montis – un culturista e spogliarellista di 33anni, e per favore non fatemi spiegare il gioco di parole -, e i commenti sulle posizioni dei 5stelle sull’immigrazione: «Se potessimo far leggere ai migranti il Blog del Malaugurio di Grillo, nessun barcone farebbe più rotta per l’Italia».

Naturalmente non potevano mancare i profili fake – “Zuccone”, “Vittorio Zuccone”, “Zucconì” – e i falsi tweet attribuiti allo Zucconi “originale”, come quello sulla Boldrini: «“Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?” chiede Grillo? Farei guidare lei, visti i precedenti di Grillo».

Arriviamo quindi all’attualità più stringente, il post-voto. «Voti M5S nei collegi napoletani più a rischio Camorra: Barra 65,3%, Scampia 65,2%, Pianura 61%, Secondigliano 60,3%», scrive su Twitter il direttore, scatenando la rabbia dei grillini. Che vedono i dati e leggono: “I clan si sono alleati con i 5stelle”, ignorando i successivi Tweet necessari per capire il senso dell’affermazione. «Il Sud ha votato in massa per la DC, poi per FI, ora per grillo e per la Lega, sempre nell’illusione che la rinascita potesse venire da qualcuno fuori. La forza per sollevarsi deve essere trovata dentro».

Il punto è che Zucconi non vuole – almeno secondo la mia interpretazione – delegittimare la vittoria (evidente) del movimento guidato da Luigi Di Maio, ma semplicemente metterlo davanti alle responsabilità di governo che ha chi ha preso più voti di tutti, riproponendo ai 5 stelle lo stesso trattamento riservato a Bersani nel 2013. «Chi ha vinto, governi, chi non riesce a formare un governo ha vinto una vittoria vuota».

Non è una posizione particolarmente pregiudizale, e neanche così insolita in questo momento storico. Allora perché è il giornalista più odiato dai grillini? La risposta è nel linguaggio: Zucconi usa una sua versione dei giochi di parole del primo Grillo – chiama Di Maio “Giggino” per delegittimarlo, così come faceva Grillo con “lo Psiconano” Berlusconi e “Gargamella” Bersani, i “giggini” e “felpini” sono la sua versione dei “Pdioti” e così via -, provoca, prende in giro, fa il grammar nazi, storpia le proposte, ritwitta chi fa notare strani parallelismi tra i discorsi di Hitler e quelli di Grillo. Insomma, fa di tutto per rendere ai 5stelle la loro stessa moneta, come se avesse in mano un grosso specchio e tanta voglia di litigare. Un modo di fare comprensibile di fronte ad anni e anni di accuse di collusione politica e asservimento, come se la colpa fosse sempre e solo dei giornalisti.

Ma Grillo è un ex-comico, un politico, è di parte per natura. Chi è dall’altra parte, invece, no. Nel frattempo la qualità del discorso pubblico precipita in un abisso di battutismi inutili, e che non fanno nemmeno ridere. Zucconi ha ragione quando fa notare i salti carpiati dei 5 stelle su olmpiadi e moneta unica, la poca preparazione, le figuracce, ma la discussione diventa subito rissa se farcisci i tweet con “Fuffanza”, “grillodroni” e tutto il resto. E non c’è bisogno neanche di spiegarlo, perché è la stessa accusa che si fa da anni al Movimento.