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Perché nessuno vuole suonare alla cerimonia di insediamento di Trump

Tolti i tanti artisti che hanno supportato Clinton e Sanders, restavano pochi musicisti tra cui scegliere, ma nemmeno i sostenitori di Trump vogliono presentarsi. Partecipare farebbe notizia, ma non nel senso buono del termine

Donald Trump

Donald Trump

Il 20 gennaio 2017 Donald Trump si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca, e come ogni cerimonia che si rispetti ci vuole la musica giusta. Le due cerimonie di insediamento di Barack Obama ci hanno abituato molto bene: nel 2008 avevano cantato Aretha Franklin, Mariah Carey, Bruce Springsteen, Bono, Demi Lovato, mentre nel 2013 si erano esibiti Beyoncé, James Taylor e Kelly Clarkson.

Per Donald Trump la questione musicale era spinosa già durante la campagna elettorale – ogni volta che ha utilizzato il brano di una band a un evento pubblico, i componenti hanno immediatamente pubblicato comunicati stampa dissociandosi dal candidato e minacciando cause. Il 22 dicembre sull’account Twitter del neo Presidente è apparso un tweet con scritto “The so-called ‘A’ list celebrities are all wanting tixs to the inauguration, but look what they did for Hillary, NOTHING. I want PEOPLE!” [“le cosiddette celebrità di serie A vogliono essere pagati per l’inaugurazione, ma guarda cosa hanno fatto per Hillary, NIENTE. Io voglio la GENTE!”]. Settimana scorsa Boris Epshteyn, un consigliere di Donald Trump, ha detto a CNN durante un’intervista che l’inaugurazione «non è Woodstock. Non è Summer Jam. Non è un concerto. Non è una questione di celebrità. Come ha twittato Donald Trump, è per le persone. Noi pensiamo a loro». Queste dichiarazioni un po’ populiste sono perfettamente in stile Trump, ma nascondono il vero problema: sembra che nessuno voglia suonare per il neo Presidente.

Rolling Stone USA ha raccolto le testimonianze di alcuni manager per capire come lo staff di Trump si stesse muovendo per l’evento del 20 gennaio. Ken Levitan, manager di Kings of Leon, Hank Williams, Lynyrd Skynyrd e Emmylou Harris, ha detto di essere stato contattato dallo staff di Trump: «Abbiamo ricevuto delle telefonate un po’ disperate: ‘Qualcuno vuole esibirsi?’ Noi non avevamo nessuno che volesse esibirsi all’inaugurazione. Anche se sei un sostenitore di Trump, vedi come lui si muove con i media e con il pubblico, nel senso di come attacca e distorce le cose. Penso che ci sia del timore a lavorare con lui. Conosco artisti conservatori che non vogliono comunque farlo. Non vogliono essere coinvolti – è un circo mediatico, e non in senso buono». Un altro manager contattato, Simon Renshaw che segue le Dixie Chicks, ha detto che il problema dell’inaugurazione è che vorrebbe rendere “hip” la presidenza Trump, che non ha nulla di hip: «Nessuno vuole stare al loro gioco. Lo staff di Trump guarda quello che potrebbe avere e dice: ‘Ci saranno Ted Nugent e Kid Rock – oddio, non sembrerà un’inaugurazione, ma una rissa in un locale per redneck’» – i due artisti citati, sostenitori di Trump, non hanno comunque confermato la loro presenza all’evento.

A dicembre era uscita la notizia che Andrea Bocelli si sarebbe esibito per Trump, cosa che non accadrà, anche se non è chiaro se è stata una decisione dell’entourage di Bocelli di non accettare l’invito per evitare critiche (come dice il New York Post) o se invece sia stato l’entourage di Trump a rifiutare l’offerta del tenore (come dichiarato alla CNBC dal responsabile del comitato per l’inaugurazione Thomas J. Barrack Jr.). Altri artisti che hanno confermato di essere stati invitati e di aver rifiutato sono Elton John e Celine Dion.

Al momento gli unici ospiti confermati sono il Mormon Tabernacle Choir, la cantante Jackie Evancho e le Radio City Rockettes, anche se una delle ballerine ha rilasciato un’intervista a Marie Claire USA dicendo che l’evento potrebbe essere “traumatico”, che molte di loro sono preoccupate all’idea di esibirsi, e che tre ballerine della troupe hanno deciso di non partecipare.

Se le cose dovessero mettersi particolarmente male, potrebbe far cantare la figlia Tiffany.

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