Norme per una sana civiltà sessuale

Dopo millenni di dittatura sessuale è arrivato il momento di trovare, finalmente, un equilibrio. Tra Polizia Sessuale e cinturoni.

Peter Horree / Alamy / IPA


I progressi verso una sana civiltà sessuale sono evidenti anche nell’uso della lingua. Femminismo è una rivendicazione politica, maschilismo un’offesa. La lingua svela la millenaria dittatura sessuale, finalmente agonizzante, che un genere ha imposto all’altro. I maschi civili dovranno allearsi contro la propria stessa supremazia, per amore di giustizia e di civiltà.

La logica delle norme qui di seguito non è punitiva: in questo caso rientrerebbe nella dinamica di sopruso caratteristica del genere maschile. La logica è compensativa: rientra nella dinamica di aspirazione all’uguaglianza caratteristica del genere femminile.

La natura non è alleata dell’umanità, in questa circostanza come in tante altre. La stessa conformazione anatomica della creature è ingiusta. L’uomo è convesso, la donna concava. La penetrazione – e cioè l’invasione operata da un corpo ai danni di un altro – è il sopruso originale. Che questa condizione sia naturale, e quindi da lasciarsi immutata, è una scusa bella e buona. Fino a pochi decenni fa era naturale anche morire per un’infezione, poi la civiltà ha sintetizzato la penicillina. Noi maschi civili chiediamo dunque con forza l’introduzione obbligatoria nei rapporti sessuali donna-uomo del “compensatore”. Esso si compone di una cintura collegata a un’asta ricurva in lattice che, partendo da dietro la schiena della donna e passando in mezzo alle sue cosce, si ritorce, di poco al di sopra delle ginocchia, per andare a penetrare nell’ano maschile. Così che, per ogni colpo inferto durante l’atto sessuale nella così detta posa del missionario (che ribattezzeremo “posa legale”) , il maschio riceva un urto uguale e contrario all’interno del proprio corpo.

L’autorità, previ accordi con le aziende interessate, dovrà sorvegliare i principali siti di intrattenimento pornografico. I frequentatori delle seguenti categorie saranno considerati sospetti: babe (nessuna donna maggiorenne è la bimba di chicchessia), babysitter (il sesso come estrinsecazione di un rapporto di potere asimmetrico), big cock (incarnazione della prepotenza maschile, preludio a un rapporto non paritario), ecc. (per la lista completa delle categorie sospette rimandiamo al sito della nostra think tank: regretfulmales.com)

In assenza di previo permesso scritto controfirmato, uno sguardo considerato insistente da una o più donne non coniugate al maschio in questione potrà essere motivo di denuncia e far rientrare il soggetto, nel migliore dei casi, nella categoria di sospetto.

In assenza di previo permesso scritto controfirmato, saranno da considerarsi crimini sessuali anche i complimenti al corpo delle donne non coniugate che riguardino porzioni anatomiche sottostanti all’area delle clavicole. Un’eccezione riguarda la bocca, data la lunga tradizione metaforica che la riguarda e l’impiego sessuale umiliante a cui le bocche femminili sono obbligate da millenni di dittatura maschilista. La bocca non potrà pertanto ricevere avance né apprezzamenti di alcun tipo in assenza del permesso formale di cui sopra. Si potrà dire: “Che naso delizioso” ma non “La tua bocca mi fa morire”. Si potrà dire: “La tua clavicola mi infuoca” ma non “Uh, che ombelico”.

Figa, tette, culo, puppa, sorca, zinne, ecc. saranno da considerarsi espressioni offensive, in quanto rivelatrici della riduzione del corpo femminile a oggetto sessuale, e per tanto passibili di denuncia.

Per quanto riguarda i crimini sessuali classici, così come per le nuove categorie di reato qui introdotte, i sospetti e i recidivi saranno passibili di osservazione speciale da parte del nuovo corpo di Polizia Sessuale. Qualora in spiaggia, in palestra o in qualsiasi altro luogo pubblico venisse individuato un principio di erezione associato a una o più presenze femminili, che non corrispondessero alle coniugate dei rispettivi maschi, scatterebbe una denuncia per premeditazione di rapporto non consentito. Le pene vanno da un mese a un anno di inibizione chimica della potenza sessuale, a seconda dell’entità dell’erezione, documentabile tramite foto via dispositivi smartphone o tablet. Se il maschio, accorgendosi per primo della reazione del proprio corpo, si autodenunciasse immediatamente, allegando una foto, tramite l’apposita app della Polizia Sessuale (Maschi Pentiti), potrà godere di sconti di pena fino a un terzo della durata complessiva. Per evitare che i maschi possano ingannare l’Autorità grazie all’utilizzo di pantaloni larghi o sospensori, i sospetti e i recidivi saranno obbligati a indossare leggins che rendano evidenti le dinamiche genitali.

Le donne che, nei luoghi pubblici, indosseranno abiti succinti e si uniformeranno ai canoni estetici imposti dall’ideologia maschilista dominante, potranno essere accusate dalla Polizia Sessuale di complicità.

Alla terza erezione non autorizzata e non autodenunciata dal maschio delinquente, la pena consisterà nella castrazione previa estrazione dello sperma, da conservarsi per fini riproduttivi, qualora il maschio in questione fosse fecondo.

Sono proibiti ai sospetti e ai recidivi gli alcolici e in genere le sostanze che l’Autorità valuterà capaci di stimolare l’eccitazione sessuale.

L’ascolto del rock and roll e dei suoi derivati, spacciati per mezzi di emancipazione ma in realtà, col loro mito della rock star sciupafemmine e con i loro ritmi pericolosamente assimilabili alla penetrazione non contrattualizzata – e quindi colpo di coda della sessuomania maschilista – sarà concesso ai maschi non castrati e negli ambienti promiscui solo previo permesso eccezionale dell’Autorità.

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