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Mezza Italia ‘on fire’ per le palme della discordia

Da giorni non si parla che delle palme di Starbucks a Milano. Analizziamo la genesi di una brillante operazione di marketing e la "semplicità" di un paese che ha abboccato subito all'amo

Foto LaPresse - Stefano Porta 09/02/2017 Milano ( Ita ) Cronaca Piantate oggi le palme in Piazza del Duomo.

Oggi, poco dopo la mezzanotte, qualcuno ha dato fuoco alle alte palme che Starbucks ha sponsorizzato al Comune di Milano per anticipare il suo arrivo in Italia nel 2018, con il suo primo punto vendita in città. Fin qui niente di strano: la società ha vinto un regolare bando di concorso del Comune e ha scelto di affidare la realizzazione del progetto all’architetto Marco Bay, già designer del giardino dell’Hangar Bicocca (Pirelli) e delle aree verdi per le sedi della Deutsche Bank, sempre a Milano.

Quindi ricapitolando: un colosso multinazionale vince una gara per curare un’aiuola e sceglie di creare una piccola piantagione di palme. Ancora niente di strano. Aspetta, le palme? Quelle piante alte che ricordano il sud del mondo, il sole e i tropici? Ma Milano è storicamente una città cupa e grigia dove si lavora! Poi in Piazza Duomo c’è già il monumento equestre a Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, che potrebbe essere offuscato da quelle piante così frivole.

Il sindaco Sala, dal canto suo, promuove l’iniziativa con una foto su Instagram in cui afferma che “Milano osa eh”.

Ma cerchiamo di capire perché “osa”. Nella stessa città, personalmente, ricordo nell’ordine:

1. Una piazza del duomo impacchettata come fosse un ciondolino di Tiffany & Co.
 

2. Oppure con i colori della velocità e dell’efficenza di DHL

3. Ma c’è di peggio: il casello di Porta Venezia color Gazzetta dello Sport

Ad oggi non ho ancora avuto il piacere di vedere dal vivo le palme in Piazza Duomo, ma dalle foto non mi sembrano assolutamente peggio delle immagini che avete appena visto. Anzi. Matteo Salvini commenta così la scelta botanica: «Palme e banani in piazza Duomo a Milano, mancano scimmie e cammelli e poi avremo l’Africa in Italia. I clandestini, del resto, già ci sono. Starbucks ha già detto che assumerà migliaia di rifugiati? E io invito tutti i cittadini, al di là dei valori politici in cui credono, a ribellarsi a questo sistema… Ah, per quanto mi riguarda il caffè lo vado a prendere da un’altra parte».

Riccardo De Corato, consigliere regionale di Fratelli d’Italia: «Milano si sta trasformando in una piccola Africa, aprendo le porte a immigrati e clandestini, e quindi vuole anche mettere palme e banani in piazza del Duomo. Non si è mai vista una grande cattedrale europea con piante di banane di fronte».

Viviana Beccalossi, assessore regionale di Fratelli d’Italia: «In piazza del Duomo a Milano ci sarà presto una piantagione di palme. Oggi il sindaco Sala ha detto che “tutto sommato non gli dispiace”. Mi permetto dunque, di suggerirgli un’idea: per l’inaugurazione inviti anche il vincitore di Sanremo, Francesco Gabbani. L’importante è che non venga da solo. Con lui, vista l’ambientazione, ci sta benissimo anche la scimmia».

Giustamente queste persone non hanno avuto tempo per documentarsi, perché sono tutte molto impegnate a salvare le sorti dell’Italia ma soprattutto della Lombardia, quindi non sanno che le palme, in Piazza Duomo a Milano, c’erano già nell’Ottocento. Sala l’ha scritto anche nel suo post su Instagram (sopra). Evidentemente non l’hanno capito (e qui sorgono dei dubbi anche sulla forza comunicativa della sinistra, ma questa è un’altra storia).

Ma come? Milano – l’operosa, internazionale, capitalistica città del Nord con la N maiuscola – riesce a coniugare spirito imprenditoriale e arredo urbano facendo sponsorizzare da Starbucks l’aiuola in Piazza Duomo e Matteo Salvini va a bere il caffè da un’altra parte? Che ormai a lui piace solo quello napoletano, che come lo fanno a Napoli, ragazzi. Sono solo io che ci vedo qualcosa di folle, incoerente e populista in tutta questa polemica, oppure Salvini è appena diventato il difensore dello stile “sobrio”, avverso a una nuova concezione del Comune come “azienda”, atta magari a tassare meno i cittadini che, come ama ricordare spesso il caro Matteo in tv, non ce la fanno più? Se non sbaglio, la sobrietà e l’avversione alle multinazionali cattive, non suonano come valori storicamente di sinistra?

È vero, recentemente Starbucks negli Stati Uniti ha risposto alle politiche di Trump con l’Immigration Advisory Program, uno sportello di consulenza legale gratuita rivolta a tutti i suoi dipendenti immigrati. Bisogna però ricordare che Starbucks è anche a rischio boicottaggio a causa delle politiche del nuovo presidente, sopratutto in Messico, come dimostra l’hashtag #AdiosProductosGringo, in un paese in cui la compagnia ha ribadito la sua volontà di continuare ad investire.

Ricapitolando, siamo di fronte a una polemica che non riguarda il Comune, che non riguarda l’oggetto della discordia, che, più che con l’immigrazione, ha a che fare con una geniale mossa di marketing ben riuscita. La ciliegina sulla torta è quello che è successo la notte scorsa, quando un gruppo di ragazzini ha incendiato le palme della discordia. Oggi l’articolo era su tutti i giornali. Dalla protesta all’atto vandalico, gli animi si scaldano sempre più velocemente quando si affrontano temi come l’immigrazione. Ma siamo sicuri che queste palme abbiano davvero qualcosa a che fare con l’immaginario a cui rimandano? Ora che ci penso, il marrone è esattamente il colore del caffè. Forse è questa la ragione per cui un colosso americano della caffetteria negli ultimi giorni è davvero sulla bocca di tutti.