Meloni shock: «Il reato di tortura impedisce alla Polizia di lavorare». La risposta di Ilaria Cucchi

La sorella di Stefano risponde al tweet della leader FDI: «Vuole dirci che senza la possibilità di picchiare è impossibile fare l’agente di Polizia?».

Giorgia Meloni. Foto di FOTOGRAMMA / IPA


È di pochi minuti fa il tweet con cui Giorgia Meloni ha annunciato le due nuove proposte di legge di Fratelli d’Italia. Non propriamente un capolavoro di logica dato che, almeno per Meloni, parrebbe che per il regolare esercizio delle proprie mansioni un agente di Polizia dovrebbe essere libero di agire come meglio crede, tra percosse e violenze, con buona pace del codice penale.

Per commentare le parole espresse da Meloni, abbiamo contattato Ilaria Cucchi e l’avvocato Fabio Anselmo, entrambi inscindibilmente legati all’introduzione della legge, ormai quasi ridotta a una voce afona e che ora, stando alle proposte FDI, rischia addirittura l’oblio.

Il tweet di Giorgia Meloni, in seguito rimosso dal profilo

«Giorgia Meloni vuole dirci che senza la possibilità di picchiare è impossibile fare l’agente di Polizia? Che qualsiasi violenza da parte di un agente è legittimata?», domanda incredula Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare, per un caso oggetto di un processo diventato kafkiano, tante le omissioni, i rimandi e i rivolgimenti che hanno coinvolto le parti in causa. «Le parole scritte da Meloni mi fanno tornare in mente gli anni in cui ancora si discuteva della possibilità di introdurre una legge per il reato di tortura, quando un famoso sindacalista del corpo di Polizia commentò che una legge del genere avrebbe impedito agli agenti di lavorare».

Insomma, secondo Ilaria Cucchi, il tweet della Meloni sarebbe una replica di quelle affermazioni: «Una frase del genere equivale a dire che non è possibile fare il poliziotto se non si è liberi di menare; trovo queste frasi assurde e prive di significato. Abbiamo letto più volte anche le opinioni di Salvini in merito – continua Cucchi –e in un momento in cui i diritti umani sono sempre più a rischio, che un politico si esprima in questi termini è pericolosissimo».

«Al contrario, chi come noi sostiene la necessità di una legge che definisca reato la tortura – una legge che sia applicabile e non come quella attualmente introdotta, che permetta a un giudice di valutare la tortura per quello che è, ovvero un reato – non vuole l’equazione per cui ogni poliziotto è un picchiatore. Semmai è la Meloni con la sua frase a sostenerlo, a sostenere che un poliziotto per fare il proprio mestiere deve essere libero di picchiare».

La pensa così anche Fabio Anselmo, avvocato in prima linea sul reato di tortura, fra i legali più noti ad essersi occupato dei casi di “malapolizia”, di abusi commessi da parte di persone che indossano una divisa contro persone per lo più inermi di cui dovrebbero garantire l’incolumità. «Ad oggi la legge sul reato di tortura è una norma che ha poco senso, che introduce mille paletti senza senso che circoscrivono tantissimo l’applicabilità di questa legge; basti pensare che ora come ora questa legge non è applicabile a nessuno dei casi che conosciamo e di cui mi sono occupato, dagli abusi del G8 passando per le uccisioni di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi».

Parole, quelle espresse nel tweet da Giorgia Meloni, che fanno sorridere l’avvocato Anselmo, ma di un sorriso amaro: «Ormai è una gara a chi la spara più grossa, dalla Meloni a Salvini. A questo punto sarebbe meglio introdurre direttamente una norma che depenalizzi tutti i fatti di rilievo penale quando siano commessi da uomini in divisa. Se la Meloni e Salvini dicono che la legge per il reato di tortura lega le mani alla Polizia, allora garantiamo liberà di azione agli agenti e facciamo in modo che qualsiasi norma del codice penale non sia applicabile alle forze dell’ordine – dall’omicidio, ai maltrattamenti, al sequestro di persona – che tutto questo rimanga impunito per consentire agli agenti il regolare esercizio delle loro funzioni. Potrebbe essere una soluzione, no?»

AGGIORNAMENTO

In seguito a questo e ad altri articoli, Giorgia Meloni ha rimosso il tweet dal suo profilo ufficiale. Siamo felici che lo abbia fatto, capita a tutti di sbagliare, ora magari cancelli anche le proposte di legge.

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