Le ragazze de ‘Le Iene’ non hanno denunciato Fausto Brizzi. In compenso, forse, lo farà lui

Di fronte ai rischi di un'azione legale, anche le più convinte si sono tirate indietro. Insomma, sembra che ad avere ragione siano tutte quelle che sono rimaste zitte.

Fausto Brizzi, foto PACIFIC PRESS / Alamy / IPA

Dunque dunque. A più di due mesi dal ciclone Brizzi e dalle accuse di molestie e violenza da parte di alcune ragazze a Le Iene, a che punto è la storia? Come si sta evolvendo la vicenda?

Ma soprattutto: cento giornaliste sostengono cento attrici. Ma che c’è da sostenere se alla fine l’unico porco era Fausto Brizzi? Anzi no, che fosse un porco è tutto da vedere, visto che non c’è stato un processo. E un processo, pare, mai ci sarà. O meglio (e qui sta il risvolto paradossale) potrebbe anche esserci, ma sul banco delle imputate potrebbero finirci le attrici, non Fausto Brizzi.

La vicenda infatti, dopo le puntate de Le Iene, è proseguita con intoppi e tentennamenti. Le ragazze non erano tutte dell’idea di denunciare (per le azioni civili ci sono 5 anni di tempo) e le poche che hanno preso coraggio si sono recate nello studio dell’avvocato Giulia Bongiorno. (che era intervenuta a Le Iene invitando le ragazze a denunciare e a non avere paura, altrimenti poteva rimanere il dubbio che non avessero detto la verità). Nello studio dell’avvocato però, alle ragazze è stato presentato un quadro più dettagliato della questione e, come da prassi, sono stati illustrati anche i rischi che una denuncia poteva comportare.

Tradotto in parole povere: “Fausto Brizzi potrebbe contro-querelarvi e chiedere a voi milioni di euro di risarcimento.”. A quel punto le ragazze, anche quelle che parevano più convinte, si sono tirate indietro. Qualcuna ha temuto di dover rinunciare al suo sogno d’attrice, qualcuna di ritrovarsi con un debito milionario. Morale: ora chi potrebbe muoversi legalmente contro le ragazze è Brizzi. Si dice che lo stia valutando, ma al momento sono voci. Di sicuro, sta rimettendo insieme i pezzi della sua vita e riorganizzando il lavoro. Il “suo” cinepanettone” (quello che ha diretto ma non ha promosso perché ritenuto impresentabile), ha incassato molto bene.

Barbareschi gli ha offerto un contratto per tre film. (Barbareschi, per giunta, raccontò in passato di essere stato vittima di abusi sessuali quando era bambino). La moglie gli è rimasta accanto, alcune attrici lo hanno difeso, per esempio Cristiana Capotondi. Cristiana Capotondi però è anche la firmataria della lettera delle 120 attrici che in tema di molestie si dichiarano contro “il sistema”. Asia Argento aveva denunciato di essere stata molestata da un regista italiano quando aveva 16 anni (in molti avevano fatto il nome di Placido). Miriana Trevisan, che dichiarò di essere stata molestata da Tornatore, è stata querelata da Tornatore che le ha chiesto un risarcimento stellare. Ed è andato da Fazio a spiegare la sua vicenda. Miriana è sostanzialmente sparita dalla tv. Inoltre, ha ricevuto un secco “no” dalla Bongiorno” per la difesa nella causa Tornatore, con la motivazione “é contro il nostro statuto”.

Insomma, al momento, sembrano aver ragione tutte quelle che sono state zitte. In Italia, chi parla, paga. Per il resto, ci sono le lettere ai giornali. E il senso dell’hashtag che doveva accendere una rivoluzione femminile, rischia sempre di più di diventare la riposta alla domanda “Ho parlato e sono stata querelata. Tu?”. “MeToo!”. E chi ha creduto che le cose, in questo paese, potessero andare diversamente, è solo molto ingenuo.

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