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L’avvocato del diavolo: una intervista a Rolling Stone

Radical chic, Salvini e soft power: Rolling Stone risponde a tutte le domande sulla copertina del numero di luglio.

Scusa Rolling Stone, tu sei un giornale di musica, che c’entra la politica?
Sei ignorante, come quelli che usano l’espressione “radical chic” senza sapere cos’è.

No dai, pure tu. Subito con gli insulti. Spiegami.
Tanto per cominciare, radical chic non è un insulto. E quello che si è inventato l’espressione e i suoi molteplici significati ha scritto su Rolling per anni. Si chiamava Tom Wolfe.

Ok, scusa.
Niente. Dicevamo?

Perché quella copertina su Salvini?
Vuoi la storia breve o la lunga?

Media, dai.
Rolling Stone è nato nel 19-

Ok, dai quella breve.
Va bene. Lo sai cos’è il soft power?

Sì. Ma dimmelo tu.
Dicesi soft power la capacità della pop culture di influenzare l’opinione pubblica, o sensibilizzarla, se preferisci, su temi di natura sociale, politica e culturale.

Ammazza come l’hai detto bene.
Per forza. Io mi sento un po’ il papà del soft power.

Respect.
Abbiamo fatto copertine e storie sulla guerra in Vietnam, su Nixon, sulle armi, su Bush. Mamma mia: una volta il problema era Bush. Bei tempi. Pensa come siamo messi. Comunque: Rolling Stone lo ha sempre fatto e sempre lo farà.

Capisco. Però stai parlando di 50 anni fa.
Non è colpa mia se, anziché andare avanti, torniamo indietro. Pensa al razzismo per esempio. Tu nel 1990 potevi immaginare che saremmo tornati indietro su questo?

In effetti no.
Diritti umani, gender issues, tortura?

Eh no. Non ci avrei creduto, se me l’avessero detto.
E invece è successo.

E quindi hai preso una posizione politica, questo è il senso della copertina contro Salvini?
Non esattamente. Ho chiesto a molte persone (dicesi soft power eccetera) di dirci cosa pensavano di un’idea.

Quale idea?
Quella secondo cui ci sono dei confini oltre i quali non si può andare. Come sui diritti umani. Un essere umano in pericolo di vita lo salvi, e poi fai la politica che vuoi. Non lo usi per fare politica: così sei fuori dalla politica.

Addirittura.
Sì.

Ed è stata utile questa cosa?
Credo di sì. Se n’è parlato molto, no?

Beh sì, però, insomma: in un modo un po’ superficiale.
Dici? Cosa c’è da approfondire sui diritti umani? Si rispettano e basta. Chi non lo fa è fuori dalla legge. Ed è poco umano. Gli rimane solo l’essere.

In effetti.
E poi io sono Rolling Stone, posso e devo anche approfondire, ma soprattutto devo raccogliere persone intorno a un’idea, semplice e necessaria.

Sono abbastanza d’accordo.
Bene, bravo. Ma c’è un’altra cosa.

Cosa?
Credo che sia molto più utile che due persone dicano la stessa cosa insieme, nello stesso momento e nello stesso spazio piuttosto che cento urlino da sole.

Ti riferisci ai social?
Esatto. Molti lì fuori, con lucidità, efficacia e quantità di lettori diversi dicono più o meno la stessa cosa. E dirlo tutti insieme non è meglio? Non sarebbe meglio dirlo tutti insieme, nello stesso momento, nello stesso posto?

E allora il PD?
Cos’è?

Niente una battuta. Ma perché “chi tace è complice?”
Dimmi una volta, una volta sola, in cui tacere è stata una buona soluzione per condurre battaglie civili. O evitare che – dico per dire – s’instaurasse una dittatura, o il razzismo divenisse non solo legittimato, ma addirittura legge.

Mmm. No, in effetti mai.
E tacere perché si temono gli insulti è un po’ deludente, no? Una resa solitaria.

Sì, capisco. Insomma l’idea è radunare persone intorno a un’idea semplice. Come in una manifestazione?
Più o meno.

Ok, capito. E quindi sei contento di averlo fatto?
Certo che sì. È il mio lavoro e non ho intenzione di smettere. Sono Rolling Stone. E sai cosa?

Cosa?
Non sono felice di doverlo fare. Io vorrei parlare di Depp, Beyoncé e Chiara Ferragni. Perché vorrebbe dire che, in fondo, possiamo pensare solo a divertirci. E invece no. Oggi, di nuovo, non possiamo pensare solo a divertirci. Così è.

Capito. Grazie.
Prego. E divertitevi in vacanza, eh.

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