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La prima intervista del Presidente Trump

Tra aborto, immigrazione, sanità e matrimoni gay Donald Trump ha rilasciato la sua prima intervista da futuro Presidente in cui, a sorpresa, si è dichiarato sostenitore della causa LGBT

Donald Trump durante l'intervista a 60 minutes, immagine via CBS

Donald Trump durante l'intervista a 60 minutes, immagine via CBS

A meno di una settimana dallo spoglio delle urne, la psicosi seguita alla vittoria di Donald Trump continua a infervorare una grossa fetta dell’opinione pubblica e mediatica di mezzo mondo. Tuttavia, tra spauracchi più o meno plausibili come l’imminente crollo di Wall Street o la paventata minaccia di una guerriglia razziale sull’ondata del fuoco post elettorale, il neoeletto Presidente degli Stati Uniti ieri sera ha voluto chiarire le proprie posizioni nella sua prima intervista ufficiale andata in onda durante il programma della CBS 60 minutes condotto dalla giornalista Lesley Stahl.

Diversi gli argomenti trattati, fra quelli suggeriti dallo stesso Trump come obiettivi primari della sua futura amministrazione come immigrazione e sanità, e quelli ‘secondari’ avanzati dalla Stahl riguardo a matrimoni gay e aborto, considerando i toni tutt’altro che riguardevoli con cui Trump aveva trattato le questioni durante la campagna.

Proprio insistendo su quest’ultima questione, la Stahl ha ricordato le posizioni decisamente anti-abortiste sbandierate da Trump nei giorni in cui vestiva i panni di sceriffo da dibattito, decisamente meno scomodi di quelli forzatamente concilianti di futuro Presidente. Considerando come Trump durante la campagna avesse promesso provvedimenti contro le donne ‘colpevoli’ di aborto o il fatto che il suo vice sarà Mike Pence, uno dei nemici più agguerriti che l’aborto possa trovare nella politica statunitense, il magnate newyorkese è stato abile a calibrare il colpo.

Pur ribadendo le sue posizioni fermamente pro-life in merito alla possibile rettifica da parte della Corte Suprema del disegno di legge Roe v. Wade , basato su un precedente del 1973 per cui è permesso l’aborto a tutte le donne americane, Trump ha dichiarato che qualora ciò avvenga, lascerà che la decisione in merito sia presa dai singoli stati. Ovvio quindi che, qualora Trump elegga giudici della Corte Suprema favorevoli ad armi e contrari all’aborto, con il plausibile annullamento del Roe v. Wade sarà proibito abortire alle milioni di donne residenti in stati storicamente conservatori come Kansas, Utah, Oklahoma, Louisiana e via dicendo, qualora la decisione in merito venga rimessa alle singole entità federali – anche se, come ammesso da Trump, su questo punto c’è ancora molta strada da fare e non sarà fra le sue priorità.

Curioso, invece, come Trump abbia addolcito la pillola a proposito dei matrimoni gay, lanciandosi in una ritrattazione magistrale dei toni decisamente poco simpatizzanti sfoggiati in campagna elettorale nei confronti della comunità LGBT. Per cui, a tutti coloro che credevano Trump omofobo solo per le sue battute o per aver eletto come suo vice quello stesso Mike Pence di cui sopra, fiero sostenitore della terapia di conversione per guarire dall’omosessualità, vi sbagliavate di grosso dato che il nuovo Presidente in proposito ha commentato: «Non ho problemi coi matrimoni gay, una decisione è stata già presa dalla Corte Suprema e io sono un grande sostenitore della comunità LGBT!». Perdonaci Donald se nessuno se ne era accorto.

Superati non proprio con agilità i temi secondari, il futuro Presidente è riuscito finalmente a chiarire quelli che saranno gli argomenti caldi dei primi mesi della sua amministrazione, in particolare concentrandosi su immigrazione e sanità. Proprio su quest’ultimo punto Trump è sembrato piuttosto impacciato, cercando goffamente di schivare il colpo e dichiarandosi incredibilmente favorevole a mantenere i punti più forti della Affordable Care Act di Obama – quali punti non è dato sapere – pur avendo attaccato come nessuno mai la cosiddetta Obamacare durante la campagna e nonostante il Partito Repubblicano veda come il diavolo i sussidi statali destinati alla previdenza sanitaria per i 13 milioni di persone meno abbienti che, grazie all’amministrazione uscente, sono riuscite ad accedere alle cure ospedaliere altrimenti fuori dalla loro portata.

Ma se è sul tema immigrazione che Trump non poteva tirarsi indietro, la sua coerenza questa volta non ha fatto passi indietro. Ha ribadito la necessità di costruire un muro al confine con il Messico per difendersi da immigrazione e narcotraffico, e ha anche promesso che deporterà dai due a tre milioni di persone tra rifugiati senza documenti in regola e immigrati con precedenti penali o trascorsi in una gang o nello spaccio di droga – ritornano come un eco le frasi con cui Trump durante la campagna parlava dei messicani come un popolo di spacciatori e stupratori.

Al termine dell’intervista, Trump ha voluto rassicurare il paese definendo le manifestazioni di protesta come iniziative indotte da “contestatori di professione” e sondando il contagio di episodi di violenza razzista, xenofoba e omofobica che ha invaso l’America dopo la sua elezione con parole che, siamo sicuri, rimarranno nella storia per la loro risoluta efficacia: «Fermate questa cosa! Se può aiutare a risolvere la situazione lo dirò, e lo farò dritto in camera…fermate questa cosa!».

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