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La nave italiana Asso 28 ha soccorso 108 migranti e li ha riportati in Libia

L'accusa arriva dalla ONG spagnola Open Arms, "un precedente gravissimo, un vero e proprio respingimento collettivo di cui l’Italia e il comandante della nave risponderanno davanti ad un tribunale", ha commentato il deputato LeU Fratoianni.

Foto di Chris McGrath/Getty Images

Una nave privata italiana, la Asso 28, ha soccorso 108 migranti a bordo di un gommone nel Mediterraneo per poi riportarli in Libia, porto giudicato non sicuro dalla comunità internazionale, privandoli quindi anche della possibilità di fare richiesta di asilo.

A riportare la notizia è stato Oscar Camps, fondatore della Proactiva Open Arms, organizzazione non governativa spagnola. “La barca battente bandiera italiana Asso Ventotto ha salvato 108 persone in acque internazionali e ora le sta deportando in Libia, un paese in cui i diritti umani non sono rispettati. Nessuna possibilità di dare asilo o rifugio”, ha scritto Camps su Twitter.

Al momento non ci sono ancora conferme ufficiali ma sul caso è intervenuto anche il deputato di Liberi e Uguali Nicola Fratoianni, attualmente a bordo proprio della nave della Open Arms. “Abbiamo appreso che uno dei gommoni segnalati oggi dalla Guardia Costiera italiana con 108 persone a bordo nel Mediterraneo è stato soccorso dalla nave Asso Ventotto, battente bandiera italiana, che si sta dirigendo verso Tripoli”, commenta Fratoianni in un tweet.

“Il diritto internazionale prevede che le persone salvate in mare debbano essere portate in un porto sicuro e quelli libici, nonostante la mistificazione della realtà da parte del governo italiano, non possono essere considerati tali”, sottolinea il deputato di LeU.

“Non sappiamo ancora se questa operazione avviene su indicazione della Guardia Costiera Italiana, ma se così fosse si tratterebbe di un precedente gravissimo, un vero e proprio respingimento collettivo di cui l’Italia e il comandante della nave risponderanno davanti ad un tribunale”.

Stando al diritto internazionale, la persone salvate in mare devono essere trasportate e fatte sbarcare nel porto sicuro più vicino e attualmente la Libia non viene considerata tale, né dalle Nazioni Unite né dalla Commissione europea.

Diversa l’opinione di Matteo Salvini che, al contrario, ha spesso ribadito la necessità per l’Italia che i porti libici vengano considerati approdi sicuri: «C’è questa ipocrisia di fondo in Europa, in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le moto vedette e si addestra la Guardia costiera, ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro», aveva recentemente dichiarato il ministro dell’Interno. Nel frattempo Salvini ha commentato via Twitter quanto accaduto nelle ultime ore.

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