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La Germania alle urne mentre avanza la destra nazionalista

Tra terrorismo, migranti e politiche economiche, le Elezioni Federali tedesche di oggi potrebbero avere risultati devastanti, con un partito che non ha mai nascosto la simpatia per il nazismo

Il sistema tedesco, prettamente proporzionale, prepara il campo per un nuovo governo di coalizione, quale maggioranza avrà sembra essere il tema centrale, ma è evidente che la scelta degli oltre sessanta milioni di tedesche (oltre la metà) e tedeschi avranno ripercussioni fuori e dentro ii confini della Germania.

Il pericolo del terrorismo e la sicurezza, il tema dei migranti e dell’accoglienza, la scelta di voto delle minoranze (a milioni) come i turchi, le politiche economiche e sociali soprattutto nell’est, la questione europea e tanto altro, dentro i confini avranno un peso. Ma il voto conterà anche nella gestione della politica estera, della leadership di Berlino in Europa e della questione internazionale più in generale. Perché il terrorismo e gli scenari di guerra in Africa e Medio Oriente sono un problema concreto, perché la Germania (forse) non è più in grado di relazionarsi con l’Europa come fece qualche anno fa dopo il referendum in Grecia, imponendo la propria volontà su quella dei cittadini greci ed europei.

Ma, tutto sommato, se stiamo a guardare il voto e l’effettivo risultato che uscirà dalle urne, tutto sembra già scritto, e tutto dipenderà poi dalla forza – come detto – della nuova grande coalizione che siederà a Berlino. A parte un ventilato ma dubbio flop dei sondaggi, questi all’unanimità come primo partito la CDU-CSU di Angela Merkel, con oltre il 35% delle preferenze. Se andrà davvero così la Merkel sarà per la quarta volta primo ministro. Il partito socialista (SPD), che vede come candidato premier Martin Schulz, viaggia attorno al 22% secondo le stime pre voto.

Secondo partito e caduta libera lasciato dalla media borghesia, dalle classi subalterne, dagli under 21 e dalle prime e seconde generazioni di immigrati. Die Linke, Verdi, FDP (partito liberale che insegue l’onda delle destre identitarie, e il partito di estrema destra AfD paiono correre tutti e quattro sulla linea del 10%. In un mondo impazzito l’orologio pare tornare indietro, ai tempi della grande crisi del 1929 e così oltre alla guerra che torna a bussare prepotentemente negli scenari dell’oceano pacifico in Germania un partito che non nasconde le simpatie per la Germania nazista di Adolf Hitler, ovvero AfD (Alternativa per la Germania), entrerà per la prima volta in parlamento. In quello stesso Reichstag che Hitler bruciò dando poi la colpa ai suoi oppositori politici.

Osservato speciale di questa tornata elettorale è proprio il partito fondato nel 2013 dall’economista Lucke con l’obiettivo di spingere la Germania fuori dall’euro nel solco della retorica nazionalista/sovranista contro l’Unione Europa. Ma L’8 luglio 2015 Lucke, causa l’elezione di Frauke Petry a leader della formazione, lasciò il partito da lui considerato oramai vicino ai neo-nazisti di Pegida (acronimo di Patrioti europei contro l’islamizzazione). I sondaggi danno il partito in grande crescita, soprattutto nell’ex Germania Est (20-25%).

Oggi per AfD il candidato alla cancellaria si chiama Alexander Gauland il quale qualche giorno fa ha dichiarato “abbiamo il diritto di essere orgogliosi su quanto fatto dai soldati tedeschi in due guerre”. Qualunque sia il partito che arriverà terzo in questo momento pare che per la prima volta nella storia della Germania unita sei formazioni politiche supereranno la quota di sbarramento del 5% e quindi siederanno nel Bundestag. Certamente le percentuali di voto saranno importanti per capire che dialoghi istituzionali dovrà aprire Angela Merkel per costruire un governo. In Germania il numero dei parlamentari non è fisso. E’ dato dal rapporto tra l’elezione diretta di ogni collegio ed il risultato proporzionale di ogni partito. Ogni cittadino vota due schede, in una vota il partito e nell’altra esprime una preferenza ad personam. L’ingresso di sei partiti dovrebbe portare ad avere il Bundestag più numeroso di sempre e la maggioranza a circa 340 parlamentari.

Se il voto di domenica 24 seguirà i sondaggi quindi unico rapporto che garantirebbe di avere la maggioranza in parlamento è quello Cdu/Csu con i riformisti socialisti (SPD). Ma una nuova “grande coalizione” non piace ai tedeschi. Allora Angela Merkel dovrebbe provare e cercare una sintesi con FDP, i liberali, e il partito verde. La rincorsa alla destra dei liberali non sembra però permettere un facile accordo. Katrin Göring-Eckardt, leader dei Verdi, ha dichiarato che “in tempi di Putin, Erodgan e Trump la morale è un elemento fondamentale” commentando le parole del candidato premier di FDP, Lindner, sull’accettare l’annessione della Crimea mostrando tutta la distanza tra i due partiti.
Sulla carta dell’ipotesi sondaggistica FDP-Verdi-Cdu/Csu è l’unica triade che potrebbe avere i numeri per governare, a meno che Verdi e Die Linke abbiano un risultato di consenso inaspettato e che un’intesa con la SPD possa dare le gambe alla formazione di un governo orientato a sinistra.

A urne chiuse e risultati ufficiali inizieranno le trattive tra i diversi partiti. Il governo tedesco potrebbe così nascere in tempi non brevissimi e la situazione non è eccellente. La chiusura delle frontiere tedesche, la retorica anti-immigrati, e l’austerità economica sono i temi centrali su cui si combatte la raccolta di voti delle ultime ore. Gli unici che dormiranno sogni tranquilli la notte prima del voto saranno i grandi gruppi finanziari e i potentati economici rassicurati dalla quasi certa nuova investitura della Merkel e di un secondo partito guidato da uomo di loro fiducia Martin Schulz.