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La Francia va al voto divisa

Abbiamo parlato con Francesco Giorgini, giornalista che si occupa delle vicende francesi da anni, dello scontro elettorale tra Le Pen e Macron

A man walks past election posters plastered close to a polling station in Saint-Leu, on May 7, 2017, during the second round of the French presidential election. French voters will pick a new president choosing between young centrist Emmanuel Macron (R) and far-right leader Marine Le Pen (L) in a watershed election for the country and Europe. / AFP PHOTO / Richard BOUHET (Photo credit should read RICHARD BOUHET/AFP/Getty Images)

A poche ore dal ballottaggio, abbiamo parlato con Francesco Giorgini, giornalista che da oltre 20 anni vive a Parigi e che ha sempre guardato alla politica in maniera eretica.

Che aria tira alla vigilia di queste storiche elezioni francesi?
Tira un’aria bruttina…non è un bel periodo, la Francia è quella del primo turno: divisa. C’è uno stravolgimento politico e istituzionale in corso, c’è lo stato di emergenza e 50000 tra poliziotti e militari a presidiare i seggi elettorali. In sottofondo tutti temono che ci sia un nuovo – anche piccolo – attentato durante il ballottaggio (proprio ieri sera l’Isis ha chiesto ai lupi solitari di attaccare elettori, candidati e personale nei seggi. ndr)

Emmanuel Macron favorito contro Marine Le Pen, ma da che posizione parte?
Macron al primo turno ha avuto circa il 40% dei suoi elettori che lo hanno scelto in funzione anti-LePen o anti-Fillon. Domenica i sondaggi ci dicono che il 53% degli elettori di Macron voterà contro Marine Le Pen e non perché crede nel progetto di En Marche!. E, soprattutto la partita politica in Francia non finirà prima delle elezioni legislative di metà giugno. Quelle saranno decisive per capire l’assetto politico. Macron deve vincere bene per poi arrivare a giugno con la sicurezza di avere non solo i voti dei defunti socialisti, ma anche di ampia parte dello schieramento di destra, repubblicano. La destra mira comunque a creare un blocco di opposizione che sfiori la maggioranza relativa. Macron con En Marche! vuole “rompere” a destra e definire un nuovo assetto del panorama politico, in collaborazione oggettiva con il Front National.

E Le Pen? cosa pensi della questione Front National?
Se venisse eletta lei non solo sarebbe un vettore di grande tensione, di polarizzazione e terremoto sociale, politico, culturale ma sarebbe evidente quanto nel FN siano limitate le sue articolazioni nella società, non ha le relazioni con sindacati, padronati, gerarchie militari, non ha la capacità e la credibilità per stare al potere, tanto più che una sua eventuale vittoria porterebbe il paese in subbuglio e sull’orlo della guerra civile. Il Front National certamente perderà domenica, ma ha fatto un deciso passo in avanti e non a caso tantissimi francesi al primo turno non hanno votato per Fillon e il progetto di destra neoliberista. Negli ultimi giorni Le Pen ha dato chiari segnali, ad esempio nel dibattito televisivo, di opposizione, e magari né lei né il suo gruppo dirigente se l”è sentita di provarci fino alla fine. Penso che il messaggio del Front National sia stato: non è a questo giro che si vince.

Per concludere, sul probabile nuovo Presidente (nei sondaggi è dato 62%) Macron? Segue i dettami dell’Unione Europea a menadito e con disciplina come ha detto Le Pen nell’ultimo dibattito?
Emmanuel Macron è un moderato sotto mentite spoglie, parla di riforme che sono socialmente pesantissime, prendiamo ad esempio la sua proposta di riforma della pensione o le leggi che ha fatto quando era ministro, tutto dice che Macron è la quintessenza della Governance europea e di quel tentativo di ristrutturazione neoliberista in ambito EU. Inoltre pare che questo grande “nuovo centro” di En Marche! abbia la tentazione di non prendere in considerazione la parte – maggioritaria – più povera del paese. Ed è un grossolano errore.

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