Il silicon wadi dell’innovazione

Mati Broudo, super manager che ha investito anche nella cannabis, ci racconta il suo progetto e ci parla del 70esimo anniversario della dichiarazione d’Indipendenza di Israele.

Settant’anni nasceva Israele e oggi l’allerta è massima, si temono ritorsioni dopo gli attacchi di Trump in Siria. «Anche se non sarebbe nulla di nuovo, francamente: ci siamo abituati. E più che a una possibile rappresaglia iraniana io sono preoccupato di quel che accade nella Striscia di Gaza e nel West Bank», commenta Mati Broudo. Ha 59 anni, è un imprenditore illuminato (leggi anche: milionario) e con sua moglie Ruti in venti anni ha aperto ristoranti (Bakery, Brasserie, Delicatessen, Rothschild 12, Herzl 16) hotel (Montefiore hotel) e bar (Coffeebar) nel posto giusto, al momento giusto e, soprattutto, provocando l’esplosione culturale/economica dell’intera area circostante. Praticamente lui & lei stanno alla rinascita di Tel Aviv come Jay Z e Beyoncé stanno alla musica pop. Insomma, hanno il famoso golden touch.

Ma non è solo questo. Mister Broudo è capace di intuire un affare in un infinito d’istante. Per esempio. Prim’ancora che in Italia aprissero a dicembre scorso oltre 350 negozi in cui si vende l’erba legale (quella con cannabidiolo, un cannabinoide non psicoattivo che favorisce il rilassamento) e che a gennaio in California la cannabis diventasse legale, Mister Broudo aveva già investito da tre anni e parecchio in Better, compagnia che con la cannabis produce medicine. Rivoluzionarie ed efficaci.

«È una startup che usa la cannabis per usi medici, è vero. Israele è uno dei maggiori player in un mercato che entro il 2024 raggiungerà i 33 miliardi di dollari», aggiunge. In effetti nel 2007 Israele è diventato il primo paese ad autorizzare la ricerca medica e la coltivazione della cannabis; infine, nel 2016 ha eletto un comitato per regolarne le esportazioni. I medici possono prescrivere cannabis ogni giorno e 30mila israeliani la usano. L’Hadassah Academic College di Gerusalemme ha inaugurato un corso di laurea proprio dedicato all’uso medico della cannabis e, su questo tema, addirittura corsi di management.

Del resto è in Israele che esiste la Silicon Wadi, la culla dell’innovazione tecnologica del Medio Oriente. Non a caso per il settantennale si ricorda la “legacy of innovation”, la tradizione d’innovazione del paese. Mati ha un passato da ingegnere a New York e, proprio lì, ha aperto le sue prime compagnie hi-tech. Poi è tornato a casa, ha fondato la R2M e ha creato e lanciato ristoranti nello stesso modo in cui un essere umano produce un film o promuove un disco. Diventando la faccia dell’ospitalità cool. Al momento ha 700 dipendenti: «Ma il concetto resta sempre lo stesso: il mio business deve rendere le persone felici, rilassarle, e ce la mettiamo tutta per servire del buon cibo in luoghi eleganti e sofisticati».

Ora è al suo secondo matrimonio, ha una giovane moglie, due figlie di 3 e 4 anni. E mentre a L’Aia, Olanda, in tredici luoghi pubblici del centro vietano di fumare cannabis, lui punta tutto sull’oro verde: «Quando ho aperto CoffeeBar non credevo davvero che sarei riuscito a cambiare Tel Aviv con una tazzina di caffè. Non che sia mai stato un appassionato di marijuana eh. Certo, qualche canna l’ho fumata ma quando mi sono reso conto dei poteri curativi della cannabis non ho avuto alcun dubbio. È il business del futuro proprio per la varietà delle piante, ne esistono almeno 200 e ognuna ha una proprietà diverse e potenti. Curano epilessia, emicranie, morbo di Crohn e stanno ottenendo incredibili progressi sull’autismo. Lo sviluppo è uno dei più avanzati nel mondo. Tra l’altro, il 27% degli israeliani, la più alta percentuale sull’intera popolazione planetaria, ne fanno un uso quotidiano».