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Il nuovo numero di Rolling Stone è psichedelico

Dai viaggi acidi dei Beatles a quelli di Wayne Coyne dei Flaming Lips, passando per tappe non scontate come il campo profughi abbandonato di Calais e i club in Medio Oriente. Ma anche tanto cinema con interviste ai protagonisti di "Moonlight" e del nuovo "Smetto quando voglio", senza dimenticare la musica italiana di Brunori, Tedua e i Gomma

“Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxi televisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo (…)”

«A rileggerlo oggi, il monologo del primo Trainspotting – un ritmato mix di retorica giovanilista anti-sistema e individualismo pre-hipster – sembra un qualsiasi post ammiccante di Facebook su cui far piovere like e cuoricini. Com’è allora, che quando siamo andati al cinema a vederlo, vent’anni fa ormai, ci sembrava così forte e rivoluzionario? Mentiremmo se non dicessimo che c’entra col fatto che siamo invecchiati, ma c’è di più: quel monologo segnava un passaggio, quello dall’adolescenza all’età adulta e Trainspotting era la terra di mezzo dove consumare l’ultimo scontro col mondo dei grandi: La possibilità di non scegliere vs. Il dovere di fare delle scelte. Ora che Mark Renton è invecchiato, il choose (scegliete) del monologo di Trainspotting 2 (“Scegliete la vita, scegliete Facebook, Twitter, Instagram e sperate che da qualche parte a qualcuno freghi qualcosa…”) appare imbolsito proprio come alcuni protagonisti del film e una delle ragioni sembrerebbe questa: la scelta non è più un’azione identitaria centrale, non definisce più il nostro carattere e sono proprio i più giovani con l’ansia inclusiva di condivisione e, appunto, di like a lasciarcelo intendere. Ok, lo so, può sembrare un commento da stupido nostalgico; ma credo davvero che, oggi più che mai, sia importante dare un peso a tutte le nostre scelte (e non scelte) per essere più umani».

Questo l’editoriale del direttore Giovanni Robertini sulla storia di copertina dedicata al secondo capitolo del film che ha fatto impazzire una generazione. Oltre alla nostalgia per una certa attitudine neo-punk anni ’90, su questo numero Wayne Coyne dei Flaming Lips ci racconta del mondo psichedelico in cui vive, fatto di unicorni, arcobaleni e droghe futuriste che infondono felicità. Sempre per restare in tema psichedelia, fu proprio l’LSD ad aprire la porta a Revolver, uno dei capolavori dei Beatles, ma creò anche ferite che non si sarebbero mai più rimarginate.

Abbiamo anche fatto un paio di domande a Iggy Pop, che ci ha parlato dei suoi eroi – Keith Richards e Bo Diddley – finendo per scoprire che l’iguana degli Stooges ha terribilmente paura d’invecchiare, ma non di stare a petto nudo. In occasione dell’uscita del suo nuovo album, abbiamo incontrato Brunori Sas, che ci ha parlato del suo disco come sfida alle fobie più intime, sue e degli altri (compresa quella di uscire di casa), chiedendoci il favore di non chiamarlo più cantautore.

Le avventure dei ricercatori universitari di Smetto quando voglio tornano al cinema con una banda allargata. Tra cervelli in fuga in Thailandia e assalti ai treni, il regista Sydney Sibilia ci guida nei segreti del secondo film della trilogia.

Poi c’è anche la storia del cantautore britannico Rag’n’Bone Man, autore di Human, partito dalle radio pirata e dalle jam per arrivare al successo mondiale con un singolo che precede il suo album d’esordio.

Abbiamo incontrato Roshelle per parlare della sua vita dopo X-Factor, così ne abbiamo approfittato per scattare un servizio di moda dominato dal rosa della sua chioma. Anche la cantante dei Gomma ha i capelli decolorati, non a caso canta d’incazzature e ansia (oltre che di Lanthimos e Godard). Siamo di fronte ai nuovi punk?

Da Genova a Milano e ritorno, Tedua ha una storia unica come il suo flow. Ora è lui il nuovo astro nascente del rap italiano. Dalla Liguria ci spostiamo al Medio Oriente: cosa vuol dire fare clubbing in Libano o in Marocco? Ci siamo fatti guidare dal DJ Lele Sacchi in un tour tra i principali festival dell’altro lato del Mediterraneo. E se da quella parte le persone scappano, da questo arrivano: Marco Tiberio e Maria Ghetti di DeFrost Studio sono stati nel campo profughi abbandonato di Calais, sgomberato a ottobre, per realizzare un progetto che racconta, senza filtri, le abitazioni per quello che erano.

Inoltre abbiamo incontrato anche regista e attori di Moonlight, uno dei film più premiati dell’anno; ma anche Milla Jovovich e Paul W. S. Anderson, ovvero star e regista di Resident Evil: The Final Chapter, sesto e ultimo capitolo della saga sci-fi. Infine Federico Russo è andato a Leicester per incontrare Claudio Ranieri, l’allenatore italiano che ha regalato una favola al calcio inglese, ed è stato subito amore.

Che ne dite? È sufficiente per farvi staccare da quel monitor e farvi correre in edicola?