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Il mondo sta assaggiando la Dottrina Trump

La promessa di Trump di “bomb the shit out of ISIS” sta diventando realtà, con tutte le conseguenze drammatiche del caso

Donald Trump | Foto di Chip Somodevilla/Getty Images

Donald Trump | Foto di Chip Somodevilla/Getty Images

Cosa dobbiamo pensare di tutti i “danni collaterali” – i civili morti in Siria, Iraq, Yemen, Libia, Somalia e Afghanistan – causati dai bombardamenti americani? Il bombardamento a sorpresa della base siriana e l’utilizzo della super-bomba (“la madre di tutte le bombe”, mai usata prima) in Afghanistan sono l’inizio della realizzazione delle promesse che Trump ha fatto in campagna elettorale? Sembra proprio di sì, i bombardamenti sono iniziati pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo presidente.

Nonostante le sue sparate sui bombardamenti, Trump in campagna elettorale ha espresso sempre posizioni neo-isolazioniste, soprattutto nei confronti di Hillary Clinton e del suo voto favorevole all’invasione dell’Iraq del 2013. Le sue ultime scelte, invece, sono una dimostrazione muscolare lontana dai suoi proclami isolazionisti. La bomba esplosa in Afghanistan, la GBU-43/B (Massive Ordnance Air Blast, MOAB), è un’arma potentissima, l’esplosivo non-nucleare più potente di tutto l’arsenale americano. «Gli effetti collaterali non sono solo fisici, ma anche psicologici», ha detto alla CNN il Colonnello Cedric Leighton.

«Questa non è guerra al terrorismo, è un utilizzo disumano del nostro territorio come campo di prova per nuove armi sempre più pericolose», ha scritto l’ex-Presidente afgano Hamid Karzai in una serie di tweet.

La MOAB è l’arma perfetta per simboleggiare l’amore di Trump per le esagerazioni. Tutte le iniziative militari prese in questo periodo, la MOAB, il bombardamento in Siria e quelli in Africa e Asia, ci consegnano un presidente fortemente influenzato dai suoi generali. Dopo l’insediamento Trump sembra caduto sotto l’incantesimo del Segretario della Difesa Jim “Cane Pazzo” Mattis e del Generale H.R. McMaster, il suo consigliere esperto in sicurezza. Trump ha dato ai due una libertà di scelta senza precedenti: possono utilizzare le forze armate senza praticamente nessun controllo della Casa Bianca.

«Quello che faccio è autorizzare i generali», ha detto Trump dopo l’esplosione della bomba MOAB. «Abbiamo il miglior esercito del mondo, e hanno fatto il loro dovere come sempre. Gli abbiamo dato tutte le autorizzazioni del caso». In altre parole, a differenza di Obama – che controllava ogni aspetto della politica militare – Trump ha detto ai generali: fate quello che sapete fare. Libertà totale.

«Sinceramente, è per questo che sono stati così bravi», ha aggiunto Trump, sottolineando le differenze con l’approccio più cauto di Obama. «Se paragonate le ultime otto settimane con gli ultimi otto anni, noterete una differenza incredibile».

Derek Chollet, l’assistant secretary of defence per gli affari internazionali dell’amministrazione Obama, ha detto al New York Times che «Trump ha ceduto ogni responsabilità ai suoi comandanti dell’esercito, sembra che non presti la minima attenzione ai dettagli di queste operazioni».

Inoltre, ed è ancora più preoccupante, Trump ha ceduto alla CIA il controllo dei droni militari. Obama, invece, aveva messo queste armi sotto il controllo del Pentagono, una struttura molto più controllabile dalla Casa Bianca. Secondo il Wall Street Journal, invece, Trump avrebbe ribaltato questa scelta dell’ex presidente proprio il mese scorso.

Le ultime scelte dell’amministrazione Trump hanno acceso campanelli d’allarme un po’ ovunque.
Lo scorso Marzo, infatti, diversi ufficiali della National Security americana hanno inviato una lettera a Mattis per esprimere le loro preoccupazioni. In particolare, nella lettera si fa riferimento all’allentamento delle restrizioni relative alle regole d’ingaggio, allentamento che permetterebbe ai militari di lanciare attacchi senza troppe preoccupazioni per le eventuali vittime civili.

Alla lettera è stato allegato un lungo memorandum – firmato da ufficiali di alto grado della Casa Bianca, del Dipartimento di Difesa, della CIA, del National Security Council, del Dipartimento di Giustizia e di altre agenzie – con l’obiettivo di convincere Matis a non fare scelte che possano aumentare il numero dei civili coinvolti. «Anche se il numero delle vittime civili dovesse essere minimo e legale, le conseguenze strategiche potrebbero essere significative», si legge nella lettera.

Tradotto: se uccidiamo innocenti, donne e bambini, stiamo incentivando l’arruolamento di altri terroristi arrabbiati, stiamo incattivendo la popolazione locale e ci stiamo alienando la simpatia dei governi di quelle zone.

E, nonostante i civili uccisi dalle forze americane e alleate durante le guerre post-9/11 siano già diverse migliaia, le scelte dell’amministrazione Trump potrebbero rendere la situazione molto più pericolosa. Il Times, il mese scorso, ha scritto che la Casa Bianca «sta cercando di capire come smantellare le regole imposte da Obama relativamente ai droni, ai raid e ad altre misure anti-terroristiche». A partire dallo Yemen e dalla Somalia, dove i bombardamenti americani sono ormai routine, l’amministrazione Trump ha intenzione di rendere quei territori delle free-fire zones. Solo cinque giorni dopo il suo insediamento, durante la cena dove Trump ha approvato un raid in Yemen, il neo-presidente ha deciso di allentare le regole relative ai bombardamenti, nonostante questo significasse aumentare le vittime civili.

L’amministrazione Trump, per ora, continua a negare di aver cambiato le regole d’ingaggio dell’esercito. È difficile capire dove sia la verità, perché queste regole sono segrete. Nel frattempo una serie di incidenti ci raccontano una storia ben diversa. Ecco un assaggio:

− 29 gennaio, raid in Yemen, 14 vittime civili, di cui 9 bambini. La Casa Bianca lo ha definito un “grande successo”.
− 10 febbraio, bombardamenti in Afghanistan, 22 civili morti, donne e bambini.
− 16 marzo, bombardamento nella zona di Mosul, in Iraq. È stato distrutto un edificio pieno di civili, quasi 200 morti. Un ufficiale locale, Bassma Basim, ha dichiarato ad Al Jazeera che “più di 500” iracheni sono morti per i bombardamenti, e solo nell’ultima settimana.
− Lo stesso giorno, 46 civili morti in seguito al bombardamento della moschea di Al Jinah, in Siria. Un attacco che è stato definito dall’Osservatorio siriano per i Diritti Umani come “un massacro”.
− 21 marzo, alle porte di Raqqa, la roccaforte dello Stato Islamico, un bombardamento ha ucciso 30 civili in una scuola di Mansoura. «Gli aerei della coalizione hanno bombardato l’area 19 volte», ha scritto il New York Times

Solo a Marzo, i bombardamenti americani in Siria e Iraq hanno ucciso 3.471 civili. Le statistiche sono di Airwars, un’associazione non profit che si occupa del monitoraggio della guerra contro l’ISIS. «I ricercatori di Airwars hanno registrato un record di 166 incidenti relativi a bombardamenti aerei – un aumento del 67% rispetto a quanto avvenuto a Febbraio. Il totale dei civili coinvolti arriva a 3.471 vittime – numeri di questo tipo non si vedono dai tempi dei bombardamenti russi del 2016».

Il punto non è che l’amministrazione Obama ha ucciso meno civili di questa. Nel 2015 un bombardamento in Afghanistan ha ucciso 42 persone, dottori e pazienti di un ospedale di Kunduz. Lo scorso novembre le truppe americane e afghane si sono scontrate con i talebani, 33 civili sono morti durante la battaglia. Nel 2016, secondo le Nazioni Unite, i civili morti in Afghanistan sono stati 3498 – un record storico -, di questi 923 bambini. Una storia di cui si è parlato troppo poco. Molte di queste morti sono state causate dai talebani, circa un quarto è frutto degli attacchi delle forze governative, 250 dei bombardamenti americani. «La morte dei civili afghani è orribile e largamente evitabile», ha dichiarato Tadamichi Yamamoto, il Segretario Generale delle Nazioni Uniti, Rappresentante Speciale per l’Afghanistan.

Le vittime civili stavano aumentando già negli ultimi mesi della presidenza Obama, a causa degli attacchi alle roccaforti dell’ISIS, Raqqa e Mosul.

Intanto, nello Yemen, dove si sta combattendo una guerra altrettanto oscura e dimenticata, bombardamenti sauditi – supportati dalle forze americane – hanno lasciato una striscia di sangue innocente inquietante. Sono state bombardate scuole e ospedali, sono morti addirittura 131 civili mentre partecipavano a un matrimonio.

Obama, nonostante tutto, si era reso conto che la potenza dei droni Predator e Reaper necessitava di un controllo particolare. Molti militari avevano le mani legate dalle nuove regole imposte dal presidente. Con Trump, ora, sembra che abbiano campo libero.

È quasi inevitabile arrivare alla conclusione che, con Trump, il numero di vittime civili sia destinato ad aumentare ancora.

Il Center for Civilians in Conflict (CIVIC), un’organizzazione no-profit di Washington, ha pubblicato un documento questa settimana dove si esprimono forti preoccupazioni. «Quando decide se e come usare la forza, il governo degli Stati Uniti e i suoi partner della comunità internazionale devono considerare le conseguenze delle loro azioni, soprattutto relativamente alle eventuali vittime civili, e a come queste possono essere prevenute o mitigate», ha dichiarato il gruppo.

«Il livello di sofferenza umana degli ultimi sei anni, in Siria, non è solo tragico, è una macchia sulla storia», ha detto il direttore del CIVIC, Federico Borello. «Non possiamo limitarci a condanare l’accaduto. Il governo deve agire, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve agire e colpire i responsabili, fare pressione sulle coalizioni per far cessare questo bagno di sangue, questo assalto ai civili».

Al momento, purtroppo, non sembra che stia succedendo niente di tutto questo. «Non mi sorprende che Trump abbia deciso di rimuovere i limiti imposti da Obama», ha detto Gabor Rona, a capo del Law and Armed Conflict Project dell’Institute on Holocaust and Human Rights. «Questo è il punto: aspettatevi ancora più morti e distruzione, aspettatevi l’inevitabile reazione e aspettatevi una spirale di violenza. Il tutto sarà accompagnato da un gran numero di “versioni alternative” sulle vittime civili».

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