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Il 2016 è l’anno con il più alto numero di giornalisti incarcerati

Il Committee to Protect Journalists conta 259 giornalisti attualmente incarcerati dai governi di tutto il mondo, con la Turchia al primo posto dopo gli arresti in seguito al fallito colpo di stato di luglio

Recep Tayyip Erdoğan, 62 anni, foto via Wikimedia

Recep Tayyip Erdoğan, 62 anni, foto via Wikimedia

Tra l’elezione di Donald Trump, la Brexit e l’ennesima crisi di governo italiana, il 2016 porterà alla storia un’altro dato significativo, dato che dal primo dicembre dello scorso anno a oggi si è registrato il più alto numero di giornalisti incarcerati dai governi di tutto il mondo.

La notifica arriva dal Committee to Protect Journalists (CPJ), un’organizzazione non governativa con sede a New York, nata con lo scopo di difendere la libertà di stampa e i diritti dei giornalisti in tutto il mondo. Stando al report annuale stilato dall’organizzazione, attualmente sarebbero 259 i giornalisti detenuti in carcere, il numero più alto dalla nascita del CPJ nel 1990, 60 in più rispetto al 2015, 27 rispetto al precedente picco toccato nel 2012.

Significativo è il fatto l’ago della bilancia sia schizzato dopo il fallito colpo di stato avvenuto in Turchia lo scorso 15 luglio, quando l’esercito tentò di ribaltare il governo sempre più simile a un regime autoritario guidato dal “Sultano” Erdoğan, al potere da più di tredici anni. Da luglio, infatti, si contano a circa 40mila gli arresti fra esponenti dell’opposizione, accademici, e giornalisti: attualmente, infatti, sarebbero 650 i giornali a cui è stata imposta la chiusura mentre arrivano a 81 i reporter rinchiusi nelle carceri turche, anche se alcune fonti alzano il numero a più di 140.

Sempre il report stilato dal CPJ sostiene che la furia di Erdoğan contro i propri oppositori sia riuscita nel record di rinchiudere nello stesso lasso di tempo e nello stesso paese il più grande numero di giornalisti di sempre: «La Turchia è al primo posto in questa tendenza autoritaria – recita il comunicato – ogni giorno in cui un giornalista turco viene rinchiuso in carcere per aver violato le leggi del proprio paese, la reputazione della Turchia davanti al mondo diminuisce».

Dopo la Turchia segue la Cina, prima nel 2015, con 38 giornalisti rinchiusi perché “colpevoli di aver denunciato violazioni dei diritti umani”; al terzo posto l’Egitto, con 25 cronisti condannati, molti dei quali senza nemmeno aver ricevuto un regolare processo. Quarto e quinto posto sono occupati rispettivamente da Eritrea (16) ed Etiopia (14) mentre l’Iran, per la prima volta dal 2008, non si trova fra i primi 5 paesi con minore libertà di stampa al mondo.

Rispetto ai 19 giornalisti detenuti lo scorso anno dal governo di Teheran, quest’anno il numero è sceso a 8 dato che molti fra i giornalisti rinchiusi per aver denunciato presunti brogli elettorali nelle elezioni nel 2009 hanno finito di scontare la propria pena. Non si può dire, tuttavia, che il pugno di ferro contro gli oppositori si sia allentato: l’ultimo caso di crimine contro la libertà d’espressione è la condanna a 6 anni di galera con annesse 232 frustate inflitta nel 2015 a Keyvan Karimi, un regista incriminato per “aver insultato il sacro” e “aver fatto propaganda contro il regime” con un documentario in cui testimoniava le gesta dei writers che tappezzano i muri della capitale iraniana con murales rivolti contro il governo.

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