È morto Carlo Azeglio Ciampi, decimo Presidente della Repubblica

La sua presidenza è arrivata in un momento in cui il paese sembrava diviso dal secessionismo, così cercò di farci riscoprire una Nazione
Carlo Azeglio Ciampi, foto sito ufficiale

Carlo Azeglio Ciampi, foto sito ufficiale


Ad un certo punto, sui balconi di tutte le città d’Italia, hanno iniziato a sventolare delle bandiere tricolore. Prima due o tre. Poi sempre di più. Fino a creare una sinfonia di orgoglio nazionale che non era – forse per la prima volta – ricordo di tempi bui in cui ci si arroccava dietro il concetto di “Nazione” e di “Tradizione”; non era il supporto alla nazionale di calcio; era un tentativo di riscoprirsi paese, riscoprirsi una Patria non più “povera” ma capace di affrontare il futuro con apertura, razionalità e lungimiranza. Dietro questa operazione, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, decimo inquilino del Quirinale eletto alla prima votazione (707 voti su 1010) nel 1999, dopo una carriera che lo ha visto essere fondamentale governatore della Banca d’Italia (dal 1979 al 1993), presidente del Consiglio (dal 1993 al 1994) e potentissimo ministro nel primo Governo Prodi (1996). Ciampi, nato nel 1920 a Livorno, è morto oggi, a Roma, a 95 anni, dopo un delicato intervento chirurgico.

La sua presidenza è stata fondamentale per riscoprire il senso di appartenenza alla Nazione. Una presidenza molto forte, simbolica e fondata su un necessario recupero della Resistenza considerando il periodo storico in cui si è svolta. In quegli anni, infatti, la Lega Nord di Umberto Bossi spingeva molto sul pedale secessionista, disegnando lo scenario di due Italie: la Padania e il Sud. Mani Pulite e la stagione delle stragi erano ancora ferite visibili lungo tutto il paese e la fiducia nelle istituzioni non era certo elevata. Ciampi, che durante la Seconda Guerra Mondiale rifiutò l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana per partecipare attivamente alla costruzione del Partito d’Azione, esperimento di liberalsocialismo che vedeva nella nazione un bene da preservare per costruire un futuro di pace, aveva provato sulla sua pelle la disgregazione del paese, i venti di ostilità, di paura e di chiusura. Questa esperienza spiega perfettamente come mai, una volta diventato Presidente della Repubblica, cerco di diventarne anche “il corpo”.