Due o tre cose da sapere sui rom prima di aprire la bocca

I primi "cigani" sono arrivati in Italia nel Quattrocento, eppure ancora nessuno li ha riconosciuti come minoranza linguistica. Più comodo etichettarli come etnia e magari censirli come i lupi del Parco Nazionale d'Abruzzo, no?

L’ultima notizia sulla vicenda Salvini-rom è che i rom sono passati al contrattacco denunciando Matteo Salvini. Nazzareno Guarnieri, presidente della Fondazione Romanì Italia, ha presentato un esposto-querela alla Procura della Repubblica di Pescara per istigazione all’odio razziale. «L’iniziativa arriva a pochi giorni dalle frasi shock dell’esponente del governo in merito all’ipotesi di effettuare un censimento su base etnica delle persone appartenenti alla minoranza romanì in Italia» recita un comunicato diffuso dall’associazione che riunisce i romanès italiani. «Salvini ha scientemente travalicato il limite del legittimo esercizio del diritto di manifestazione del pensiero».

Il problema è serio, soprattutto perché le parole del Ministro dell’Interno—non proprio un funzionario provinciale—fanno leva sul concetto di etnia, processo che storicamente non ha mai portato a niente di buono. Censirli tutti, come i lupi del Parco Nazionale d’Abruzzo. D’altronde, lo sanno tutti. I rom sono ladri, i rom rubano i bambini, i rom sono un popolo di imbroglioni: tutti pregiudizi verso i nomadi che fanno parte di una delle tradizioni più radicate e continuative della cultura occidentale, in particolare di quella italiana.

In un saggio pubblicato su Iperstoria dell’autunno 2015, Sergio Bontempelli si concentra sugli zingari come invenzione, una persecuzione secolare ai danni di popolazioni anche molto diverse fra loro, ma che vengono riunite sistematicamente sotto la stessa etnia per via dell’abitudine comune al nomadismo. Una minoranza linguistica semmai, che però nel 1999 è stata prontamente esclusa dalla famosa legge 482 che riconosce e tutela le lingue minori presenti in Italia. Il Parlamento ha riconosciuto i ladini, i friulani, gli albanesi arberesh del Sud, ma non ha considerato di striscio il romanès, una lingua che in Italia è presente dal 1400. Una scelta (l’episodio di Salvini è solo l’ultimo di una lunga serie) che dimostra una avversione non solo da parte dei cittadini, ma soprattutto delle istituzioni. Come sono nati questi cliché? Quand’è che abbiamo deciso che i rom si comportano tutti come la stessa persona e soprattutto che questa persona è un ladro?

Dal momento in cui i primi “cigani” mettono piede in Europa all’inizio del XV secolo, gli storici e gli intellettuali cominciano a chiedersi il perché di queste migrazioni. Sono dei pellegrini, dei vagabondi, e stando a quanto dicono stanno espiando una colpa di carattere religioso. Discendono da pagani riconvertiti al cristianesimo, poi di nuovo pagani e ancora riconvertiti al monoteismo: il loro sarebbe quindi un lungo pellegrinaggio come penitenza per essere stati recidivi nell’eresia. Vagabondi, mendicanti, predicatori, artisti di strada: si dice che siano arrivati in Europa dal “Piccolo Egitto”.Non passa molto tempo prima che i governi inizino ad attrezzarsi con decreti e leggi anti-cingani: le prime arrivano da Spagna e Repubblica di Venezia. Come fa giustamente notare Bontempelli, la criminalizzazione iniziale dei rom è la diretta conseguenza di una spietata e ingiustificata repressione del vagabondaggio.

Da lì, i pregiudizi si fanno letteralmente leggende al pari di quelle sulle streghe. Una su tutte è quella della zingara che come una fattucchiera dedita alla magia nera rapisce i bambini dalle culle per mangiarseli. Verso metà del Settecento qualcosa cambia, ma riguarda solo il passato dei rom, non il presente. Alcuni studi filologici dimostrano non solo una parentela fra il sanscrito e il romanès, ma anche fra sanscrito e le maggiori lingue europee. Tradotto in parole povere: come i rom, discendiamo dalle stesse popolazioni che dal continente indiano si spostarono nel Vecchio Continente 3/4mila anni prima della nascita di Cristo. Ed è proprio così, in questo contesto di fine Settecento, che per la prima volta qualcuno distingue gli “ariani”, cioè i discendenti dei migranti indoeuropei, dai “semiti”, ovvero i popoli di origine arabo-ebraica. E ci ricordiamo tutti com’è finita questa storia.